Gioco
«Qui a Poveromo trovo l’ispirazione e l’aria di famiglia»
Parla Tommaso Vittorini, grande compositore nipote di Elio e del regista Camillo Mastrocinque
Tommaso Vittorini, figlio di Giusto Vittorini (e nipote quindi di Elio Vittorini) e Simona Mastrocinque (figlia di Camillo Mastrocinque) dopo l’infanzia iniziata a Roma, continuata a Ronchi e con la maturazione musicale perfezionata negli Stati Uniti è tornato nella pace ovattata di Poveromo per continuare a comporre e scrivere musica, per proseguire a collaborare con interpreti musicali di ogni livello e confezionare colonne sonore di altri film.
Abbiamo incontrato il musicista internazionale nella casetta immersa nel verde e nel silenzio di Poveromo dove è tornato ad abitare per lavorare nella massima concentrazione in mezzo alla natura.
Tommaso Vittorini nasce a Roma nel 1955 da Giusto Vittorini (che pochi mesi dopo muore) e Simona Mastrocinque. Giusto è il figlio dello scrittore Elio Vittorini e Rosa Quasimodo, sorella del poeta Salvatore Quasimodo, Simona invece è la figlia di Camillo Mastrocinque, il regista dei film di Totò ma anche di Modugno, Rascel, Sordi, Tognazzi, Manfredi, Walter Chiari ecc. e la sua infanzia è trascorsa fra “vacanze romane”, cultura, arte, pittura intervallate dalle vacanze estive trascorse nella residenza di famiglia a Poveromo, una zona che faceva trascorrere periodi di relax fra un film e l’altro a nonno Camillo ma anche alla madre Simona, a sua volta prima regista, poi scrittrice ed autrice di racconti e romanzi per la Rai e Radio Svizzera, mentre la famiglia restava l’estate intera nella villetta di Poveromo. Ed a questa terra è rimasto sempre legato tanto da ritornare appena ne ha avuto l’opportunità.
Dopo la maturità liceale la scuola di musica, la vera passione, l’ingresso con gruppi musicali della capitale, la fondazione di altri e le collaborazioni con i vari Baglioni, Morandi e successivamente Capossela e molti altri. Aveva iniziato col sax ma presto è passato allo scrivere e dirigere musica e orchestre e naturalmente ha composto moltissime colonne sonore di film, sia negli Stati Uniti, dove ha vissuto a lungo che in Italia.
Lo troviamo mentre sta lavorando su uno spartito al pc. Le cose da chiedergli sono tantissime.
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Che ricordo ha di nonni tanto famosi? «Di entrambi ho bellissimi ricordi – inizia a raccontare – anche se di quello paterno, Elio, ne ho meno perché viveva in un’altra città e ci vedevamo di rado ma quando ci si incontrava erano momenti densissimi. Lo ricordo bene, uomo incisivo, carismatico molto attento ma anche pronto a giocare con me e fare scherzi. Io stravedevo per lui che ricambiava, tanto che ad un certo punto, quando morì mio padre (suo figlio) chiese anche il mio affidamento, ma la famiglia di mia madre si oppose. Anche l’altro nonno – continua Tommaso Vittorini – Camillo, ha avuto una vita intensa, piena di cambiamenti, ma forse erano i tempi a dettare simili modi di vivere. Quando sono nato già dirigeva film di successo e grandi attori. Nonno Camillo era molto presente con la famiglia, i miei ricordi più incisivi di bambino sono soprattutto quando mi portava sul set, un mondo fantastico. Si metteva a dare disposizioni a tantissime persone, che io come bambino non conoscevo salvo quelli più famosi, e poi partiva improvviso il suo ordine col megafono: “motore – azione” e tutti improvvisamente erano in movimento, in particolare ricordo la simpatia di Carotenuto, e le improvvisazioni di Totò che io non capivo bene».
Perché non ha seguito le strade dei nonni?
«Primo perché ho avuto da subito passione per la musica tanto che ero affascinato dalle radio dove si cercavano le stazioni girando la rotellina e sentivo anche quelle straniere, e poi forse perché mi piaceva fare una cosa che loro non avevano fatto».
