Attenzione
Il dolore dei vicini: «Non resisteva più rispettiamo la scelta»
di Alfredo Faetti
Nel palazzo del 53enne le persone raccontano gli ultimi mesi «Un uomo intelligente: alla fine non sopportava più il male»
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MASSA. Le serrande di casa Trentini sono ancora serrate e probabilmente resteranno tali per un bel po’. «Lasciateci in pace» è il messaggio che arriva dai parenti di Davide Trentini, il 53enne massese malato di Sla che ha deciso di andare in Svizzero per sottoporsi alla procedura di suicidio assistito. «Alla fine non ce la faceva più a sopportare il dolore», dicono i vicini, ripetendo questa stessa espressione. Franco, Francesco, Loretta: tutte persone delle case popolari del Villaggio Castagnara, che conoscono Davide, sua madre e tutta la famiglia. «In cui c’è un amore reciproco», spiega Francesco Libei, che sta sullo stesso pianerottolo dei Trentini. «Davide era una bravissima persona, intelligente - prosegue sua moglie Loretta - Ma negli ultimi mesi era molto sofferente. Era un dolore difficile da accettare».
Nel grande palazzone color arancio la gente tira le somme sugli ultimi avvenimenti, partendo dal solito presupposto: il dolore, fisico e morale, di Davide. «Sapevamo che sarebbe andato in Svizzera per morire, abitiamo proprio davanti - prosegue Libei - L’ho visto mentre i medici lo portavano via. C’era anche sua madre: una madre davanti al figlio che sta andando via per sempre». Difficile ricostruire gli ultimi mesi senza farsi troncare la voce dall’emozione. «Tre giorni prima la madre era venuta a suonare a casa nostra perché era caduto e aveva bisogno di una mano per farlo rialzare - racconta Loretta - Era già accaduto molte altre volte. Davvero non ce la faceva più». «Ormai era stanco di vivere» spiega Franco Biselli, un altro vicino che lo ha visto partire per la Svizzera. «È stato un momento d’addio».
Francesco, un altro inquilino del condominio, racconta di quando la madre di Davide gli ha raccontato della sua decisione. «L’ho incontrata un po’ di tempo fa e le ho chiesto come andava: a quel punto mi ha raccontato che Davide sarebbe partito per la Svizzera dopo una settimana. Io non ho saputo che dire, ma è una scelta che rispetto e che va rispettata da tutti. Non riusciva più ad andare avanti: non accettava il male».
Tutti quelli che erano a contatto con la famiglia ripetono gli stessi due concetti: «non ce la faceva più ad andare avanti» e «rispettiamo la sua scelta». Il pensiero più caro però è rivolto alla madre di Davide. «Ora il peggio è per lei, è una madre chiusa nel suo dolore» dice una donna nel cortile del palazzo, con le lacrime agli occhi, senza voler dire il suo nome. «Siamo tutti sconcertati: è un momento di sofferenza, soprattutto per la famiglia». «L’unico barlume di felicità - dice un’altra accanto a lei - è che Davide è riuscito ad ottenere ciò che voleva».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Nel grande palazzone color arancio la gente tira le somme sugli ultimi avvenimenti, partendo dal solito presupposto: il dolore, fisico e morale, di Davide. «Sapevamo che sarebbe andato in Svizzera per morire, abitiamo proprio davanti - prosegue Libei - L’ho visto mentre i medici lo portavano via. C’era anche sua madre: una madre davanti al figlio che sta andando via per sempre». Difficile ricostruire gli ultimi mesi senza farsi troncare la voce dall’emozione. «Tre giorni prima la madre era venuta a suonare a casa nostra perché era caduto e aveva bisogno di una mano per farlo rialzare - racconta Loretta - Era già accaduto molte altre volte. Davvero non ce la faceva più». «Ormai era stanco di vivere» spiega Franco Biselli, un altro vicino che lo ha visto partire per la Svizzera. «È stato un momento d’addio».
Francesco, un altro inquilino del condominio, racconta di quando la madre di Davide gli ha raccontato della sua decisione. «L’ho incontrata un po’ di tempo fa e le ho chiesto come andava: a quel punto mi ha raccontato che Davide sarebbe partito per la Svizzera dopo una settimana. Io non ho saputo che dire, ma è una scelta che rispetto e che va rispettata da tutti. Non riusciva più ad andare avanti: non accettava il male».
Tutti quelli che erano a contatto con la famiglia ripetono gli stessi due concetti: «non ce la faceva più ad andare avanti» e «rispettiamo la sua scelta». Il pensiero più caro però è rivolto alla madre di Davide. «Ora il peggio è per lei, è una madre chiusa nel suo dolore» dice una donna nel cortile del palazzo, con le lacrime agli occhi, senza voler dire il suo nome. «Siamo tutti sconcertati: è un momento di sofferenza, soprattutto per la famiglia». «L’unico barlume di felicità - dice un’altra accanto a lei - è che Davide è riuscito ad ottenere ciò che voleva».
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