Il Tirreno

Una gomma a terra prima dello schianto

Una gomma a terra prima dello schianto

I sinti, in stato di ebbrezza, forse temevano di perdere la patente

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MONTIGNOSO. Il tasso d’alcol nel sangue dei due sinti che scappavano a folle velocità a Montignoso era alto. Lo hanno accertato le prime analisi sulla vittima, Dilan Colombo, 24 anni, il ragazzo morto dopo lo schianto della Smart contro un muro di recinzione in via Croce. Anche il passeggero che si trovava a bordo con lui, il cugino Boris Ferrari, e che è rimasto ferito e adesso si trova al Noa, era in stato di ebbrezza. Una delle ipotesi è che il timore di risultare positivo e di vedersi portare via la patente (e forse anche la macchina) potrebbe aver convinto Dilan a bruciare l’alt della polizia e a mettersi a correre da viale Roma a via Stradella.

I rischi per gli altri. Un tragitto che per lunghi tratti ha percorso a 130 chilometri orari, investendo un’auto con a bordo due anziani (hanno riportato qualche escoriazione) e rischiando di travolgere una bambina che stava attraversando. In tutto questo le tre volanti che si sono messe all’inseguimento non riuscivano a stare dietro a quel proiettile in lamiera. Tanto che hanno perso di vista la Smart più volte. L’ultima sul cavalcavia che porta poi in via Croce. Hanno notato la strada che hanno imboccato i fuggiaschi e hanno continuato a rincorrerli grazie a una signora che dalla finestra gli ha indicato la direzione. Intanto Dilan e Boris terminavano la fuga tragicamente: la vetturetta ha perso il controllo ed è finita contro un bidone della spazzatura, un ostacolo che ha sbalzato la macchina contro un bidone di olio esausto e infine contro il muro che poi ha ucciso il ventiquattrenne e ferito il cugino. La botta è stata tremenda, tanto da catapultare all’esterno i due giostrai.

Fuga senza senso. L’incidente è stato la conclusione di un gesto senza senso. I due potevano fermarsi senza conseguenze gravi. E Ferrari alla squadra mobile ha detto che ha urlato più volte a Colombo di accostare. Ma il giovane che era al volante non ne voleva sapere e più la situazione si ingarbugliava e più lui schiacciava quel dannato acceleratore. Lo ha fatto anche dopo aver urtato la vettura con i due anziani e aver danneggiato la Smart: il paraurti si è quasi staccato e ha lacerato un pneumatico. Ma questo non è bastato per far concludere la fuga alla coppia di sinti, anzi la velocità è rimasta ferma ai 130 chilometri orari. Ma ormai la stabilità del mezzo era più che precaria.

Il tratto contromano. Sembrava che la fuga potesse andare a buon fine, fino a che i due non hanno lasciato l’Aurelia (dove avrebbero trovato la volante che arrivava da Forte) e hanno imboccato una serie di stradine. Qui è successo un miracolo, perché nessuno è rimasto coinvolto. All’altezza del campo della Renella la vetturetta truccata da bolide ha imboccato la strada che fanno tutti in senso contrario. Bastava che ci fosse uno scooter o un’auto e ci sarebbe stato un incidente devastante. Le macchine della polizia li avevano smarriti, proprio per la manovra contro il codice della strada che avevano fatto. Da viale Roma se li sono persi altre tre volte, perché gli agenti non sono mai andati oltre ai 70 chilometri orari.

L’inchiesta. Il pubblico ministero che si sta occupando del caso è Alessandra Conforti, perché sabato era il magistrato di turno. Questa mattina il procuratore capo Aldo Giubilaro affiderà il fascicolo, probabilmente ancora a lei. Verrà disposto un esame esterno della salma. E poi verranno consultati i rilievi effettuati dalle forze dell’ordine in via Stradella. Soprattutto la frenata che si vede poco prima del muro dove si è schiantata la Smart. Colombo si è trovato un contenitore dei rifiuti davanti perché con uno pneumatico scoppiato aveva perso l’aderenza con l’asfalto. Da qui la carambola. Il sostituto procuratore potrebbe procedere per omicidio colposo, anche perché è questo che deve essere chiarito. Al momento nessuno è finito nel registro degli indagati e non è detto che ci finirà qualcuno. Anche se per effettuare gli esami irripetibili, a garanzia di chi rischia di andare sotto inchiesta, potrebbe verificarsi quello che in gergo viene chiamato “atto dovuto”. Stamani si dovrebbe conoscere la data del funerale. La comunità sinti, che risiede in via Volpina, è pronta a stringersi attorno alla famiglia di Dilan.

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