Toscana
500mila euro dalla Regione per i debiti del Consorzio
di Alfredo Faetti
La giunta di Enrico Rossi pronta a stanziare mezzo milione per risanare la Zia Il commissario ha presentato il piano, ma non c’è certezza sul futuro dell’ente
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MASSA. Qualunque sia il futuro della zona industriale, i debiti dovranno essere saldati. Le aziende chiamate a pagare pregressi contestano le cartelle, convinte che non siano legittime; il Consorzio deve recuperare i soldi che mancano in bilancio e la commissaria Manuela Sodini è chiamata a far quadrare i conti, non senza difficoltà. Le stesse che ha presentato la settimana scorsa a Firenze in un incontro con i dirigenti della Regione Toscana, che dal canto suo è pronta a fare la sua parte. C’è già una cifra stabilita, anche se ancora le risorse non sono state stanziate: 500. 000 euro. «Soldi che serviranno ad aiutare per il saldo dei debiti» spiega Giacomo Bugliani, presidente della commissione Bilancio della Regione.
Servirà attendere la prossima variazione al bilancio 2017 per sbloccare questo mezzo milione, ad ora solo «ipotizzato», per usare un gergo tecnico, ma comunque già previsto in termini di spesa dagli uffici fiorentini. La Regione del resto è impegnata per cercare di aiutare il risanamento del Consorzio, il che non significa necessariamente che la decisione ultima sia quello di ristrutturarlo. Il ragionamento è: i debiti in ogni caso dovranno essere pagati, poi verrà deciso cosa fare dell’ente consortile. Situazioni debitorie e criticità a cui sono chiamate a fare la loro parte anche le aziende dell’area industriale – un centinaio in tutto – che nelle scorse settimane si sono viste recapitare bollette anche da migliaia di euro. I privati però hanno contestato queste cartelle, visto che in alcuni casi sono arrivate anche in assenza di fatture o altra documentazione che faccia chiaro riferimento ai motivi del pagamento. Anche per questo le aziende hanno chiesto fortemente la cancellazione del Consorzio, dicendosi pronte anche ad una class action, forti di alcune sentenze della Cassazione che hanno visto perire gli enti consortili che non hanno rispettato gli obblighi a cui erano sottoposti. «Non hanno mai neanche riparato le strade dalle buche» è la denuncia riepilogativa delle aziende nei confronti del Consorzio Zia, chiedendone la chiusura alla stessa Regione, la quale prende tempo sull’argomento. «Non c’è ancora nulla di formalizzato – spiega Bugliani – Il commissario insieme ai Comuni coinvolti dovranno formalizzare la loro posizione a riguardo dopo una concertazione: sarà la loro decisione ad avere un ruolo decisivo».
Sodini nel frattempo ha presentato un’ipotesi di piano di risanamento dell’ente durante l’incontro della scorsa settimana in Regione, adempiendo al suo compito. Ma qualunque ristrutturazione dovrà essere preceduta dal saldo dei debiti, nodo da sciogliere qualunque siano le sorti del Consorzio nato negli anni Quaranta per promuovere il rilancio e lo sviluppo della produzione delle aziende presenti nell’area.
Le stesse che vorrebbero la chiusura e il trasferimento di competenze all’assessorato dei Comuni, spalleggiate anche da alcune forze politiche. «L’impegno assegnato al commissario per lo studio e l’attuazione di proposte per una effettiva reindustrializzazione è stato trasformato in una mera operazione di regolazione di situazioni contabili» dice Alberto Pellegrini, presidente di Libero Pensiero Massa.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Servirà attendere la prossima variazione al bilancio 2017 per sbloccare questo mezzo milione, ad ora solo «ipotizzato», per usare un gergo tecnico, ma comunque già previsto in termini di spesa dagli uffici fiorentini. La Regione del resto è impegnata per cercare di aiutare il risanamento del Consorzio, il che non significa necessariamente che la decisione ultima sia quello di ristrutturarlo. Il ragionamento è: i debiti in ogni caso dovranno essere pagati, poi verrà deciso cosa fare dell’ente consortile. Situazioni debitorie e criticità a cui sono chiamate a fare la loro parte anche le aziende dell’area industriale – un centinaio in tutto – che nelle scorse settimane si sono viste recapitare bollette anche da migliaia di euro. I privati però hanno contestato queste cartelle, visto che in alcuni casi sono arrivate anche in assenza di fatture o altra documentazione che faccia chiaro riferimento ai motivi del pagamento. Anche per questo le aziende hanno chiesto fortemente la cancellazione del Consorzio, dicendosi pronte anche ad una class action, forti di alcune sentenze della Cassazione che hanno visto perire gli enti consortili che non hanno rispettato gli obblighi a cui erano sottoposti. «Non hanno mai neanche riparato le strade dalle buche» è la denuncia riepilogativa delle aziende nei confronti del Consorzio Zia, chiedendone la chiusura alla stessa Regione, la quale prende tempo sull’argomento. «Non c’è ancora nulla di formalizzato – spiega Bugliani – Il commissario insieme ai Comuni coinvolti dovranno formalizzare la loro posizione a riguardo dopo una concertazione: sarà la loro decisione ad avere un ruolo decisivo».
Sodini nel frattempo ha presentato un’ipotesi di piano di risanamento dell’ente durante l’incontro della scorsa settimana in Regione, adempiendo al suo compito. Ma qualunque ristrutturazione dovrà essere preceduta dal saldo dei debiti, nodo da sciogliere qualunque siano le sorti del Consorzio nato negli anni Quaranta per promuovere il rilancio e lo sviluppo della produzione delle aziende presenti nell’area.
Le stesse che vorrebbero la chiusura e il trasferimento di competenze all’assessorato dei Comuni, spalleggiate anche da alcune forze politiche. «L’impegno assegnato al commissario per lo studio e l’attuazione di proposte per una effettiva reindustrializzazione è stato trasformato in una mera operazione di regolazione di situazioni contabili» dice Alberto Pellegrini, presidente di Libero Pensiero Massa.
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