Gioco
La vana attesa al Noa «Chi lo ha investito abbia coscienza»
L’attesa dei compagni del liceo, la prof: «Ragazzo brillante» I genitori, affiancati dagli amici, decidono di donare gli organi
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CARRARA. I corridoi del Noa sono avvolti nel silenzio. Intorno alle 20.30, gli unici rumori arrivano dal secondo piano, dove c’è terapia intensiva. Alessio Zanetti è appena tornato in sala operatoria, per un altro tentativo di rianimazione. «Il fisico è giovane, può farcela» dice una donna al telefono ad un’altra. Sono mamme: madri dei compagni di classe di Alessio, che non lo hanno lasciato da solo fino alla fine. I ragazzi si mescolano ai parenti e agli amici, in un silenzio surreale di chi non sa cosa attendere. «Speriamo che... speriamo che... non lo so neanche io cosa sperare» dice un amico di famiglia, anche lui al cellulare. Perché se da una parte l’ultimo barlume di speranza (alle 20.30) non è ancora svanita, dall’altra c’è un’amara consapevolezza di quali siano le condizioni del giovane. «Speriamo in qualcosa», dice l’uomo. E chiude.
Sono due le sale d’attesa al secondo piano: una è occupata dai compagni del classico, l’altra dagli adulti. «Non si è fermato, si rende conto? - ci dice una madre - Spero abbia ancora un po’ di coscienza». I ragazzi stanno in gruppo: piangono, parlano sottovoce, a tratti sorridono, forse per esorcizzare le paure. Arriva una coppia di genitori e la figlia insieme ad una compagna le corrono incontro in cerca di un abbraccio. «Noi restiamo qui tutta la notte tanto - spiega una mamma - Non ce la sentiamo di andare via». Dal reparto arriva anche il padre di Alessio, con indosso ancora le scarpe antinfortunistiche del lavoro. Gli altri genitori cercano di stargli vicino, ma lui è vistosamente tramortito dagli eventi. Fuori da terapia intensiva non c’è alcuna voglia di parlare, né di mangiare né di altro: alle 21.30 passate, i molti presenti cercano soltanto bottigliette d’acqua e notizie. «Ancora non sappiamo nulla», spiegano i parenti. E i compagni di scuola, poco a poco, iniziano a lasciare l’ospedale.
La notizia intanto ha fatto ben presto a girare e già dal primo pomeriggio arrivano i primi ricordi da parte di amici e parenti di Alessio. «Voglio ricordarlo sempre come un ragazzo brillante, splendido, sempre con la battuta pronta, con il pallino di vestirsi elegante, di tutto punto, in particolare di nero: e io proprio l’altro giorno gli ho detto che era caldo, di indossare qualcosa di diverso. No, mi ha detto che preferiva così»: Luciana Tomassi, la sua insegnante d’inglese, è disperata, sotto choc. «Mi dite come faccio a entrare in classe e vedere il suo banco vuoto?».
Poche settimane fa, Alessio aveva ottenuto un ottimo quarto posto regionale nel Kangourou dell’inglese, categoria grey. «Ho il suo premio da dargli, se l’era meritato. Non è possibile...». Un ragazzo speciale: «Interessato a tutto, ripeto, brillante: quando siamo andati alle semifinali del Kangourou, lui è subito andato in libreria a comprarsi un libro e un’agendina».
I ricordi si inseguono in una serata che ha fatto scendere uno spesso velo di tristezza nella comunità carrarese. Fabrizio Volpi, presidente di Apuafarma, è stato fra quelli accorsi sul posto, a Battilana, sul ciglio della strada dove Alessio ha perso la vita. «La zia di Alessio, Monica Francesconi lavora con noi, come cuoca - racconta - L’hanno chiamata per avvisarla di quello che era accaduto. Lei quel nipote lo adora, ne parla in continuazione, era come se lo conoscessimo anche noi tutti». E Volpi è andato sul posto, a Battilana, per cercare di capire, come tanti, come possa essere successa una cosa tanto terribile e altrettanto difficile da comprendere. La tragedia sbarca presto anche sui social. «Esce tuo figlio di casa, attraversa la strada sulle strisce perché è un ragazzino assennato e rispettoso delle regole e all'improvviso un coglione in moto lo travolge a tutta velocità, senza fermarsi, senza rispetto. E ti strappa via il cuore. Mi sento male per questi poveri genitori e per quei 16 anni rubati», scrive Giada, raccogliendo il pensiero di molte madri. C’è anche chi lancia un appello a eventuali testimoni. «Hanno investito un ragazzo sull’Aurelia - scrive Giacomo - A quanto pare non si sono fermati a prestare soccorso: chiunque abbia assistito dia una mano per identificare chi era alla guida del mezzo. Solo tanto sgomento, non dico altro».
