Finanza
l’inchiesta
Banchina abusiva: chiesto il processo
Sotto accusa l’ex presidente e due dirigenti dell’autorità portuale, un rappresentante della Porto e della ditta che fece i lavori
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CARRARA. Prima la richiesta di rinvio a giudizio, adesso la fissazione dell’udienza preliminare: arriva in un’aula del tribunale, davanti al gup, il caso del prolungamento della banchina Taliercio ritenuta abusiva. Il procuratore capo Aldo Giubilaro, sulla base delle indagini portate avanti dalla Capitaneria di Porto, ha quindi deciso di chiedere il processo per tutti e cinque gli indagati dell’affaire “Piarda”.
Sono cinque gli indagati ai quali è stato recapitato l’avviso di fissazione dell’udienza preliminare: Francesco Messineo, 49 anni di Salerno, ex presidente dell’Autorità portuale (ma in carica nel periodo in cui si sono verificati gli episodi contestati); Nicola Del Nobile originario di Manfredonia, 63 anni, segretario generale dell’Autorità portuale; Luigi Bosi, pisano, 64 anni, dirigente dell’Area tecnica-demaniale della stessa Port Authority; Andrea Boscolo Cucco, trentatreenne di Chioggia, rappresentante legale della ditta esecutrice dei lavori; Vittorio Maggiani, carrarino sessantenne, responsabile operativo per le aree portuali della Porto Spa.
Nel mirino della Procura, come si ricorderà, la realizzazione di un terrapieno di oltre tremila metri cubi, prolungamento della banchina Taliercio e denominato Piarda. Secondo la Procura quel prolungamento sarebbe stato realizzato abusivamente e avrebbe determinato una evidente trasformazione urbanistica ed edilizia dei luoghi (contravvenendo al decreto del presidente della Repubblica 380 del 2001). E a quella realizzazione avrebbero quindi concorso, nei rispettivi ruoli, gli indagati per i quali adesso la procura chiede il processo e che il 25 maggio prossimo dovranno presentarsi davanti al gup; spetterà ovviamente al giudice per le udienze preliminari stabilire se i cinque dovranno essere mandati a processo oppure prosciolti dalle ipotesi d’accusa, che sono differenziate per gli indagati ma che prendono spunto dalla realizzazione della Piarda.
In sostanza - questo il succo delle accuse - si sarebbe permesso di realizzare l’intervento pur mancando il parere obbligatorio del consiglio dei lavori pubblici, che all’epoca era previsto; e quell’intervento sarebbe stato realizzato in una zona sottoposta a vincolo, alterando lo stato del paesaggio. Le violazioni sulla normativa in materia edilizia e paesaggistica vengono contestate, in concorso con Messineo, anche a Vittorio Maggiani, responsabile operativo delle aree portuali per conto della società "Porto di Carrara Spa". Ma la procura ipotizza anche il reato di abuso di ufficio che contesta a Messineo, a Bosi e a Nicola Del Nobile, segretario generale dell'autorità portuale. I tre - motivano gli inquirenti - avrebbero "esercitato abusivamente i poteri attribuiti dalla Legge", avrebbero "procurato intenzionalmente alla cooperativa San Martino (ditta che ha realizzato il terrapieno ndr) e alla società "Porto di Carrara spa" l'ingiusto vantaggio patrimoniale consistito nella realizzazione dell'area (il terrapieno, appunto ndr) e nell'aver ricavato la società Porto di Carrara, da detta utilizzazione, un utile, quanto al solo anno 2015, pari a 95.006 euro». In particolare Bosi avrebbe rilasciato "abusivamente il nulla osta per l'esecuzione dei lavori", Del Nobile avrebbe invece rilasciato, sempre abusivamente, un nulla osta, secondo gli inquirenti senza data, necessario alla porto di Carrara Spa per svolgere attività commerciali nell'area della Piarda. Attività commerciali che - ipotizza l'accusa - sarebbero state ulteriormente favorite da due delibere del presidente Messineo il quale avrebbe anche emesso un'ordinanza ad hoc per modificare il regolamento dei servizi portuali e consentire che la Piarda fosse utilizzata dalla Porto per il deposito e la movimentazione di materiale lapideo. Insomma - per sintetizzare - secondo la procura gli indagati, ciascuno per le proprie competenze e con diversi profili, avrebbero consentito la realizzazione di un terrapieno senza autorizzazioni e ne avrebbero poi permesso l'utilizzo a fini commerciali.
