Sicurezza
«Se conviene dico sì all’azienda speciale»
Incontro teso tra il sindaco e i comitati dell’acqua. Volpi: «Se ci sono condizioni economiche si può fare. No ai privati»
MASSA. Le ventimila firme di massesi che chiedono l’uscita da Gaia sono atterrate in Comune. È in qualche modo la fine di una storia, quello dei comitati uniti sotto l’antica sigla “Acqua alla gola”, ormai ridotta a una delle tre teste del fronte anti gaia. Le hanno consegnate insieme al “Popolo dell’acqua” ieri al sindaco Alessandro Volpi che ha ricevuto rappresentanti e spezzoni dei vari comitati – c’era anche “Mo basta” – nella sua stanza. E il confronto, dopo il passaggio di mano dei fogli grigliati, è stato frizzante.
Posizioni cristallizzate, ma è del sindaco, per forza di cose, l’affermazione più interessante del pomeriggio. «Ci sono due richieste che arrivano dai comitati con le quali mi trovo d’accordo. Gli ambiti se costituiti devono essere più piccoli, vanno ridotti. È un punto fermo. E sarei anche disposto a fare sì che Gaia diventi un’azienda speciale qualora ci fossero le condizioni economiche e politiche favorevoli per i cittadini». Non si tratta insomma di un dialogo tra sordi, ci sono dei contatti. Sulla praticabilità politica di questo percorso rimangono dei dubbi, mancando calendari programmatici o un confronto che non sia stato poco più che occasionale.
Sul punto principale, l’uscita da Gaia, c’è invece lo stop deciso del primo cittadino. Ragioni normative, argomenta lui. «È evidente che con la normativa vigente uscire da Gaia è estremamente complesso, quasi impossibile. Gaia è una società di diritto privato dove la proprietà totale delle azioni è pubblica, dei comuni. E che tale rimanga è la nostra posizione. Ho letto e sentito di ingressi di privati, di Publiacqua, ma la nostra posizione è decisamente contraria. Spero lo sia anche quella di chi verrà dopo di me».
E su questo punto è stato più volte ripreso dai rappresentati dei comitati, riuniti nella stanza. «Non si può dire pubblica un’azienda che fa utili e che deve pagare l’Irpeg. E se i sindaci decidessero di aprire ai privati cosa si potrebbe fare?».
Di soluzioni concrete all’orizzonte non se ne vedono. Forse lo spazio per un avvicinamento ci sarebbe, almeno a stare alle dichiarazioni, ma sul punto dell’uscita il sindaco ha ribadito «che c’è una normativa regionale e nazionale che di fatto blocca la cosa». Come a dire: potremmo arrivare fino a un certo punto, oltre quello giochi finiti.
Appassionato l’intervento di Elia Pegollo che ha messo al centro della discussione il problema della depurazione e della salvaguardia delle fonti idriche. L’invito al sindaco è cortese ma inequivocabile: «Vada, signor sindaco, a fare un giro alle sorgenti del Cartaro. Lì si vede chi inquina, lì si vede la nostra acqua piena di marmettola. E poi, per depurarla, occorrono 350.000 euro l’anno. Fermiamo gli inquinatori piuttosto».
Quando si tirano le somme è pessimista l’avvocato Francesca Galloni (Popolo dell’acqua): «Sappiamo come la pensate – ha detto a Volpi – ma la consegna è un fatto simbolico, qualcosa che deve rimanere agli atti». Ventimila firme non sono poche, dovrebbero fare scattare le antenne di chi fa politica in città.
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