Il Tirreno

L’assassino doveva dei soldi alla vittima 

L’assassino doveva dei soldi alla vittima 

Operaio di 34 anni arrestato dai carabinieri poche ore dopo la scoperta del cadavere: alla base, un debito per droga

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SARZANA. Il caso del cadavere nel Magra è durato pochissimo. I carabinieri hanno già arrestato l’omicida: Sem Mengs, un operaio di 34 anni di origine eritrea residente a Sarzana (nella frazione Romita). Gli inquirenti lo hanno preso a Pasqua, dopo aver identificato il morto in uno spacciatore dello spezzino: il dominicano Wellington De Jesus Dominguez. I due si conoscevano proprio per gli stupefacenti, dato che la vittima riforniva quello che sarebbe diventato il suo assassino. A credito. Tanto che Mengs aveva accumulato un debito di cinquemila euro. E quando il pusher ha battuto cassa, l’operaio ha risolto il contenzioso colpendolo con una spranga in testa. Un colpo mortale, al culmine di una lite furibonda. Perché lo spacciatore era intenzionato a farsi pagare, con le buone o con le cattive. Ma ha commesso l’errore di andare all’appuntamento con Mengs senza alcuna precauzione, da solo. Evidentemente credeva di riscuotere. Invece ha pagato lui il conto. Con il destino.
L’omicidio è avvenuto nel tardo pomeriggio di venerdì ad Arcola, poche ore prima del ritrovamento del cadavere nei pressi della Casa del pescatori in località Battifollo. Lì Sem si è sbarazzato del corpo senza vita di Wellington, senza pensare ai vantaggi che avrebbe avuto nascondendolo meglio. Il ritrovamento del cadavere già la mattina seguente ha permesso ai carabinieri di capire che si trattava di un atto violento (il segno della sprangata era evidente) e di risalire agli ultimi contatti che aveva avuto il dominicano. E uno di questi era proprio Mengs, che nel frattempo aveva provato a far sparire tutto. Alla vigilia di Pasqua ha raggiunto Lerici, dove ha tentato di ripulire la vettura disfacendosi anche dei tappetini, gettati in mare (davanti al lido Venere azzurra). Erano sporchi del sangue della vittima, dato che ci aveva adagiato il cadavere per portarlo a Battifollo. Non solo: in acqua ha gettato anche il portafoglio e lo smartphone dello spacciatore.
Davanti agli inquirenti Sem ha provato a negare l’evidenza, ma soltanto per qualche minuto. Quando ha capito che ormai non aveva scampo ha confessato tutto, indicando dove aveva gettato gli effetti personali della vittima. E consentendo al reparto subacqueo dell’Arma di Genova - coordinati dal comandante del provinciale Giancluca Valerio e dal responsabile del reparto investigativo Pasquale Domenico Montemurro - di recuperarli. Il cellulare sarà importante per mettere al loro posto gli ultimi pezzi del puzzle del delitto Wellington. Ma si tratta dei dettagli, perché come detto il caso è stato chiuso a tempo di record. Quel debito il trentaquattrenne lo ha saldato nel sangue. E adesso, come disposto da gip Mario de Bellis, su richiesta del sostituto procuratore Luca Monteverde, si trova nel carcere di La Spezia. Dove oggi verrà interrogato.

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