Il dolore
Qumran, nuova scoperta nella grotta
Anche una professoressa apuana nel gruppo che ha preso parte alla spedizione
CARRARA. C'è anche una professoressa apuana nel gruppo che ha condotto un nuovo scavo nella grotta 11Q di Qumran in Giordania da cui sono emersi una camera al piano superiore e nuovi materiali. Chiara Mariotti, studiosa di teologia biblica, insegnante in due istituti carraresi (Fiorillo e Montessori) e originaria della Lunigiana, ha preso parte alla spedizione i cui risultati verranno presentati e discussi il 24 e il 25 aprile a Lugano davanti a esperti in materia. Lo scavo - condotto dall'Istituto di Cultura e Archeologia delle terre Bibliche della Facoltà Teologica di Lugano e dall'Università della Svizzera Italiana - è stato fatto nella grotta 11Q dove nel 1956 furono trovati i resti di circa 30 Rotoli del Mar Morto. Abbiamo chiesto alla professoressa apuana di raccontarci questa esperienza, dai suoi inizi professionali, fino alle emozioni provate nei giorni della ricerca.
Le chiediamo di raccontarle della sua storia professionale.
«Lunigianese, di 39 anni, sto seguendo una specializzazione in teologia biblica della Facoltà Teologica dell'Italia Centrale a Firenze. Ho partecipato nel 2015 ad un corso di archeologia a Gerusalemme ed ho incontrato il prof. Fidanzio, oggi responsabile dello scavo. Sono docente di Irc all'Istituto "Einaudi- Fiorillo" e "Montessori" di Marina di Carrara e allo stesso tempo mi dedico allo studio e alla ricerca biblica».
Come e quando è arrivata nel gruppo che ha condotto lo scavo?
«La squadra è stata formata dal prof. Fidanzio che ha saputo mettere insieme competenze diverse perché lo scavo portasse il maggior risultato possibile, in vista della pubblicazione della grotta 11Q: le competenze di ciascuno sono state messe a disposizione della ricerca con generosità e dedizione ed hanno prodotto risultati molto soddisfacenti che saranno discussi nel convegno internazionale del 24 e 25 Aprile prossimi a Lugano dove si incontreranno i maggiori esperti mondiali di archeologia e rotoli del Mar Morto».
Ci può descrivere l'esperienza e le emozioni che ha provato?
«L'esperienza è stata molto singolare: ho partecipato a tutti i lavori di scavo sempre programmati ed organizzati dal prof. Fidanzio e dal Prof. Dan Bahat, archeologo israeliano di fama mondiale. Lavorare con professionisti che sanno coniugare competenza e doti umane è stato molto stimolante e proficuo sotto ogni punto di vista. Emozionante l'esperienza di vivere per giorni nel deserto con lo scopo di trovare risposte alle numerose domande che i lavori di scavo via via presentavano. Sono grata al prof. Fidanzio per la fiducia accordatami nel coinvolgermi nella squadra e al prof. Stefano Tarocchi, preside della Facoltà Teologica di Firenze, per avermi introdotto allo studio appassionante dell'archeologia della terra della Bibbia».
Che importanza hanno queste scoperte?
«Il bilancio delle scoperte fatte sarà completo solo dopo il convegno internazionale di Lugano: di certo il contributo che lo scavo a 11Q porterà alla discussione non sarà poco, visti i reperti studiati e la restituzione della pianta della grotta 11Q ora possibile dopo lo studio e le scoperte fatte».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
