Il dolore
Migranti e speranze nel primo libro di Francesca Fialdini
“Il sogno di un venditore di accendini”: così la giornalista racconta il lungo viaggio verso una piena integrazione
CARRARA. Quante volte ci siamo chiesti guardando le scene sulla tragedia dei migranti trasmesse quotidianamente dai mass media e raccontate dalle cronache dei giornali, cosa sia l’integrazione. Forse una bella risposta potremmo trovarla nelle parole di Aboud Mbodj, il figlio del protagonista del libro “Il sogno di un venditore di accendini”, scritto da Francesca Fialdini, la giornalista apuana alla guida dello storico programma mattutino Rai Unomattina: «Quando mio padre mi chiese perché andare a studiare proprio alla Cattolica e io gli risposi che i migliori giuristi uscivano da lì, lui mi rispose: allora vai». O forse potremmo trovarla nella storia di Jalali Nyam Morabit, nato a Carrara 19 anni fa, che studia ingegneria a Pisa, sognando di fare un giorno il pilota e il cui padre ha una storia del tutto simile a quella del padre di Aboud.
Anche il padre di Aboud infatti, Youssou, come il padre di Jalali, arrivò in Italia negli anni ’80 dopo aver tentato fortuna in Nord Europa ma senza trovare alcun spiraglio in quei Paesi e così decidendo di accontentarsi di quel poco che riusciva a racimolare in Italia, facendo quei lavori che di solito fanno i clandestini, nella speranza di riuscire un giorno a crearsi una vita migliore e potersi fare raggiungere dai propri familiari. Anni di fame, di freddo e di lontananza dalla famiglia lasciata, in Senegal, per il padre di Aboud e in Marocco, per il padre di Jalali. Poi la sanatoria, la possibilità di lavorare regolarmente e di ricongiungersi con moglie e figli. «Il mio è un tentativo-spiega Francesca Fialdini parlando del suo libro-il tentativo di raccontare, cercando di mettermi nei panni dei protagonisti di questa storia, cercando di capire cosa si prova a lasciare la propria famiglia a chilometri di distanza, a vivere in condizioni di estrema povertà, senza sapere quando si potranno rivedere i propri cari, senza poter fare affidamento sul sostegno della propria comunità».
Francesca Fialdini con questo libro prova, anzi tenta come dice lei stessa, di suscitare domande per cercare di aprire un dibattito. E Aboud, che di professione fa l’avvocato, grazie a borse di studio e a costo di sacrifici, facendo anche il raccoglitore di pomodori, lo conferma: «Francesca ha fatto qualcosa di utile per la società, ha scritto un libro che va nella direzione delle parole del Papa, che io stimo tantissimo. Il Papa dice che sono fondamentali 3 cose: Misericordia, Periferie e Ponti. E il libro di Francesca aiuta proprio a progettare e a mantenere questi ponti». Francesca Fialdini dice di aver approfondito molto la cultura dei popoli africani proprio per poter narrare in modo più vicino possibile al loro punto di vista e alla loro sensibilità, cercando di raccontare la loro dignità e traendo molto spesso spunto dagli antichi proverbi africani, che parlano di perdono e di valori umani, con grande profondità. Il padre di Aboud, come anche il padre di Jalali, sono riusciti ad assicurare un futuro ai propri figli e a spianare loro la strada verso l’integrazione, seguendo la via maestra. Youssou, infatti, che da venditore di accendini è riuscito con la sanatoria del ’92 a trovare impiego come operaio aveva 3 parole d’ordine, racconta il figlio: cuore, perseveranza e serietà. Questo gli ha permesso di non lasciarsi andare a vivere di espedienti e di tenere duro: «Ma non andiamo da nessuna parte-commenta il figlio Aboud-se non ci accompagnano persone che ci vogliono bene» e racconta poi di come la maestra di italiano dalle elementari lo aiutò a recuperare il gap con i suoi compagni di classe dedicandogli interi pomeriggi perché colpita dal suo sguardo attento alla lavagna il primo giorno di scuola, lo stesso sguardo che colpì sua madre dopo averlo messo alla luce.
E Aboud si toglie anche un sassolino dalla scarpa, lui, primo avvocato africano ad esercitare presso il foro milanese: «Mentre la legge Turco-Napolitano era una legge ragionata che prevedeva sia la repressione sia politiche di integrazione, la Bossi-Fini rappresenta un passo indietro, che tiene premuto l’acceleratore solo sulla repressione senza contemplare l’integrazione». Anche Jalali, è una giovane promessa che si definisce cittadino del mondo e i suoi sogni hanno il sapore dell’integrazione e del viaggio, inteso come incontro. Perché è da questo desiderio di viaggio che nasce la sua passione per il volo. Jalali è nato a Carrara l’11 gennaio del 1997 e si è diplomato perito elettronico con il massimo dei voti all’Istituto Galileo Galilei di Avenza. Avrebbe voluto fare il pilota ma, spiega, i costi proibitivi lo hanno fatto desistere: il padre è un operaio che lavora il legno e fabbrica parquet in un’azienda carrarese e di lui, dice Jalali che è molto timido e riservato, mentre la madre fa la casalinga. Quindi Jalali ha preferito iscriversi a Ingegneria logistica a Pisa e spiega: «Dopo la laurea, con il Master in Aviation Administration potrei comunque entrare professionalmente in un ambiente aeroportuale: mi è sempre piaciuto viaggiare, incontrare persone diverse e paesi diversi».
Anche Giovanna Bernardini, assessora alla cultura, ha parole di ammirazione per il libro di Francesca Fialdini: «Anche nel racconto dell’orrore dell’olocausto finché gli storici non hanno cominciato a raccontare le storie personali delle vittime, molti non si sono resi conto, per cui grazie Francesca» e Elena Mosti, assessora alle pari opportunità di Massa parla di orgoglio per chi come Francesca è riuscita a trasformare la propria passione in professione. E lei, Francesca Fialdini, ricorda a tutti il nostro passato di migranti e il fatto che siamo tornati a migrare e afferma: «Siamo tutti sulla stessa zattera, dobbiamo ricordarcelo
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