Il Tirreno

«In 10 anni, 630 morti più della media a Carrara»

di David Chiappuella
«In 10 anni, 630 morti più della media a Carrara»

I dati all’incontro “Salute e Sanità”:  numeri in eccesso rispetto alla Toscana, nel mirino l’inquinamento

4 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. «Dal 2003 al 2012, su 7.749 persone morte osservate su 100.000 abitanti, nel comune di Carrara si sono registrati 627/636 decessi in più rispetto alla Toscana. In altre parole, Carrara ha avuto in quel decennio circa 63 morti in più all’anno. La quasi totalità di questo eccesso di mortalità è da imputare all’inquinamento chimico persistente nel Sin e alla sua mancata bonifica. I decessi in più non dipendono solo dal cancro, ma anche da malattie respiratorie e cardiocircolatorie, riconducibili anch’esse a cause ambientali».
Questi i dati shock forniti da Maurizio Marchi, esponente di Medicina Democratica, nel corso dell’incontro su “Salute e sanità” in Toscana e nell’area apuana, organizzato dall’associazione politico-culturale La Svolta nella sala della Resistenza del Comune. All’evento, coordinato da Cinzia Bensi, candidata sindaca della Svolta, sono intervenuti anche Daniele Rovai, Augusta Ricci, Paola Sabatini e Marco Spezia.
Tra i temi affrontati, le criticità della nuova sanità toscana, la difficile situazione dei lavoratori ospedalieri e delle case di riposo, la sicurezza e salute alla cave. La banca dati dei tumori a Carrara, argomento di apertura del convegno, è stato trattato da Marchi sulla base dei dati disponibili sul sito web dell’Agenzia regionale di sanità (Ars), dai quali emerge una chiara debolezza delle popolazioni che vivono nell’area Sin di Massa-Carrara, dove si registrano eccessi significativi di mortalità generale rispetto alla media regionale per tumori (stomaco, laringe, polmone, pleura, fegato, vescica), per malattie del sistema circolatorio, digerente e respiratorio. «Dai dati Ars relativi al tasso di mortalità -ha spiegato Marchi- risulta che nel comune di Carrara si muore di più che nel resto della Toscana».
Secondo l’esponente di Medicina democratica questa tendenza si continuerebbe a registrare anche dopo che il tasso di mortalità viene standardizzato, cioè “aggiustato” per età, in base al criterio che la popolazione più anziana muoia più di quella giovane.
A Carrara la mortalità di uomini e donne è 82,67 punti sopra la media regionale ed il tasso di mortalità per ambo i sessi è superiore dell’8,1% alla media toscana. «La conferma di una preoccupante situazione sanitaria -ha precisato Marchi- arriva dai dati relativi ai numeri dei ricoveri ospedalieri per tumori, malattie respiratorie e cardiovascolari, che a Carrara risultano anch’essi superiori alla media toscana».
Nel 2011-2015 il numero di ricoverati per neoplasie nella nostra città è stato di 3816 (tasso standardizzato 11 contro 9,95 per la Toscana). Nello stesso periodo i ricoverati per malattie circolatorie risultano 5319 (tasso standardizzato 14,54 contro 12,96 toscano). Le ospedalizzazioni per malattie respiratorie ammontano invece a 2942 (tasso standardizzato 8,39 contro 7,84 toscano). Il relatore ha citato anche lo studio epidemiologico Sentieri, che, coordinato dall’Istituto superiore di sanità e finanziato dal ministero della Salute, ha indagato lo stato di salute di 44 Sin italiani, rilevando nel periodo 1995-2002 uno spaventoso aumento di decessi nei due comuni di Massa e Carrara, con oltre 170 morti in più ogni anno (13% in più dei decessi attesi), riconducibili all’inquinamento chimico residuo.
Un quadro disperato, dunque, la cui origine sarebbe da cercare in 50 anni di industria chimica selvaggia e in 20 anni di mancata bonifica dei siti ancora pieni di veleni.
«La stessa Arpat -ha concluso Marchi- riferisce che, nonostante il passaggio di gran parte di esso dalla competenza del ministero dell’Ambiente a quella della Regione, lo stato di compromissione ambientale del Sin di Massa-Carrara resta ancora oggi molto marcato».
Il giornalista investigativo Daniele Rovai, autore insieme a Maria Salerno del libro “Salute negata”, pubblicato da Ab edizioni, si è poi soffermato sulle criticità emerse nella sanità toscana dopo l’attuazione della contestata riforma voluta dal governatore Enrico Rossi, ripercorrendo anche la vicenda relativa al buco da 420 milioni dell’Asl apuana. Augusta Ricci si è concentrata sulla situazione dei degenti e lavoratori della casa di riposo Regina Elena di Carrara, mentre l’ingegnere della prevenzione Marco Spezia ha trattato il tema delle morti sul lavoro alle cave di marmo, utilizzando dati forniti dall’Osservatorio indipendente di Bologna e ricordando gli 8 lavoratori carraresi vittime di incidenti mortali nel 2016, 5 dei quali avvenuti in cava. «Le normative e conoscenze tecniche volte ad evitare gli omicidi bianchi sono note da tempo. -ha sostenuto Spezia- Chi pensa solo al profitto, però, non le applica, perché sono troppo costose».
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa