Il Tirreno

«Per le cave prendiamo esempio da Trento» 

«Per le cave prendiamo esempio da Trento» 

Claudia Bienaimè: il controllo della coltivazione sia affidato direttamente all’amministrazione

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CARRARA. Marmo, la candidata a sindaco Claudia Bienaimé ha ribadito uno dei punti fermi del suo programma: «È cosa nota a tutti — sostiene Bienaimé — che alcuni titolari di concessione godano di rendite parassitarie senza muovere un dito, mentre altri lavorano. Questi ultimi sono costretti, a causa dell’attuale regolamento sugli agri marmiferi, a cedere una consistente porzione dell’escavato al cosiddetto’socio parassita’, ovvero il titolare della concessione. Solo sette di queste sono state rilasciate secondo le leggi dello Stato italiano. Tutte le altre sono frutto di una normativa risalente all’epoca estense». All’incontro, al quale ha partecipato anche il consigliere Giuseppe Scattina, si è riaffermata la necessità di perseguire una politica orientata al riassetto complessivo della questione cave attraverso il ritorno alla legalità. «Le cave devono tornare a chi le lavora, le concessioni devono essere onerose e temporanee. La tassazione deve essere rapportata all’effettivo valore medio di mercato dell’escavato». Secondo Bienaimé gli imprenditori non sono tutti sullo stesso piano. C’è chi è vessato dal socio parassita, chi dall’amministrazione, che stabilisce la durata delle autorizzazioni su base discrezionale, chi non rispetta la proporzione blocchi-detriti, superando abbondantemente la percentuale di inerti prevista per legge (il 75 per cento, contro il 25 per cento di blocchi), chi abbandona le terre a monte senza smaltirle, come invece previsto dalla normativa ambientale, chi non rispetta i fondamentali principi di sicurezza, mettendo a repentaglio la vita dei lavoratori. «Per questo — conclude Bienaimé — non c’è più tempo da perdere. L’enorme complessità della materia non può essere un ostacolo a una progettazione globale che una volta per tutte metta ordine in quello che è diventato un vero e proprio Far West».
«Un esempio di legislazione illuminata — spiega la candidata — è la Legge sulle Cave della Provincia Autonoma di Trento modificata nel febbraio 2017. Questa prevede che il controllo del territorio sia direttamente affidato all’amministrazione comunale. È quest’ultima che determina i confini della cava, e in base a tali confini rilascia le concessioni attraverso gare pubbliche. Le attività di coltivazione e lavorazione dei materiali vengono tutelate anche attraverso misure volte a garantire i diritti dei lavoratori, con meccanismi che forniscano anche materiale alle attività in loco: laboratori, artigiani, studi di scultura. Chi contravviene alla legge va incontro al ritiro della concessione».

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