Il dolore
il vescovo santucci
«La morte non può essere considerata una conquista»
MASSA. Il vescovo di Massa-Carrara vuole tenere i due piani ben distinti. Un conto sono gli auguri pasquali inviati ai fedeli, in cui si rimarca che «la vita è la vita, per sempre»; un altro è il...
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MASSA. Il vescovo di Massa-Carrara vuole tenere i due piani ben distinti. Un conto sono gli auguri pasquali inviati ai fedeli, in cui si rimarca che «la vita è la vita, per sempre»; un altro è il caso Trentini. «Sono casi di disperazione di cui possiamo soltanto prendere atto» dice monsignor Giovanni Santucci. «È un fallimento per tutti quando non si è in grado di aiutare a vivere», spiega, sollecitato sulle domande.
Nella sua lettera di auguri però, assicura, non ci sono riferimenti a Trentini e alla sua scelta. «La Pasqua non è una solennità, una festa come le altre, solennizzate da tradizioni e scadenze; è una festa tipicamente cristiana. Per noi è la festa più importante dell’anno perché è il centro, il cuore della fede - si legge nella lettera del vescovo - Gesù Cristo muore e risorge, e per la tua vittoria sulla morte, la nostra fede, cambia il rapporto con la vita, questa vita, la mia vita. La fede non serve per andare in Paradiso; vi andremo per le opere buone compiute; la fede serve per vivere, ora. La vita, la fatica, la sofferenza non avrebbero senso se destinate a finire, al nulla».
Auguri rivolti ai fedeli, senza alcun riferimento. Ma il vescovo non si tira indietro sul caso Trentini quando poniamo delle domande. «È un fallimento quando una persona, spinta dal dolore, dalle sofferenze o dalle circostanze decide di togliersi la vita - dice Santucci - Quando una persona è costretta a uccidersi è un fallimento per tutti. Come si fa a definire conquista un uomo che muore?».
In questi giorni in cui l’attenzione nazionale si è spostata su Massa per questo caso di suicidio assistito sono stati molti gli interventi, tra cui quello che ha fatto riferimento ad un dibattito aperto sull’argomento nel mondo cattolico. «Il dibattito c’è stato tempo fa sull’accanimento terapeutico, non certo sul suicidio» prosegue il vescovo.
Considerazioni sulla vita presenti anche nella lettera degli auguri. «Nessuna vita è inutile o dannosa - conclude la lettera - Nessuno ha il diritto di decidere della vita, né della propria, né di quella degli altri. La Pasqua ci dona la forza di vincere la paura del vivere e del morire e genera l’impegno di servire la vita mia e dei fratelli, soprattutto i più bisognosi. In questo spirito, auguro di cuore, a tutti, buona Pasqua». (al.f.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Nella sua lettera di auguri però, assicura, non ci sono riferimenti a Trentini e alla sua scelta. «La Pasqua non è una solennità, una festa come le altre, solennizzate da tradizioni e scadenze; è una festa tipicamente cristiana. Per noi è la festa più importante dell’anno perché è il centro, il cuore della fede - si legge nella lettera del vescovo - Gesù Cristo muore e risorge, e per la tua vittoria sulla morte, la nostra fede, cambia il rapporto con la vita, questa vita, la mia vita. La fede non serve per andare in Paradiso; vi andremo per le opere buone compiute; la fede serve per vivere, ora. La vita, la fatica, la sofferenza non avrebbero senso se destinate a finire, al nulla».
Auguri rivolti ai fedeli, senza alcun riferimento. Ma il vescovo non si tira indietro sul caso Trentini quando poniamo delle domande. «È un fallimento quando una persona, spinta dal dolore, dalle sofferenze o dalle circostanze decide di togliersi la vita - dice Santucci - Quando una persona è costretta a uccidersi è un fallimento per tutti. Come si fa a definire conquista un uomo che muore?».
In questi giorni in cui l’attenzione nazionale si è spostata su Massa per questo caso di suicidio assistito sono stati molti gli interventi, tra cui quello che ha fatto riferimento ad un dibattito aperto sull’argomento nel mondo cattolico. «Il dibattito c’è stato tempo fa sull’accanimento terapeutico, non certo sul suicidio» prosegue il vescovo.
Considerazioni sulla vita presenti anche nella lettera degli auguri. «Nessuna vita è inutile o dannosa - conclude la lettera - Nessuno ha il diritto di decidere della vita, né della propria, né di quella degli altri. La Pasqua ci dona la forza di vincere la paura del vivere e del morire e genera l’impegno di servire la vita mia e dei fratelli, soprattutto i più bisognosi. In questo spirito, auguro di cuore, a tutti, buona Pasqua». (al.f.)
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