Finanza
la rassegna a massa
Note jazz e violino il connubio vincente
MASSA. Prima di prendere il suo violino e salire sul palco, Yilian Cañizares rende omaggio ai suoi antenati: «Questo mi fa entrare appieno nel momento» dice la vivace cantante e musicista cubana che...
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MASSA. Prima di prendere il suo violino e salire sul palco, Yilian Cañizares rende omaggio ai suoi antenati: «Questo mi fa entrare appieno nel momento» dice la vivace cantante e musicista cubana che si esibirà sul palco del Teatro Guglielmi di Massa, il prossimo 5 maggio.
L’artista racconta la sua filosofia: «Permette alla musica ed agli antenati di fluire attraverso di me, per raggiungere le persone, anche se non parlano il mio linguaggio. Quando mi esibisco dal vivo entro in trance,» aggiunge con un gran sorriso.
«E’ una sorta di esperienza mistica»: tutti quelli che si sono meravigliati per la sua impetuosa miscela di ritmi jazz, classici e afro-cubani, che hanno avuto la pelle d’oca per la sua voce ultraterrena, possono testimoniare di esserne usciti cambiati. Che sia sul palco o in studio di registrazione, ci sono pochi artisti che sono così talentuosi come Yilian Cañizares, nata a l’Avana, stabilitasi in Svizzera verso i trent’anni. Yilian è un mosaico di influenze e la facilità con la quale canta e suona il violino allo stesso tempo, Cañizares è una vera scoperta. «Il mio suono riflette la ricchezza e la miscela di culture che porto con me oggi» dice nel suo inglese fluente. «E’ ciò che sono: donna, cubana, musicista, cittadina del mondo».
Nel 2000 Cañizares si è quindi ritrovata nella Svizzera occidentale, dove la sua tecnica e il suo suono hanno raggiunto un livello completamente nuovo. Nel 2011 ha impreziosito il progetto “Havana Cultura” di Gilles Peterson, condividendo il palco con divinità jazz come Ibrahim Malouf e Omar Sosa. Invocación, ultimo album della Cañizares, è un omaggio alle persone a lei più care e vicine: i suoi genitori, i nonni, il marito, le donne cubane, gli Orishas, icone come la francese Piaf, il compositore venezuelano Simón Diaz e il poeta cubano Luis Carbonell.
L’artista racconta la sua filosofia: «Permette alla musica ed agli antenati di fluire attraverso di me, per raggiungere le persone, anche se non parlano il mio linguaggio. Quando mi esibisco dal vivo entro in trance,» aggiunge con un gran sorriso.
«E’ una sorta di esperienza mistica»: tutti quelli che si sono meravigliati per la sua impetuosa miscela di ritmi jazz, classici e afro-cubani, che hanno avuto la pelle d’oca per la sua voce ultraterrena, possono testimoniare di esserne usciti cambiati. Che sia sul palco o in studio di registrazione, ci sono pochi artisti che sono così talentuosi come Yilian Cañizares, nata a l’Avana, stabilitasi in Svizzera verso i trent’anni. Yilian è un mosaico di influenze e la facilità con la quale canta e suona il violino allo stesso tempo, Cañizares è una vera scoperta. «Il mio suono riflette la ricchezza e la miscela di culture che porto con me oggi» dice nel suo inglese fluente. «E’ ciò che sono: donna, cubana, musicista, cittadina del mondo».
Nel 2000 Cañizares si è quindi ritrovata nella Svizzera occidentale, dove la sua tecnica e il suo suono hanno raggiunto un livello completamente nuovo. Nel 2011 ha impreziosito il progetto “Havana Cultura” di Gilles Peterson, condividendo il palco con divinità jazz come Ibrahim Malouf e Omar Sosa. Invocación, ultimo album della Cañizares, è un omaggio alle persone a lei più care e vicine: i suoi genitori, i nonni, il marito, le donne cubane, gli Orishas, icone come la francese Piaf, il compositore venezuelano Simón Diaz e il poeta cubano Luis Carbonell.
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