Sicurezza
Il Tar protegge i tritoni e così a Cava Valsora non si scava
Bocciato il ricorso dell’azienda: «Non c’è volontà di proteggere gli animali». Nelle motivazioni «i detriti del marmo sono dannosi per l’ambiente»
Il Tar di Firenze sta con i tritoni. E li difende dalle escavazione del marmo a Cava Valsora, nel comprensorio massese, bloccata dal Parco delle Alpi Apuane dopo la scoperta di una colonia di tritoni all’interno della cava. La concessionaria, la Marmi ed Autotrasporti Merci Ptc di Giuliano Angeloni, si era rivolta al Tar dopo il diniego del Parco Alpi Apuane alla richiesta di proroga della pronuncia di compatibilità ambientale.
La parte più interessante della sentenza è proprio quella che riguarda la questione ambientale. Tanto che, si legge nella sentenza «le spese processuali possono tuttavia essere integralmente compensate tra le parti in ragione della novità della questione affrontata».
In pratica, nonostante quanto asserito dall’azienda, il piano di coltivazione non tutelerebbe la tenuta dell’ecosistema nel quale vivono gli animali. La colonia di tritoni, della specie triturus alpestris apuanus, vive in una vasca «che potrebbe essere oggetto di contaminazione, nonostante le indicazioni in proposito formulate in precedenti conferenze di servizi che sarebbero state disattese», si legge.
L’azienda, nel fare ricorso, lamentava che in realtà non le era mai stato chiesto di effettuare studi scientifici per dimostrare che le misure di cautela prese per tutelare la colonia fossero adeguate e che «non ci sarebbero rischi in quanto la colonia è in continua crescita».
A protezione della colonia, per autorizzare a continuare l’escavazione, la Commissione paesaggio del Comune aveva richiesto l’arretramento dell’escavazione di almeno dieci metri dal bordo della vasca; per tutta risposta la relazione tecnica proposta dalla società prevedeva “il mantenimento della sponda di protezione di tre metri della vasca”, ritenendo troppo penalizzante realizzare una sponda di dieci metri. E in un’altra relazione, sempre dell’escavatore, si legge che era stata inserita una sponda di dimensioni tra i tre e i dieci metri. Una formulazione piuttosto imprecisa rispetto agli “almeno dieci metri” prescritti.
Abbastanza per fare scrivere ai giudici che «la volontà del riccorrente è di non adempier alle prescrizioni formulate per salvaguardare la colonia di tritoni».
Stesso discorso per la questione della colonia in crescita. Secondo la seconda relazione presentata dall’azienda, la crescita della colonia dimostrerebbe che «la coltivazione della cava in sé non sarebbe in grado di pregiudicare la sopravvivenza della colonia ma, piuttosto, creerebbe l’ecosistema adatto alla loro proliferazione». Ricostruzione respinta dal tribunale amministrativo perché «non supportata da rilevazione statistiche né da altri argomenti». E poco oltre un passaggio più che significativo sui danni ambientali della lavorazione del marmo: «È vero invece che per comune esperienza i detriti del marmo sono dannosi per ambiente, persone ed animali, e si può quindi presumere che mettano a rischio la sopravvivenza dei tritoni». Un precedente che potrebbe fare scuola.
«I motivi di ricorso erano di carattere tecnico e attenevano al fatto che gli inadempimenti contestati non erano fondati — ha commentato la sentenza l’avvocato del ricorrente Elisa Vannucci Zauli — mentre il Tar si è limitato a decidere solo sulla questione dei tritoni, peraltro dando per certo il rischio. Non hanno tenuto in conto le analisi delle acque da noi prodotte che dimostravano la non contaminazione della vasca».
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