Il Tirreno

Eutanasia Trentini, forse la svolta 

Eutanasia Trentini, forse la svolta 

I pm “assolvono” il radicale Cappato per Dj Fabo. Ora l’attenzione è su Massa

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MASSA. Ora che la Procura di Milano ha preso la sua decisione, tutta l’attenzione si sposta su quella di Massa-Carrara. Sarà questa a stabilire se Marco Cappato, esponente dei radicali e presidente dell’associazione Luca Coscioni, è colpevole per il reato di aiuto al suicidio. Un reato che gli è stato contestato da entrambe le Procure, dopo aver accompagnato altrettanti malati in centri specializzati svizzeri che praticano il suicidio assistito. Il primo ad essere accompagnato da Cappato è stato Fabiano Antoniani, meglio conosciuto come Dj Fabo, per cui i pm milanesi Tiziana Siciliano e Sara Arduini hanno chiesto l’archiviazione. Il secondo invece è stato Davide Trentini, massese affetto da Sla, che ha raggiunto il centro svizzero insieme a Cappato e Mina Welby, ad oggi entrambi indagati dalla Procura di Massa per lo stesso reato.
«Le pratiche di suicidio assistito non costituiscono una violazione del diritto alla vita quando siano connesse a situazioni oggettivamente valutabili di malattia terminale o gravida di sofferenze o ritenuta intollerabile o indegna dal malato stesso – si legge nella richiesta di archiviazione per il caso dj Fabo, citando sentenze della Corte Costituzionale e della Corte Europea sui Diritti dell’Uomo – La giurisprudenza ha inteso affiancare al diritto alla vita tout court il diritto alla dignità della vita inteso come sinonimo dell’umana dignità». Aver accompagnato Dj Fabo alla clinica, insomma, non può essere considerato un aiuto al suicidio: reato questo previsto nel codice penale italiano. «Prendo positivamente atto della richiesta avanzata dalla Procura – ha commentato a caldo Cappato che per la vicenda si era autodenunciato – In attesa della decisione del gip, posso confermare che è in corso e continuerà l’azione di aiuto alle persone che vogliono ottenere, in Italia o all’estero, l’interruzione delle proprie sofferenze» commenta a caldo Cappato, che ora attende l’esito di un’altra indagine: quella della Procura massese, dove si è venuto ad autodenunciare insieme a Welby dopo aver accompagnato Trentini in Svizzera, anche qui per praticare il suicidio assistito.
L’interesse dunque si sposta su piazza De Gasperi, nell’attesa di capire se il magistrato massese, nel cuore di questa discussione che riguarda tutta Italia, seguirà questa stessa lettura oppure se deciderà di muoversi su un’altra strada.
Alfredo Faetti
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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