Gioco
Ha l’asbestosi, ma l’Inps gli nega di andare in pensione
L’amaro sfogo di un operaio Sanac: «Mi hanno riconosciuto la malattia professionale, ma lavoro anche di notte»
MASSA. E’ malato di asbestosi, con tanto di sentenza in suo favore passata in giudicato dal tribunale del lavoro, eppure sta continuando a lavorare otto ore al giorno. E questo nonostante lo scorso dicembre sia stata approvata una norma che prevede l’immediato prepensionamento per chi soffre di quella malattia. Gianfranco Giannoni ha 60 anni ed è un operaio della Sanac di Massa.Nel 2000 ha scoperto di essere malato di asbestosi, una malattia provocata dall’esposizione all’amianto.Assistito Seguito dall’avvocato Ezio Bonanni fa causa all’Inps e dopo cinque anni di battaglia legale vince: nel 2011 fa richiesta della malattia professionale che gli viene riconosciuta dal giudice del lavoro nel 2016.Intanto il governo approva una legge che sembra fatta per Giannoni: è dicembre 2016 e passa la norma 232/2016 che all’articolo art 1 comma 250 impone il prepensionamento ai malati di asbestosi. La legge entra in vigore il primo gennaio 2017 e Giannoni si rivolge all’Inps per chiedere appunto di usufruire del diritto che gli riconosce quella norma. Con il suo legale presenta una domanda all’istituto, poi una seconda. Dall’Inps, come riferisce in una lettera aperta inviata alla stampa, nessuna risposta. «Chiedo che vengano rispettati i miei diritti. Chiedo e voglio semplicemente giustizia», dice il signor Giannoni, che sta continuando ad andare a lavorare tutti i giorni. Nonostante l’asbestosi gli stia già causando gravi problemi respiratori, l’operaio si presenta regolarmente alla Sanac dove per 8 ore al giorno svolge le sue mansioni.Non solo: per due settimane al mese copre anche il turno di notte all’interno della fabbrica chimica. "Purtroppo sono costretto, data la circostanza, in un ambiente malsano, quando invece di azzerrare il rischio (così recita la legge sulla sicurezza sul lavoro) , sarebbe opportuno stare lontano dalle polveri, soprattutto da quelle contenti amianto e dai luoghi di lavoro nocivi» spiega Giannoni.Ma l’operaio non pensa solo alla sua situazione: «Penso a quei lavoratori affetti da patologie ben più gravi ...non che la mia non lo sia - dice - Man mano che passa il tempo rischiano più facilmente di morire piuttosto che vedersi riconosciuto un sacrosanto diritto» prosegue amareggiato.E le persone che si trovano nella sua stessa situazione, anche a Massa-Carrara, potrebbero essere davvero tante. Basti pensare che secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto in provincia di Massa Carrara sono stati registrati 184 casi di mesotelioma, una malattia gravissima anche questa provocata dall’esposizione all’amianto. Insomma quella di Giannoni non è solo una battaglia personale, comunque sacrosanta, ma un appello affinchè vengano rispettati i diritti di chi, per il lavoro, ci ha rimesso un bel po’ della sua salute.
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