Sicurezza
«Ormai ero diventato schiavo della cocaina Ho ucciso per i soldi»
Sem Mengs confessa l’omicidio e il giudice lo lascia in cella L’operaio ha mostrato come ha colpito il pusher dominicano
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SARZANA. «Consumo cocaina da un anno e mezzo circa, ma negli ultimi tempi ne ho abusato e praticamente ne acquistavo una dose al giorno. Per questo il mio debito con Wellington è aumentato fino ad arrivare a cinquemila euro. Una cifra che non avevo, visto che con il mio stipendio da operaio ci pago le bollette e mantengo l’auto. Lui mi ha minacciato e io ho preso quella spranga di ferro e l’ho colpito». Ha iniziato così Sem Mengs, il trentaquattrenne accusato di aver ucciso Wellington De Jesus Dominguez, rispondendo alle domande del procuratore capo di La Spezia Antonio Patrono davanti al gip Mario de Bellis. L’operaio, assistito dall’avvocato Romina Moggia, ha ribadito la confessione resa davanti ai carabinieri e il giudice ha confermato la custodia cautelare. Resterà in carcere. E per ora nessuna istanza al riesame.
Mengs ha ripercorso i giorni che hanno portato al delitto: dalle insistenze del pusher che voleva essere pagato alla sua necessità di procurarsi la cocaina. Per questo era Sem a chiamare Wellington. E per questo gli ha dato l’appuntamento a La Spezia. «L’ho invitato a salire sulla mia auto e insieme siamo andati a cvasa dei miei. Lì non avevo più scuse dovevo pagarlo, ma non avevo i soldi. E avevo paura che potesse uccidermi. Sono sceso in cantina, ho afferrato un tondino di ferro e sono tornato in giardino dove c’era Dominguez De Jesus. Era girato di spalle e non si è accorto di quello che stavo per fare. Non so se è morto sul colpo. Ho caricato il corpo sulla mia macchina e l’ho portato a Battifollo. L’ho trascinato fino alla riva del fiume e lì l’ho lasciato. Avevo cercato altri posti ma erano tutti troppo lontani da dove potevo lasciare l’auto. Sarebbe stato impossibile per me».
Il procuratore capo Patrono gli ha chiesto se ha fatto tutto da solo. La sua risposta è stata perentoria: «Sì». Poi ha spiegato perché ha portato via il portafoglio e lo smartphone alla vittima: «Non sapevo cosa fare. Prima sono andato in un autolavaggio dove ho provato a cancellare le tracce di sangue dal sedile del passeggero, poi ho raggiunto Lerici, dove ho gettato gli effetti personali di De Jesus . Ho buttato la roba in mare, in uno zaino appesantito con un mattone», ha detto al gip prima che terminasse l’interrogatorio. Le esigenze cautelari restano, così come l’indagine prosegue. Perché ci sono ancora dei punti da chiarire in questa vicenda.
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Mengs ha ripercorso i giorni che hanno portato al delitto: dalle insistenze del pusher che voleva essere pagato alla sua necessità di procurarsi la cocaina. Per questo era Sem a chiamare Wellington. E per questo gli ha dato l’appuntamento a La Spezia. «L’ho invitato a salire sulla mia auto e insieme siamo andati a cvasa dei miei. Lì non avevo più scuse dovevo pagarlo, ma non avevo i soldi. E avevo paura che potesse uccidermi. Sono sceso in cantina, ho afferrato un tondino di ferro e sono tornato in giardino dove c’era Dominguez De Jesus. Era girato di spalle e non si è accorto di quello che stavo per fare. Non so se è morto sul colpo. Ho caricato il corpo sulla mia macchina e l’ho portato a Battifollo. L’ho trascinato fino alla riva del fiume e lì l’ho lasciato. Avevo cercato altri posti ma erano tutti troppo lontani da dove potevo lasciare l’auto. Sarebbe stato impossibile per me».
Il procuratore capo Patrono gli ha chiesto se ha fatto tutto da solo. La sua risposta è stata perentoria: «Sì». Poi ha spiegato perché ha portato via il portafoglio e lo smartphone alla vittima: «Non sapevo cosa fare. Prima sono andato in un autolavaggio dove ho provato a cancellare le tracce di sangue dal sedile del passeggero, poi ho raggiunto Lerici, dove ho gettato gli effetti personali di De Jesus . Ho buttato la roba in mare, in uno zaino appesantito con un mattone», ha detto al gip prima che terminasse l’interrogatorio. Le esigenze cautelari restano, così come l’indagine prosegue. Perché ci sono ancora dei punti da chiarire in questa vicenda.
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