La protesta
Eroina nel bagno: condannato a 8 anni
Aveva nascosto lo stupefacente dietro un’intercapedine. Ma la polizia era andata a colpo sicuro e lo aveva arrestato
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MASSA-CARRARA. Aveva nascosto otto etti di eroina in una intercapedine del bagno di casa. Un nascondiglio sicuro secondo Wassin El Hannafi, cittadino marocchino di 35 anni, conosciuto dalle forze dell’ordine per la sua attività di spaccio tra Massa e Carrara. La polizia però sapeva che c’era la droga in quell’appartamento ed è andata a colpo sicuro, anche se l’uomo sentendosi perduto agli agenti che avevano fatto la perquisizione aveva consegnato un pacchetto di sigarette con all’interno due grammi di hashish. Sperava di farla franca, così. Invece la polizia ha controllato dappertutto e ha scovato prima un barattolo di caffè con tre involucri pieni di stupefacente e infine altri pacchettini. In tutto otto etti di eroina.
Ieri si è tenuto il processo e il nordafricano è stato condannato dal giudice Alice Serra a otto anni di carcere. Il pubblico ministero Marco Rappelli aveva chiesto una pena di dodici anni, ma le attenuante generiche invocate dal legale che difendeva El Hannafi, l’avvocato Riccardo Balatri, alla fine sono state concesse. Il pusher marocchino era da tempo sotto osservazione da parte delle forze dell’ordine: un’attività che come detto aveva coinvolto tutta la provincia, dato che lo straniero era solito spostarsi per andare incontro alla clientela quando questa non poteva raggiungerlo. Gli ordini gli arrivavano sul suo cellulare e lui poi, grazie a un bilancino di precisione, confezionava le dosi che poi consegnava personalmente. I poliziotti hanno trovato tutto: il bilancino di precisione era in cucina, dietro un’altra intercapedine che l’uomo aveva realizzato con le sue mani. L’eroina tra l’altro, analizzata in un secondo tempo, era risultata di ottima qualità. E questo ha pesato anche nella decisione del giudice monocratico che ieri pomeriggio, dopo una camera di consiglio di un’ora, gli ha aperto le porte del carcere.
L’imputato è stato anche sentito in aula e ha detto che la droga non era sua, ma che l’aveva nascosta nel suo bagno un amico. Ha fatto anche il nome, ma a quanto pare la deposizione non è stata presa in considerazione, vista la sentenza finale. L’avvocato Balatri comunque si riserva di leggere le motivazioni del giudice Serra prima di presentare appello.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Ieri si è tenuto il processo e il nordafricano è stato condannato dal giudice Alice Serra a otto anni di carcere. Il pubblico ministero Marco Rappelli aveva chiesto una pena di dodici anni, ma le attenuante generiche invocate dal legale che difendeva El Hannafi, l’avvocato Riccardo Balatri, alla fine sono state concesse. Il pusher marocchino era da tempo sotto osservazione da parte delle forze dell’ordine: un’attività che come detto aveva coinvolto tutta la provincia, dato che lo straniero era solito spostarsi per andare incontro alla clientela quando questa non poteva raggiungerlo. Gli ordini gli arrivavano sul suo cellulare e lui poi, grazie a un bilancino di precisione, confezionava le dosi che poi consegnava personalmente. I poliziotti hanno trovato tutto: il bilancino di precisione era in cucina, dietro un’altra intercapedine che l’uomo aveva realizzato con le sue mani. L’eroina tra l’altro, analizzata in un secondo tempo, era risultata di ottima qualità. E questo ha pesato anche nella decisione del giudice monocratico che ieri pomeriggio, dopo una camera di consiglio di un’ora, gli ha aperto le porte del carcere.
L’imputato è stato anche sentito in aula e ha detto che la droga non era sua, ma che l’aveva nascosta nel suo bagno un amico. Ha fatto anche il nome, ma a quanto pare la deposizione non è stata presa in considerazione, vista la sentenza finale. L’avvocato Balatri comunque si riserva di leggere le motivazioni del giudice Serra prima di presentare appello.
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