Frattanto, sono iniziate le opere di demolizione del tratto di banchina abusiva, come stabilito da un’ordinanza della presidente Carla Roncallo sulla base della sentenza del tribunale del riesame che definiva giusto il sequestro della Piarda disposto dalla Procura a seguito delle indagini della Capitaneria di Porto di Marina Carrara. Il prolungamento della Taliercio è stato sgomberato e ora è in smantellamento, per ripristinare i luoghi.
Sono cinque gli indagati ai quali è stato recapitato l’avviso di fissazione dell’udienza preliminare: Francesco Messineo, 49 anni di Salerno, ex presidente dell’Autorità portuale (ma in carica nel periodo in cui si sono verificati gli episodi contestati); Nicola Del Nobile originario di Manfredonia, 63 anni, segretario generale dell’Autorità portuale; Luigi Bosi, pisano, 64 anni, dirigente dell’Area tecnica-demaniale della stessa Port Authority; Andrea Boscolo Cucco, trentatreenne di Chioggia, rappresentante legale della ditta esecutrice dei lavori; Vittorio Maggiani, carrarino sessantenne, responsabile operativo per le aree portuali della Porto Spa.
Nel mirino della Procura, come si ricorderà, la realizzazione di un terrapieno di oltre tremila metri cubi, prolungamento della banchina Taliercio e denominato Piarda. Secondo la Procura quel prolungamento sarebbe stato realizzato abusivamente e avrebbe determinato una evidente trasformazione urbanistica ed edilizia dei luoghi (contravvenendo al decreto del presidente della Repubblica 380 del 2001). E a quella realizzazione avrebbero quindi concorso, nei rispettivi ruoli, gli indagati per i quali adesso la procura chiede il processo e che il 25 maggio prossimo dovranno presentarsi davanti al gup; spetterà ovviamente al giudice per le udienze preliminari stabilire se i cinque dovranno essere mandati a processo oppure prosciolti dalle ipotesi d’accusa, che sono differenziate per gli indagati ma che prendono spunto dalla realizzazione della Piarda.
In sostanza - questo il succo delle accuse - si sarebbe permesso di realizzare l’intervento pur mancando il parere obbligatorio del consiglio dei lavori pubblici, che all’epoca era previsto; e quell’intervento sarebbe stato realizzato in una zona sottoposta a vincolo, alterando lo stato del paesaggio. Le violazioni sulla normativa in materia edilizia e paesaggistica vengono contestate, in concorso con Messineo, anche a Vittorio Maggiani, responsabile operativo delle aree portuali per conto della società "Porto di Carrara Spa". Ma la procura ipotizza anche il reato di abuso di ufficio che contesta a Messineo, a Bosi e a Nicola Del Nobile, segretario generale dell'autorità portuale. I tre - motivano gli inquirenti - avrebbero "esercitato abusivamente i poteri attribuiti dalla Legge", avrebbero "procurato intenzionalmente alla cooperativa San Martino (ditta che ha realizzato il terrapieno ndr) e alla società "Porto di Carrara spa" l'ingiusto vantaggio patrimoniale consistito nella realizzazione dell'area (il terrapieno, appunto ndr) e nell'aver ricavato la società Porto di Carrara, da detta utilizzazione, un utile, quanto al solo anno 2015, pari a 95.006 euro». In particolare Bosi avrebbe rilasciato "abusivamente il nulla osta per l'esecuzione dei lavori", Del Nobile avrebbe invece rilasciato, sempre abusivamente, un nulla osta, secondo gli inquirenti senza data, necessario alla porto di Carrara Spa per svolgere attività commerciali nell'area della Piarda. Attività commerciali che - ipotizza l'accusa - sarebbero state ulteriormente favorite da due delibere del presidente Messineo il quale avrebbe anche emesso un'ordinanza ad hoc per modificare il regolamento dei servizi portuali e consentire che la Piarda fosse utilizzata dalla Porto per il deposito e la movimentazione di materiale lapideo. Insomma - per sintetizzare - secondo la procura gli indagati, ciascuno per le proprie competenze e con diversi profili, avrebbero consentito la realizzazione di un terrapieno senza autorizzazioni e ne avrebbero poi permesso l'utilizzo a fini commerciali.
Frattanto, sono iniziate le opere di demolizione del tratto di banchina abusiva, come stabilito da un’ordinanza della presidente Carla Roncallo sulla base della sentenza del tribunale del riesame che definiva giusto il sequestro della Piarda disposto dalla Procura a seguito delle indagini della Capitaneria di Porto di Marina Carrara. Il prolungamento della Taliercio è stato sgomberato e ora è in smantellamento, per ripristinare i luoghi.
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