Toscana
Lettera di licenziamento per 68 operai
di Libero Red Dolce e Manuela D’Angelo
Sono i dipendenti dell’Andaloro, dell’indotto del Nuovo Pignone. Il contratto non sarà rinnovato, si spera in una nuova azienda
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MASSA. «La classe operai è scomparsa», si legge sui giornali in questi giorni. È una notizia esagerata: la classe operaia in realtà, oggi come in passato, non se la passa tanto bene. E i 68 lavoratori a rischio licenziamento da parte dell’azienda Andaloro, dell’indotto Nuovo Pignone, lo testimoniano in maniera cristallina.
La mail arriva da oltre lo stretto di Messina. Milazzo, sede della Andaloro. Data 16 maggio e le parole sono secche, senza appello: «Vi comunichiamo che il prossimo 31 maggio saremo costretti a licenziare tutti i dipendenti per la scadenza dei contratti di appalto in essere nei siti di Massa e Carrara».
Le rappresentanze sindacali che l’hanno ricevuta nella calda serata di martedì sono rimaste a bocca aperta. Il testo è chiaro: due settimane e tutti a casa. 90 lavoratori senza uno stipendio, perché oltre ai 68 che lavorano nel sito massese ci sono i restanti 22 impiegati negli stabilimenti di Firenze.
Le motivazioni dell’azienda subappaltante, che presta la mano d’opera a BCube che a sua volta lo presta a Nuovo Pignone, scaricano le responsabilità altrove. Verso l’alto. «Nonostante le promesse di BCube, questi non ha proceduto alla rinnovazione dei suddetti contratti di appalto, né abbiamo notizie circa la prosecuzione dei rapporti di lavoro dei dipendenti della società (Andaloro, ndr) attualmente impegnati nei siti di Massa e Carrara. Come a dire, «spiacenti, ma non possiamo farci nulla. Non ci pagano il lavoro e non ci rinnovano». E non è la prima volta che i lavoratori sentono suonare questa musica.
A mettere il carico è la seconda parte della missiva. «Non abbiamo ricevuto il pagamento – continuano da Andaloro – delle nostre fatture emesse per i lavori eseguiti e già scadute, cona la conseguenza che non potremo garantire ai dipendenti il trattamento economico loro dovuto».
Niente stipendio dunque, chi deve pagare le fatture non lo ha fatto. A doppio stimolo i lavoratori hanno risposto con l’arma più d’impatto immediato che avevano: sciopero e picchetto di fronte al Nuovo Pignone.
Così ieri mattina si sono ritrovati, sostenuti dalle sigle sindacali unite di Cgil, Cisl e Uil e supportati dai lavoratori della Rational, al centro di un’altra brutta storia di abbandono dei lavoratori al loro destino, di Nuovo Pignone e BCube. Risposta immediata per dire che i posti di lavoro non si toccano.
Sciopero di otto ore che Andaloro non ha gradito e che fin dal comunicato ha bollato come «grave, sicuramente generante ingentissimi danni, non ultimo la lesione della nostra immagine aziendale».
Immagine aziendale che a sentire sindacalisti e operai non è però intaccata da una storia di brutti rapporti con i lavoratori, che lamentano continui e ormai strutturali ritardi nei pagamenti degli stipendi. «L’azienda paga quando le pare, con continui ritardi, senza rispettare mai la data fissata. Una condizione che va avanti da anni, in pratica da quando è entrata. All’inizio si giusitificavano dicendo che il problema era dovuto all’attività iniziatada pochi mesi, poi la cosa è diventata stabile. E succede poi che molti lavoratori si trovano ad essere dei cattivi pagatori per le banche perché lo stipendio arriva in ritardo mentre affitti, prestiti e mutui hanno scadenze precise», racconta Alessio Castelli della Fiom Cgil.
Stessa situazione che denuncia anche da Michele Folloni della Fim Cisl: «Una situazione inaccettabile, quello che chiediamo sono delle regole chiare anche sugli appalti e una ditta seria, che non faccia scherzi».