La rabbia, il dolore e l’angoscia che si respira a Carrara svaniscono nel silenzio delle sale d’attesa del Noa, dove fino a tarda sera si attendono notizie. Che arriveranno, poco prima delle 22, a cancellare ogni speranza. I compagni di scuola sono già stati portati via, in modo da prepararli al triste epilogo. I parenti invece restano vicino ai genitori, spariti nel reparto. Decideranno di donare gli organi di Alessio, così che altri ragazzi possano avere più fortuna di lui. Ora è notte fonda al Noa, tra i reparti e sulla strada, e il silenzio ricopre tutto quanto.
Alfredo Faetti
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Sono due le sale d’attesa al secondo piano: una è occupata dai compagni del classico, l’altra dagli adulti. «Non si è fermato, si rende conto? - ci dice una madre - Spero abbia ancora un po’ di coscienza». I ragazzi stanno in gruppo: piangono, parlano sottovoce, a tratti sorridono, forse per esorcizzare le paure. Arriva una coppia di genitori e la figlia insieme ad una compagna le corrono incontro in cerca di un abbraccio. «Noi restiamo qui tutta la notte tanto - spiega una mamma - Non ce la sentiamo di andare via». Dal reparto arriva anche il padre di Alessio, con indosso ancora le scarpe antinfortunistiche del lavoro. Gli altri genitori cercano di stargli vicino, ma lui è vistosamente tramortito dagli eventi. Fuori da terapia intensiva non c’è alcuna voglia di parlare, né di mangiare né di altro: alle 21.30 passate, i molti presenti cercano soltanto bottigliette d’acqua e notizie. «Ancora non sappiamo nulla», spiegano i parenti. E i compagni di scuola, poco a poco, iniziano a lasciare l’ospedale.
La notizia intanto ha fatto ben presto a girare e già dal primo pomeriggio arrivano i primi ricordi da parte di amici e parenti di Alessio. «Voglio ricordarlo sempre come un ragazzo brillante, splendido, sempre con la battuta pronta, con il pallino di vestirsi elegante, di tutto punto, in particolare di nero: e io proprio l’altro giorno gli ho detto che era caldo, di indossare qualcosa di diverso. No, mi ha detto che preferiva così»: Luciana Tomassi, la sua insegnante d’inglese, è disperata, sotto choc. «Mi dite come faccio a entrare in classe e vedere il suo banco vuoto?».
Poche settimane fa, Alessio aveva ottenuto un ottimo quarto posto regionale nel Kangourou dell’inglese, categoria grey. «Ho il suo premio da dargli, se l’era meritato. Non è possibile...». Un ragazzo speciale: «Interessato a tutto, ripeto, brillante: quando siamo andati alle semifinali del Kangourou, lui è subito andato in libreria a comprarsi un libro e un’agendina».
I ricordi si inseguono in una serata che ha fatto scendere uno spesso velo di tristezza nella comunità carrarese. Fabrizio Volpi, presidente di Apuafarma, è stato fra quelli accorsi sul posto, a Battilana, sul ciglio della strada dove Alessio ha perso la vita. «La zia di Alessio, Monica Francesconi lavora con noi, come cuoca - racconta - L’hanno chiamata per avvisarla di quello che era accaduto. Lei quel nipote lo adora, ne parla in continuazione, era come se lo conoscessimo anche noi tutti». E Volpi è andato sul posto, a Battilana, per cercare di capire, come tanti, come possa essere successa una cosa tanto terribile e altrettanto difficile da comprendere. La tragedia sbarca presto anche sui social. «Esce tuo figlio di casa, attraversa la strada sulle strisce perché è un ragazzino assennato e rispettoso delle regole e all'improvviso un coglione in moto lo travolge a tutta velocità, senza fermarsi, senza rispetto. E ti strappa via il cuore. Mi sento male per questi poveri genitori e per quei 16 anni rubati», scrive Giada, raccogliendo il pensiero di molte madri. C’è anche chi lancia un appello a eventuali testimoni. «Hanno investito un ragazzo sull’Aurelia - scrive Giacomo - A quanto pare non si sono fermati a prestare soccorso: chiunque abbia assistito dia una mano per identificare chi era alla guida del mezzo. Solo tanto sgomento, non dico altro».
La rabbia, il dolore e l’angoscia che si respira a Carrara svaniscono nel silenzio delle sale d’attesa del Noa, dove fino a tarda sera si attendono notizie. Che arriveranno, poco prima delle 22, a cancellare ogni speranza. I compagni di scuola sono già stati portati via, in modo da prepararli al triste epilogo. I parenti invece restano vicino ai genitori, spariti nel reparto. Decideranno di donare gli organi di Alessio, così che altri ragazzi possano avere più fortuna di lui. Ora è notte fonda al Noa, tra i reparti e sulla strada, e il silenzio ricopre tutto quanto.
Alfredo Faetti
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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