Il Tirreno

Le ultime carte per spegnere il forno 

di David Chiappuella
Le ultime carte per spegnere il forno 

L’impianto di cremazione a Turigliano è ormai pronto ma i comitati continuano la lotta, anche con un documento del ‘99

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. L’impianto di cremazione da 1,9 milioni di euro costruito da Apuafarma nel cimitero di Turigliano, che ha appena ricevuto l’autorizzazione unica ambientale da parte di Asl, Arpat e Commissione Urbanistica della Regione, è ormai prossimo ad entrare in funzione. Il Comune ha stabilito che al suo interno saranno cremate almeno 1.000 persone all’anno, soglia necessaria a rientrare nei costi dell’opera. Questo ha suscitato i timori del comitato “Salute pubblica”, fondato da alcuni abitanti nella zona adiacente l’impianto, impegnati nella battaglia per limitare l’accesso ad esso ai soli residenti a Carrara e preoccupati per le emissioni nocive che potrebbero sprigionarsi durante il processo di cremazione. A tal proposito questi cittadini fanno notare che i forni crematori, allo stesso modo degli inceneritori, producono una serie di sostanze nocive, tra cui le diossine, notoriamente cancerogene e il particolato solido. Secondo essi, inoltre, un forno crematorio inquinerebbe sei volte di più di un inceneritore per i rifiuti urbani. Gli avvocati del comitato sono dunque alla ricerca di una strategia “legale” per limitare l’utilizzo dell’impianto ai soli residenti in città, chiedendo l’applicazione della delibera di giunta n. 362 del 20 aprile 2015, che riservava ai carraresi l’uso del forno crematorio.
Ma esiste anche un altro importante documento che “Salute pubblica” potrebbe utilizzare per far valere le sue ragioni, che risale addirittura al 31 marzo 1999. Si tratta di un ordine del giorno approvato all’unanimità dal consiglio provinciale di Massa-Carrara, impegnativo per gli amministratori, che vietava la realizzazione di qualsiasi impianto di termocombustione –inceneritori e non solo– in territorio apuano. A spingere l’assise provinciale verso tale decisione erano state le autorizzazioni rilasciate dal ministero dell’Industria, con il benestare di quelli dell’Ambiente e della Sanità (ma senza consultare le amministrazioni locali interessate), per la realizzazione di due impianti finalizzati alla produzione di energia elettrica dalla combustione di biomasse e metano. La prima di queste centrali sarebbe dovuta sorgere in località ex Farmoplant, a Massa, mentre la seconda avrebbe dovuto vedere la luce nell’area ex Ferroleghe, a Carrara. «Il consiglio provinciale di Massa Carrara – si legge nel documento – impegna l’amministrazione a respingere con forza l’ipotesi della costruzione di qualsiasi impianto di termocombustione e incenerimento nel territorio della provincia perché significherebbe riportarlo irrimediabilmente indietro nel tempo, ma soprattutto perché in contrasto con una vocazione turistica impostata e sancita nella programmazione dell’ente locale, comunale e provinciale». In premessa al testo i consiglieri provinciali, oltre che la «forte vocazione turistica espressa dalle innumerevoli peculiarità ambientali, paesaggistiche e culturali, considerate le vere colonne dello sviluppo» del nostro territorio, ricordavano anche le «profonde lacerazioni determinate nel recente passato dalla presenza delle industrie chimiche pesanti, per le quali si sta procedendo ad una estenuante azione di bonifica». «Il territorio – prosegue il documento – risente ancora delle forti tensioni sociali determinate dalla storia dell’inceneritore Farmoplant e delle conseguenze di gravi incidenti che hanno causato una forte contrarietà della gente verso la convivenza con qualsivoglia impianto di termodistruzione».
Per quanto riguardava il modello di rilancio territoriale si affermava zche le istituzioni, con l’appoggio della Regione e del governo, hanno impostato le fasi del rilancio e di sviluppo occupazionali e sociali su un modello fondato sulla riconversione industriale tesa ad incrementare le piccole e medie imprese con minimo impatto ambientale», essendo stata ormai «abbandonata l’idea del monopolio della grande industria» e avendo invece potuto constatare «che i presupposti dello sviluppo, già così impostati, hanno determinato segnali concreti di rilancio sociale e occupazionale, riproponendo una credibilità del territorio che con energia e dignità sta ricostruendo un suo futuro». Una decisione chiara ed inequivocabile, che già 18 anni fa esprimeva un secco no alla costruzione di qualsiasi impianto di termodistruzione a Massa-Carrara. Un precedente che adesso potrebbe rivelarsi molto utile a “Salute pubblica” nella sua battaglia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web