Alle 14 le parti si sono incontrate. «L’azienda ci ha detto che sarà garantita la continuità e che venerdì ci comunicheranno il nome di un’azienda controllata da Bcube, che dovrebbe subentrare», spiega Castelli. Gli operai tornano a lavoro, ma rimangono in agitazione fino a che non ci sarà certezza su questo subentro.
La mail arriva da oltre lo stretto di Messina. Milazzo, sede della Andaloro. Data 16 maggio e le parole sono secche, senza appello: «Vi comunichiamo che il prossimo 31 maggio saremo costretti a licenziare tutti i dipendenti per la scadenza dei contratti di appalto in essere nei siti di Massa e Carrara».
Le rappresentanze sindacali che l’hanno ricevuta nella calda serata di martedì sono rimaste a bocca aperta. Il testo è chiaro: due settimane e tutti a casa. 90 lavoratori senza uno stipendio, perché oltre ai 68 che lavorano nel sito massese ci sono i restanti 22 impiegati negli stabilimenti di Firenze.
Le motivazioni dell’azienda subappaltante, che presta la mano d’opera a BCube che a sua volta lo presta a Nuovo Pignone, scaricano le responsabilità altrove. Verso l’alto. «Nonostante le promesse di BCube, questi non ha proceduto alla rinnovazione dei suddetti contratti di appalto, né abbiamo notizie circa la prosecuzione dei rapporti di lavoro dei dipendenti della società (Andaloro, ndr) attualmente impegnati nei siti di Massa e Carrara. Come a dire, «spiacenti, ma non possiamo farci nulla. Non ci pagano il lavoro e non ci rinnovano». E non è la prima volta che i lavoratori sentono suonare questa musica.
A mettere il carico è la seconda parte della missiva. «Non abbiamo ricevuto il pagamento – continuano da Andaloro – delle nostre fatture emesse per i lavori eseguiti e già scadute, cona la conseguenza che non potremo garantire ai dipendenti il trattamento economico loro dovuto».
Niente stipendio dunque, chi deve pagare le fatture non lo ha fatto. A doppio stimolo i lavoratori hanno risposto con l’arma più d’impatto immediato che avevano: sciopero e picchetto di fronte al Nuovo Pignone.
Così ieri mattina si sono ritrovati, sostenuti dalle sigle sindacali unite di Cgil, Cisl e Uil e supportati dai lavoratori della Rational, al centro di un’altra brutta storia di abbandono dei lavoratori al loro destino, di Nuovo Pignone e BCube. Risposta immediata per dire che i posti di lavoro non si toccano.
Sciopero di otto ore che Andaloro non ha gradito e che fin dal comunicato ha bollato come «grave, sicuramente generante ingentissimi danni, non ultimo la lesione della nostra immagine aziendale».
Immagine aziendale che a sentire sindacalisti e operai non è però intaccata da una storia di brutti rapporti con i lavoratori, che lamentano continui e ormai strutturali ritardi nei pagamenti degli stipendi. «L’azienda paga quando le pare, con continui ritardi, senza rispettare mai la data fissata. Una condizione che va avanti da anni, in pratica da quando è entrata. All’inizio si giusitificavano dicendo che il problema era dovuto all’attività iniziatada pochi mesi, poi la cosa è diventata stabile. E succede poi che molti lavoratori si trovano ad essere dei cattivi pagatori per le banche perché lo stipendio arriva in ritardo mentre affitti, prestiti e mutui hanno scadenze precise», racconta Alessio Castelli della Fiom Cgil.
Stessa situazione che denuncia anche da Michele Folloni della Fim Cisl: «Una situazione inaccettabile, quello che chiediamo sono delle regole chiare anche sugli appalti e una ditta seria, che non faccia scherzi».
Alle 14 le parti si sono incontrate. «L’azienda ci ha detto che sarà garantita la continuità e che venerdì ci comunicheranno il nome di un’azienda controllata da Bcube, che dovrebbe subentrare», spiega Castelli. Gli operai tornano a lavoro, ma rimangono in agitazione fino a che non ci sarà certezza su questo subentro.
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