Il Tirreno

L’erede Zonder «Le strutture vanno ripensate» 

di Alfredo Faetti
L’erede Zonder «Le strutture vanno ripensate» 

Il nipote (architetto) del medico svizzero «Le acque avevano una valenza sociale»

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MASSA. Sulla strada del ritorno da Parigi, Nicola Zonder fece tappa a San Carlo. Le basi dei suoi studi sui principi dell’acqua termale erano già state gettate, ma ancora non avevano portato alla luce tutte le potenzialità. La scoperta dei principi benefici arrivò quasi in modo casuale e da allora il medico svizzero non ha più lasciato la collina massese. «Le cure dell’acqua il dottor Zonder le riservava alle fasce più deboli: allora non c’era il welfare. Erano le prime iniziative in chiave sociale». A parlare è Pierluigi Zonder Mosti, il discente dello scienziato. Nicola era il padre della sua matrigna e Pierluigi, quando ne parla, lo chiama “il dottor Zonder”. «Un attento osservatore delle patologie» dice. Pierluigi Zonder nella vita fa l’architetto e forte della sua esperienza, sia nel settore sia su San Carlo, si è fatto un’idea su quali potrebbero essere degli spunti per il rilancio del borgo. «I vecchi alberghi hanno dei volumi che contrastano con la natura circostante, ma anche con il turismo moderno. La mia opinione è che vadano recuperati con progetti nuovi, così da creare un’offerta in sintonia con il territorio di San Carlo, che è e rimane uno dei più belli d’Italia. Sono molto legato a questa frazione, ritorno sempre con molto piacere: dalla passeggiata riesci a vedere da Sarzana a Viareggio. Porto anche i miei ospiti a visitarlo quando vengono a trovarmi. L’estate scorsa erano da me alcuni amici americani e furono loro a chiedermi di andare a San Carlo, perché già conoscevano i principi curativi dell’acqua. La richiesta mi stupì sinceramente, perché loro la conoscevano, mentre i giovani massesi no».
Eppure quell’acqua miracolosa è nota anche all’estero e non da oggi. I risultati delle ricerche di Nicola Zonder infatti fecero ben presto a circolare negli ambienti sanitari italiani e non. «Fu una scoperta quasi casuale, sa? Stava facendo delle ricerche su dei bambini affetti da patologie allo scheletro. Ad esempio una calcificazione non completa. E attraverso lo studio di queste patologie, riuscì a scoprire i vari benefici di queste acque termali. Così non tornò più a Parigi e rimase qua ad approfondire le sue ricerche».
Scoperte che poi il medico svizzero decise di condividere con l’intera comunità. «Oltre che scienziato si è dedicato alla salute pubblica: all’epoca solo la gente di famiglia poteva permettersi le cure. Lui invece iniziò a prescrivere il trattamento di queste acque a tutti. Non solo, prescriveva anche carne e pesce alle famiglie dei contadini, trovando il modo di poter pagare questi alimenti». Le acque di San Carlo e i loro benefici restano comunque un bene pubblico anche oggi. Basta arrivare sulla collina per poterne fare una scorta. Anche se non è semplice capire da quale fonte poter attingere. «C’è un tubo nero in Pvc in un parcheggio sporco e trasandato, senza alcun cartello di indicazione. Quella è l’unica fonte a cui poter attingere, impossibile da trovare se una persona non sa dove si trovi. Una presenza tristissima che rispecchia la considerazione che c’è su San Carlo».
È questo forse il maggior rammarico per l’erede di Zonder. «La frazione dovrebbe essere tenuta maggiormente in considerazione, perché può essere davvero una ricchezza. Invece è abbandonata. Il mondo è cambiato rispetto a prima: ci sono delle strutture nel paese che sono nate obsolete, senza una logica di pianificazione territoriale. Volumi che contrastano con il contesto che li circonda, non me ne vogliamo le attuali proprietà. Intendiamoci: è un bene che gli imprenditori investano e continuino a credere in San Carlo, perché in questo modo mantengono la possibilità del rilancio. Ma quelle strutture oggi non hanno senso. La filosofia del grande albergo c’era negli anni Settanta, oggi non più».
Passiamo dallo Zonder medico allo Zonder architetto, che conosce bene settore e territorio. «Io, per quella che è la mia opinione, ritengo che ci sia margine per correggere queste strutture. Andrebbero studiate una ad una: ormai i corpi sono lì e non possono essere annullati, costerebbe troppo. Quindi ogni struttura andrebbe ripensata a ristrutturate così da regalargli un miglio inserimento con la natura. In una bellissima collina non può starci un corpo di fabbrica».
In conclusione, Zonder l’architetto lancia un appello. «Si parla poco di San Carlo, i massesi stessi non ci vanno. Invito tutti a tornare a San Carlo, a riscoprirlo. Con la comunità unita potremmo anche far di più: magari con piccole donazione potrebbe essere recuperata in modo decoroso la fontana pubblica da cui esce l’acqua termale, così da farne un luogo di aggregazione. Questa frazione potrebbe davvero tornare ad essere una ricchezza per Massa».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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