La manifestazione
«Le malformazioni sono legate ai veleni»
L’analisi del medico dell’ambiente Cancemi: «Non aumentano solo i tumori, c’è bisogno di registri per i casi familiari»
MASSA. «Le malattie, le malformazioni, è tutto colpa di quello che c’è stato prima e che non è stato ancora bonificato». Parola di medico dell’ambiente, Gioacchino Cancemi. Il presidente Isde della provincia di Massa Carrara commenta così i dati sull’aumento dei tumori maligni diffusi dall’Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica della Toscana. E proprio per questo l’8 aprile, sotto l’egida dell’Ordine dei medici, all’Hotel Nedy si terrà un convegno intitolato “Ambiente e malformazioni congenite: ci sono ancora rischi nel nostro territorio?”.
«Purtroppo tumori e malformazioni congenite sono in aumento nel sito di Massa Carrara e se si guarda sotto il tappeto, in tutto quello che c’è nel terreno insomma, possiamo vedere tutto quello che è stato fatto in questo territorio negli anni», continua Cancemi.
Ora si tratta di porre un argine a un problema che lungi dal mitigarsi con gli anni devasta le vite di troppi. Il tremendo colpo di coda di un’industria, ormai sparita, che lascia il dono del veleno e delle malattie.
«Bisogna procedere con le bonifiche – dice mandando un messaggio importante Cancemi – non si capisce come ancora in tutti questi anni siano ancora da realizzare. Qualcosa è stato fatto, ma è troppo poco, per estensione e qualità».
L’otto aprile dunque avverrà la presentazione dei dati aggiornati sulle malformazioni. «In quella sede si vedrà come purtroppo anche per queste malattie i dati che abbiamo in mano non sono confortanti. Adesso servono delle risposte, che competono al piano politico». Ma prima, con urgenza, qualcosa va ripensato nel rapporto tra scienza e potere.
Dell’importanza pratica, e in questo caso salvifica, di volersi dotare, da parte di chi decide, di strumenti efficienti e basi di conoscenza adeguate per poter fronteggiare il problema.
«A questo proposito -dice Cancemi –condivido la tesi del professore Giorgio Nebbia, che proprio Il Tirreno ha intervistato, sulla necessità di dotarsi di una mappa della nocività. Sapere dove si è prodotto cosa e che tipo di veleni possono essere stati sversati darebbe un senso al lavoro di prevenzione e bonifica».
E a proposito di prevenzione e conoscenza del fenomeno torna su quella che definisce «una delle più gravi mancanze»: il registro dei tumori.
«Dicono che non serve ma sarebbe un patrimonio per tutti – sostiene Cancemi – e darebbe la possibilità di tracciare dei profili più chiari. Invece così rimaniamo nella mancanza di dati organizzati e raccolti, abbiamo di fronte dei vuoti. E con quelli è più difficile fare i conti».
Perché c’è la storia di intere famiglie che non viene considerata, o meglio, non in maniera organica. «Il problema dell’esposizione familiare è centrale, se avessimo i ati precisi della residenza potremmo incrociarli. Scoprire chi ha abitato dove e per quale periodo permetterebbe incroci che poi sarebbero consultabili per arrivare a dare risposte. Certo, la gente si muove, trova casa in altri luoghi. Ma da quei dati emergerebbo riscontri importanti e utili».
E conclude il suo ragionameto con una tirata d’orecchie. «Chi è chiamato a decidere, quando deve valutare un problema o una questione, dovrebbe pensare di coinvolgere di più medici e tecnici competenti sulla questione. E invece spesso, soprattutto i medici, non vengono chiamati a quei tavoli. È un errore a mio modo di vedere le cose e spero che in futuro se ne possa tenere conto».
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