Il Tirreno

Minuto: «La rivoluzione sta iniziando» 

di Manuela D’Angelo
Minuto: «La rivoluzione sta iniziando» 

Di nuovo militante del Pd: «Sindaco professore, dovrai fare i conti con la città, non solo con il tuo schieramento»

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MASSA. Giuliano Minuto ha fatto la storia della politica apuana, assieme alla sua famiglia, famosa soprattutto a Ronchi e Poveromo, dove ha abitato da sempre; compagno socialista, fondatore del Pd, eletto nell’assemblea regionale, al tempo della Sinistra con Veltroni, poi passato al civismo con l’associazione 28 Aprile, di cui era presidente e che contribuisce a far diventare, nel 2008, uno dei pochi contenitori di agibilità politica locale. Minuto, da questa prospettiva, legge con difficoltà le dichiarazioni di Davide Ronchieri e di Giovanni Rutili, che affida al suo profilo Facebook, nei giorni che hanno preceduto e seguito il congresso dei circoli, frasi al veleno, proprio contro di lui.
«Al signor assessore — risponde Minuto — vorrei ricordare che io e la sua famiglia abbiamo vissuto gli anni più belli e duri della politica; ho aiutato a seppellire suo zio Ferdinando, a cui ero legato da profonda amicizia; alla presenza di suo nonno, viale della Stazione fu battezzato, nel 1947, viale Giuseppe Minuto, un cognome che lui oggi quasi sembra non riconoscere. Nel 1960 mi son fatto picchiare a sangue dalla polizia mentre, assieme ai socialisti milanesi, manifestavo contro il governo Tambroni, che governava appoggiato dai fascisti; sono orgoglioso di aver militato nella prima Repubblica e di essere sempre stato nominato non per censo ma per consenso; sono anche orgoglioso di avere genitori calabresi, che mi spingono a dire al signor assessore, in dialetto, stuiti i mussa, prima di parlare di me».
Tra Minuto e Rutili non corre buon sangue, ma lui non sa bene il perché: «Non abbiamo nulla in comune e nulla da spartire; si parla di politica, non si offenda se gli dico che fa l’attendente del Colonnello e guardando cosa ha fatto in questi anni, analizzando il suo ruolo, in politica, come in amministrazione, mi viene da citare anche Sciascia, quando scriveva: non so se sia un uomo, un mezzo uomo, o un ominicchio. Rutili vuole che inizi la rottamazione? Bene, abbiamo cominciato da lui». L’ingresso nel Pd di Giuliano Minuto, dopo anni di lontananza dalla scena politica, ha suscitato fermento. Lui si sente pronto a ridare un contributo, «aiutando tanti giovani a costruire il senso di una militanza politica, senza chiedere nulla in cambio».
E tutto questo “rumore” sulla tessere ripresa, proprio prima del congresso, Minuto non lo comprende: «L’ho chiesta il 27 dicembre 2016 e inspiegabilmente non me la davano; ho dovuto scrivere alla commissione di garanzia provinciale e regionale per avere spiegazioni di un comportamento senza motivazioni statutaria. È chiaro che qui il Pd faceva il buono e cattivo tempo, sovvertendo le leggi di qualsiasi partito. La tessera me l’hanno concessa tre giorni prima del congresso. Ora capite perché volli entrare nella 28 Aprile? Perché era l’unica a darmi respiro e adesso forse troveremo ossigeno anche in questo nuovo Pd».
Minuto infatti è fiducioso: «La rivoluzione sta iniziando, inaspettatamente anche a Massa».
Ce n’è anche per il sindaco di Massa Alessandro Volpi: Minuto non vuole parlare più del passato, quello che avevano ottenuto e quello che hanno lasciato poi nelle mani sbagliate, ma a Volpi dice: «Professore, dovrai fare i conti con la città, non solo col tuo partito, dove è vero quello che dici, si discute, ci si confronta, si vince o si perde ai congressi. Il partito ti darà la serenità per continuare ad amministrare questo anno, come giusto che sia. Perché così fanno i veri partiti. La città no, perché la lasci immobile, con un regolamento urbanistico che batte la fiacca, senza nessuna grande opera, neanche quella del palazzetto, per il quale, lo so, avresti voluto essere ricordato». «Adesso si apre una grande vertenza politica — conclude Minuto — e mi voglio ancora divertire, politicamente è ovvio, come non facevo da tanto. Giusto chiedere il congresso anticipato, e io aggiungo che la prima richiesta della nuova classe dirigente del Pd sarà quella delle primarie del 2018»

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