Il dolore
l’indagine
Autopsia su Dilan I rilievi evidenziano gli errori della Smart
MASSA. Il sostituto procuratore Alessandra Conforti ha conferito l’incarico al medico legale per effettuare l’autopsia sul corpo di Dilan Colombo, il ragazzo sinti di 23 anni morto in via Stradella...
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MASSA. Il sostituto procuratore Alessandra Conforti ha conferito l’incarico al medico legale per effettuare l’autopsia sul corpo di Dilan Colombo, il ragazzo sinti di 23 anni morto in via Stradella dopo essersi schiantato contro un muretto mentre tentava di fuggire alle volanti della polizia. Ieri l’esame autoptico e oggi il nulla osta per la sepoltura. I rilievi dei vigili urbani escludono il coinvolgimento di altre vetture: i segni sull’asfalto sono eloquenti, la frenata della Smart non è servita a evitare l’impatto che è costato la vita al giovane. Le auto delle forze dell’ordine erano lontane, come hanno raccontato alcuni testimoni agli inquirenti. Le persone che hanno indicato agli agenti dove erano scappati i due. Ma altri testimoni li sta cercando il legale della famiglia Colombo, l’avvocato Alessandro Maneschi.
Dilan ha coperto il tragitto da viale Roma a via Stradella a velocità folle. Per lunghi tratti a 130 chilometri orari. Durante la fuga ha investito un’auto con a bordo due anziani (hanno riportato qualche escoriazione) e ha rischiato di travolgere una bambina che stava attraversando. Dopo lo scontro con la vettura ha commesso un altro reato, oltre a quello fatto non rispettando l’alt: omissione di soccorso. Di fatto era diventato un pirata della strada. Ed è per questo che si sono aggiunte altre due volanti alla prima. Il rischio, secondo gli inquirenti, era che potesse fare del male a qualcuno (la bambina si è salvata perché l’hanno tirata indietro all’ultimo momento). Così i poliziotti hanno tentato in tutti i modi di fermarlo. E nonostante lo abbiano perso di vista più volte hanno continuato a cercarlo.
L’incidente secondo quanto emerso dai rilievi è stato la conclusione di un gesto senza senso. I due potevano fermarsi senza conseguenze gravi. E Boris Ferrari, il cugino di Dilan che era seduto accanto a lui, alla squadra mobile ha detto che ha urlato più volte di accostare. Ma il giovane che era al volante non ne voleva sapere e più la situazione si ingarbugliava e più lui schiacciava quel dannato acceleratore. Lo ha fatto anche dopo aver urtato la vettura con i due anziani e aver danneggiato la Smart: il paraurti si era quasi staccato e aveva lacerato un pneumatico. Ma questo non è bastato per far concludere la fuga alla coppia di sinti, anzi la velocità è rimasta sui 130 chilometri orari. Anche se ormai la stabilità del mezzo era precaria. Da qui lo sbandamento che ha provocato l’urto contro un cassonetto della spazzatura, un bidone dell’olio esausto e lo schianto contro il muretto.
Il mistero però è un altro: resta da capire perché i due cugini, dopo aver accostato come chiesto dalla polizia, siano fuggiti. E’ certo che avevano bevuto, ma la loro reazione è stata spropositata. Una leggerezza che è costata la vita a un giovane padre di 23 anni.
Dilan ha coperto il tragitto da viale Roma a via Stradella a velocità folle. Per lunghi tratti a 130 chilometri orari. Durante la fuga ha investito un’auto con a bordo due anziani (hanno riportato qualche escoriazione) e ha rischiato di travolgere una bambina che stava attraversando. Dopo lo scontro con la vettura ha commesso un altro reato, oltre a quello fatto non rispettando l’alt: omissione di soccorso. Di fatto era diventato un pirata della strada. Ed è per questo che si sono aggiunte altre due volanti alla prima. Il rischio, secondo gli inquirenti, era che potesse fare del male a qualcuno (la bambina si è salvata perché l’hanno tirata indietro all’ultimo momento). Così i poliziotti hanno tentato in tutti i modi di fermarlo. E nonostante lo abbiano perso di vista più volte hanno continuato a cercarlo.
L’incidente secondo quanto emerso dai rilievi è stato la conclusione di un gesto senza senso. I due potevano fermarsi senza conseguenze gravi. E Boris Ferrari, il cugino di Dilan che era seduto accanto a lui, alla squadra mobile ha detto che ha urlato più volte di accostare. Ma il giovane che era al volante non ne voleva sapere e più la situazione si ingarbugliava e più lui schiacciava quel dannato acceleratore. Lo ha fatto anche dopo aver urtato la vettura con i due anziani e aver danneggiato la Smart: il paraurti si era quasi staccato e aveva lacerato un pneumatico. Ma questo non è bastato per far concludere la fuga alla coppia di sinti, anzi la velocità è rimasta sui 130 chilometri orari. Anche se ormai la stabilità del mezzo era precaria. Da qui lo sbandamento che ha provocato l’urto contro un cassonetto della spazzatura, un bidone dell’olio esausto e lo schianto contro il muretto.
Il mistero però è un altro: resta da capire perché i due cugini, dopo aver accostato come chiesto dalla polizia, siano fuggiti. E’ certo che avevano bevuto, ma la loro reazione è stata spropositata. Una leggerezza che è costata la vita a un giovane padre di 23 anni.
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