Il Tirreno

Urla, dolore e le minacce di un parente

di Alfredo Faetti
Urla, dolore e le minacce di un parente

Attimi di concitazione, poi torna la calma La madre trattenuta a stento dai militari

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MASSA. L’ultima luce del giorno illumina una quindicina di persone, tra parenti e amici. La maggior parte se ne sta in disparte con la testa china; qualcuno piange, altri parlano al cellulare in un dialetto difficile da inquadrare. Sono tutti lì che attendono la salma di Dylan Colombo, morto appena due ore prima. C’è un’aria di disperata rassegnazione, ma contenuta. Nulla a che vedere con quanto si è visto in via Stradella, quando alcune di quelle stesse persone sono arrivate sul posto gridando e creando un po’ di scompiglio. Non è stato difficile capire chi fosse la madre: una donna dai capelli lunghi che ha scavalcato come non esistesse il nastro bianco e rosso fissato dai carabinieri, si è diretta verso l’auto ormai distrutta fino a sparire dietro al camion dei vigili del fuoco, da cui sono partite grida di un dolore insopportabile. Anche altri amici e parenti, in via Stradella, hanno superato quel nastro: tra di loro un ragazzo che ha dato in escandescenza, minacciando e insultando i presenti. Pochissimi istanti, prima di essere allontanati tutti dalle forze dell’ordine. A quel punto, la madre, il ragazzo e gli altri sono saliti nella macchina con cui sono venuti partendo a tutta velocità, diretti al Noa.

Fuori dall’obitorio sono quasi le 20 e nessuno ha voglia di parlare. Il corpo del ventenne non è ancora arrivato, ma i suoi familiari e i suoi amici sì. Sono lì che lo aspettano, increduli e distrutti, in silenzio. I sinti sono almeno una quindicina, arrivati poco a poco tutti con la stessa espressione. «No, non è il caso» rispondono a qualsiasi domanda, in modo garbato e tranquillo. Forse è subentrata una diversa consapevolezza rispetto a poco prima, quando il loro arrivo in via Stradella, dove si è spenta la vita del ragazzo, non è passato certo inosservato. Fino a quel momento, dietro al nastro che separa il punto dell’incidente con il resto della strada, c’è una piccola folla di residenti, richiamati dai fatti appena accaduti. Poi arriva la madre del ventenne, che corre senza fermarsi verso l’auto, e a quel punto i curiosi spariscono. «Mio figlio!» grida la donna con tutto il fiato che ha in gola, mentre il magistrato prova a consolarla. Nello stesso istante, saltano il nastro anche altri ragazzi, cercando di dribblare i carabinieri pronti a fermarli. Alcuni vengono bloccati, altri recuperati e allontanati di peso, tra cui il giovane in tenuta sportiva, che non le manda a dire ai militari, tra minacce e strattoni. «Vi do fuoco» urla anche lui in questi momenti di concitazione, per poi salire in macchina insieme a tutti gli altri e risalire a tutta velocità via Stradella, che non è più larga di tre metri. I curiosi ancora presenti spaventati si schiacciano contro i bordi della strada e in un secondo torna la calma. La stessa che ci sarà fuori dall’obitorio del Noa, dove la rabbia ha fatto posto a una disperata consapevolezza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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