Italia
«Regole uguali per tutti sulla gestione delle dune»
di Libero Red Dolce
Al Barumba realizzato un parcheggio piallando la vegetazione esistente prima Non si può costruire nulla invece al bagno dei surfisti. Ma è lo stesso paesaggio
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MASSA. Due cespugli, nemmeno una duna e una spianata di ghiaia con il cancello aperto sulla strada che pare dire “prego, accomodatevi”. Le dune che c’erano al posto del parcheggio al bagno Barumba sono state piallate due anni fa per farci un parcheggio e non è previsto alcun progetto di ripristino. Tutto il contrario insomma di quel che si è deciso per Bagno Irene, dove dopo la cancellazione delle dune il Comune imporrà di ripristinare l’assetto preesistente.
Far West sulla costa, e il termine non lo abbiamo utilizzato a caso. «Ci pare giusto quello che si è deciso per Bagno Irene — commenta il presidente della Commissione bilancio Fabrizio Panesi, oggi riunita al bagno Barumba per un sopralluogo — ma ci aspettiamo che le regole valgano per tutti e non a macchia di leopardo. Quest’area è di proprietà comunale, non si possono lanciare dei messaggi così discontinui. Che impressione avranno i turisti?».
Se immaginata con dei confini dall’alto l’area interessata disegnerebbe una sorta di L sulla fascia costiera. La gamba corta in basso un pezzo di spiaggia libera e poi la stanghetta lunga ad angolo retto con l’altra fino all’asfalto del lungomare. Un lembo di terra non assegnato in concessione ma che somiglia più a una terra di nessuno.
«Fino all’anno scorso le macchine arrivavano a posteggiare fin quasi sulla spiaggia — ricorda Panesi, indicando con il dito il tratto della L che si spinge verso il mare — avevano piazzato delle pedane a terra e si arrivava davvero a due passi dall’acqua. Uno spettacolo indecente. Mentre adesso non si capisce cosa se ne vuole fare. L’importante è che non ci si riduca a decidere interventi o altro quando già la stagione balneare sarà cominciata, mettendo in difficoltà i bagni accanto. C’è gente che lavora, non bisogna danneggiare nessuno».
La domanda che si fanno i consiglieri della comissione bilancio è piuttosto semplice: perché al Bagno Irene sì e qui no? C’è da dire che le dune spianate non si trovano nella “L” libera gestita dal comune, ma sono parte del parcheggio del bagno Barumba. Che, al momento di spianarle, chiese l’autorizzazione al comune che gli venne regolarmente concessa, come spiegato qualche giorno fa in commissione ambiente. Dunque tutto in regola, ma il ripristino a Bagno Irene ha sollevato la contraddizione. Le dune c’erano in entrambi i luoghi, soltanto che in questo caso è rimasto il parcheggio e non si è discusso di eventuale ripristino.
«Per comprendere questa situazione di disparità basta citare un altro caso — con tinua Panesi — quello del bagno dei surfisti dove ci sono le dune. Anche lì però è valsa la strategia conservativa e i proprietari, che avevano realizzato una piccola struttura a terra, hanno dovuto rimuoverla. Non si capisce perché usare due pesi e due misure, c’è bisogno di regole precise fissate per tutta la costa, non si può andare sparsi».
Il tratto che va dalla strada fino al mare poi è stato ricoperto con la ghiaia, a coprire probabilmente una massicciata. Il tratto infatti è la via d’accesso per i camion per il ripascimento dell’area costiera. Da qui insomma si passa per arrivare alla spiaggia e fare dei lavori. Ma all’ingresso manca qualsiasi cartello che vieti l’accesso. E i piccoli cancelletti a terra non sono in grado di dissuadere nessuno, tanto che il passaggio, fatta la tara al periodo non favorevolissimo per le visite marittime, è piuttosto vivace. Sia di mezzi che di persone. Oggi la commissione si riunirà alla presenza dell’assessore Giovanni Rutili, al quale verranno chieste spiegazioni e chiarimenti circa l’approccio dell’amministrazione.
Far West sulla costa, e il termine non lo abbiamo utilizzato a caso. «Ci pare giusto quello che si è deciso per Bagno Irene — commenta il presidente della Commissione bilancio Fabrizio Panesi, oggi riunita al bagno Barumba per un sopralluogo — ma ci aspettiamo che le regole valgano per tutti e non a macchia di leopardo. Quest’area è di proprietà comunale, non si possono lanciare dei messaggi così discontinui. Che impressione avranno i turisti?».
Se immaginata con dei confini dall’alto l’area interessata disegnerebbe una sorta di L sulla fascia costiera. La gamba corta in basso un pezzo di spiaggia libera e poi la stanghetta lunga ad angolo retto con l’altra fino all’asfalto del lungomare. Un lembo di terra non assegnato in concessione ma che somiglia più a una terra di nessuno.
«Fino all’anno scorso le macchine arrivavano a posteggiare fin quasi sulla spiaggia — ricorda Panesi, indicando con il dito il tratto della L che si spinge verso il mare — avevano piazzato delle pedane a terra e si arrivava davvero a due passi dall’acqua. Uno spettacolo indecente. Mentre adesso non si capisce cosa se ne vuole fare. L’importante è che non ci si riduca a decidere interventi o altro quando già la stagione balneare sarà cominciata, mettendo in difficoltà i bagni accanto. C’è gente che lavora, non bisogna danneggiare nessuno».
La domanda che si fanno i consiglieri della comissione bilancio è piuttosto semplice: perché al Bagno Irene sì e qui no? C’è da dire che le dune spianate non si trovano nella “L” libera gestita dal comune, ma sono parte del parcheggio del bagno Barumba. Che, al momento di spianarle, chiese l’autorizzazione al comune che gli venne regolarmente concessa, come spiegato qualche giorno fa in commissione ambiente. Dunque tutto in regola, ma il ripristino a Bagno Irene ha sollevato la contraddizione. Le dune c’erano in entrambi i luoghi, soltanto che in questo caso è rimasto il parcheggio e non si è discusso di eventuale ripristino.
«Per comprendere questa situazione di disparità basta citare un altro caso — con tinua Panesi — quello del bagno dei surfisti dove ci sono le dune. Anche lì però è valsa la strategia conservativa e i proprietari, che avevano realizzato una piccola struttura a terra, hanno dovuto rimuoverla. Non si capisce perché usare due pesi e due misure, c’è bisogno di regole precise fissate per tutta la costa, non si può andare sparsi».
Il tratto che va dalla strada fino al mare poi è stato ricoperto con la ghiaia, a coprire probabilmente una massicciata. Il tratto infatti è la via d’accesso per i camion per il ripascimento dell’area costiera. Da qui insomma si passa per arrivare alla spiaggia e fare dei lavori. Ma all’ingresso manca qualsiasi cartello che vieti l’accesso. E i piccoli cancelletti a terra non sono in grado di dissuadere nessuno, tanto che il passaggio, fatta la tara al periodo non favorevolissimo per le visite marittime, è piuttosto vivace. Sia di mezzi che di persone. Oggi la commissione si riunirà alla presenza dell’assessore Giovanni Rutili, al quale verranno chieste spiegazioni e chiarimenti circa l’approccio dell’amministrazione.
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