Gioco
Al Cartaro si depura ma i tubi perdono il 40%
di Libero Red Dolce
L’acquedotto massese disperde quasi la metà dell’acqua che distribuisce Gaia: «Mancano gli investimenti». L’impianto filtra moltissima marmetolla
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MASSA. Un impianto efficiente, che filtra le acque a monte e ben monitorato. Pare che tutto vada per il meglio nella gestione del depuratore di Massa, quello del Cartaro se non fosse che le acque tanto a caro prezzo depurate poi per il 40% sono disperse nella rete dell’acquedotto. Un colabrodo che vanifica la depurazione dei 7 milioni di metri cubi l’anno che l’impianto del Cartaro purifica ogni anno. Perlopiù marmettola, come confermato da Fabio Baldacci, responsabile acquedotto di Gaia, ascoltato ieri in Commissione Ambiente.
Il problema di un danno così esteso è dovuto, per stessa ammissione di Gaia, «dalla mancanza di investimenti. Ogni anno aumenta un po’ la perdita e si fanno interventi di tamponamento che però non salvano la situazione. Stiamo cercando di migliorare con un piano di distrettualizzazione, già avviato su Carrara e che presto verrà adottato da altri comuni, per distribuire l’acuq a pressione più costante e bassa».
Dopo il referendum dell’acqua del 2011 e l’introduzione della remunerazione degli oneri finanziari voluta dal governo Monti, per ripagare il gestore che ricorre a banche o istituti di credito per finanziare gli investimenti c’è da domandarsi perché sia così difficoltoso riuscire a portare avanti degli investimenti che rimettano in sesto una volta per tutte la rete. Per capire quanto malandata sia la rete idrica toscana, basti pensare che servono ben 700 milioni per rimetterla a posto.
Riguardo alla pressione più bassa il problema sorgerà per gli appartamenti ai piani alti dei condomini, che rischiano di vedere solo un filo d’acqua correre dal rubinetto per via della scarsa pressione. Due le possibili soluzioni: o ci si abitua o condomini dovranno dotarsi di una pompa per l’acqua.
Conferme invece per quanto riguarda l’afflusso di Marmettola da depurare al Cartaro. Un impianto notevole, con ben dieci filtri in sabbia e cinque a carbone. Un impianto che nei giorni di pioggia deve fronteggiare acque che arrivano torbide a causa degli scarti della lavorazione. «La maggior parte del sedimento, secondo studi scientifici fatti, è marmettola. Di notte il capo impianto, che vive lì vicino, si mobilita non appena ci sono piogge. In poco tempo infatti si deve gestire il problema, la torbidità arriva in poco tempo», spiega Baldacci. Un indizio del fatto che la marmettola che arriva nell’impianto, considerati i tempi rapidi, probabilmente arriva dalle cave più vicine all’impianto.
Il problema di un danno così esteso è dovuto, per stessa ammissione di Gaia, «dalla mancanza di investimenti. Ogni anno aumenta un po’ la perdita e si fanno interventi di tamponamento che però non salvano la situazione. Stiamo cercando di migliorare con un piano di distrettualizzazione, già avviato su Carrara e che presto verrà adottato da altri comuni, per distribuire l’acuq a pressione più costante e bassa».
Dopo il referendum dell’acqua del 2011 e l’introduzione della remunerazione degli oneri finanziari voluta dal governo Monti, per ripagare il gestore che ricorre a banche o istituti di credito per finanziare gli investimenti c’è da domandarsi perché sia così difficoltoso riuscire a portare avanti degli investimenti che rimettano in sesto una volta per tutte la rete. Per capire quanto malandata sia la rete idrica toscana, basti pensare che servono ben 700 milioni per rimetterla a posto.
Riguardo alla pressione più bassa il problema sorgerà per gli appartamenti ai piani alti dei condomini, che rischiano di vedere solo un filo d’acqua correre dal rubinetto per via della scarsa pressione. Due le possibili soluzioni: o ci si abitua o condomini dovranno dotarsi di una pompa per l’acqua.
Conferme invece per quanto riguarda l’afflusso di Marmettola da depurare al Cartaro. Un impianto notevole, con ben dieci filtri in sabbia e cinque a carbone. Un impianto che nei giorni di pioggia deve fronteggiare acque che arrivano torbide a causa degli scarti della lavorazione. «La maggior parte del sedimento, secondo studi scientifici fatti, è marmettola. Di notte il capo impianto, che vive lì vicino, si mobilita non appena ci sono piogge. In poco tempo infatti si deve gestire il problema, la torbidità arriva in poco tempo», spiega Baldacci. Un indizio del fatto che la marmettola che arriva nell’impianto, considerati i tempi rapidi, probabilmente arriva dalle cave più vicine all’impianto.
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