«Le nonne invece mi hanno raccontato tutto – ora cambia tono Tommaso – specialmente quella materna, Leda, anche come vivevano a Roma e come sono arrivati a trovare e scegliere Poveromo». «A Roma già prima della guerra la situazione stava diventando scomoda e la famiglia stava cercando un posto dove non subire le intemperanze del regime, di lavorare in tranquillità anche perché la nonna spesso nascondeva in casa persone ricercate dalla polizia fascista. Fu Alberto Savinio, a quanto ricordo dai loro racconti, che li invitò a Poveromo. Si innamorarono della zona e comprarono un terreno e vi costruirono questa casa. Successivamente pure questa venne requisita (c’era a Cinquale la Linea Gotica) dai tedeschi che vi sistemarono i loro carri armati. Poi finita la guerra Poveromo è diventata la nostra seconda città, dove passavamo tutte le estati. Un paradiso di verde, pace, tranquillità e con un mare ed una spiaggia fantastici. Un posto dove spesso ricevevamo le visite degli amici dei nonni. Era un continuo circolare di personaggi del cinema ma soprattutto di artisti e poeti come Maccari, Moravia, Pasolini, Montale; o di Salvatore Quasimodo e della sua famiglia, anche perché erano nostri parenti».
Dunque raccontata una parte degli sviluppi della vita dei Vittorini e dei Mastrocinque, adesso passiamo a Tommaso. «Come già anticipato da piccolissimo – riprende il racconto di Tommaso Vittorini – sono stato affascinato dalla musica, che sentivo dalle radio e dopo il liceo classico ho iniziato a studiare musica ed ho trovato un maestro eccezionale. Mi ha insegnato a lavorare e studiare senza aiutarmi col pianoforte. Nel 1979 mi affidarono un’orchestra della Rai di Milano per un programma, facevo il pendolare Roma-Milano e scrivevo la musica in treno. Avevo iniziato a studiare e suonare il sax ma poi dirottai per la direzione di orchestra, arrangiamenti musicali e composizioni. Ricordo ancora il primo lavoro come arrangiatore con Paolo Conte, poi dopo aver fondato e fatto parte di altri gruppi romani ho iniziato con gli artisti più diversi: Baglioni, Morandi, Capossela e tanti altri, siamo arrivati agli anni 2000. Con Paolo Conte abbiamo fatto anche colonne sonore per film di Lina Wertmuller (Scherzo del destino), e di Roberto Benigni (Tu mi turbi) con Baglioni abbiamo fato concerti in America latina, in Cile, e con lui ho diretto l’Orchestra Filarmonica di Montecarlo. Ho lavorato e lavoro molto con le orchestre, ma ho iniziato col jazz. Quando mi chiamavano i cantanti italiani a volte non conoscevo i loro precedenti successi, venivo da un’altra musica. In America lavoravo con orchestre jazz, ho potuto lavorare con Chaka Khan e Dionne Warwick. Il lavoro con il cinema mi ha dato altre possibilità; poi ci sono le colonne sonore: per esempio “Felipe ha gli occhi azzurri”, una fiction per la Rai, poi per il cinema “Bidoni”, che ha avuto la nomination al Nastro d’Argento, “Nebbia in val Padana” che ha visto il ritorno in coppia di Cochi e Renato quando vivevo in America e tornai apposta per loro con la musica che avevo preparato in Florida. Ho lavorato per la TV della Libia, e in Tunisia, ma anche con l’Orchestra sinfonica della Mosfilm e il coro del Bolshoi a Mosca».
Tanti anni in America... «Praticamente sono americano – confida sorridendo – sono tornato ad abitare qui da pochi mesi, ma sono stato in America per 20 anni ed ho preso la cittadinanza statunitense».
In Italia ha scritto anche per la Tv? «Sì molti lavori, per il Tg1, Tgsport, Tv Sette, Va pensiero e altri».
Allora resterà sempre qui, a Poveromo? «E chi lo sa – prosegue – ho molti progetti. Certo qui ora non devo pensare alla vita frenetica delle città americane. Qui è tutto a portata di mano, una città, Massa dove fai presto ad organizzarti. Con il pc sono in contatto con tutto il mondo, quando non ho voglia o tempo di cucinare vado da Le Gemelle».
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