Il Tirreno

Inseguita dalla polizia Smart contro un muro Muore un ventenne

Inseguita dalla polizia Smart contro un muro Muore un ventenne

Nella vettura un altro ragazzo (è grave): sono giostrai sinti Non si sono fermati all’alt di una pattuglia e sono scappati

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MONTIGNOSO. Tre volanti alle costole, due auto civetta della polizia che l’accerchiavano dalle strade parallele e un’altra pattuglia che veniva incontro dal commissariato di Forte dei Marmi. La Smart, con a bordo due giovani giostrai, ha resistito finché ha potuto, poi al termine di via Stradella, all’incrocio con via Croce, ha perso il controllo ed è finita contro un palo e un contatore del gas. Nonostante il disperato tentativo di frenare di chi era al volante l’urto è stato devastante per la vettura e per chi era all’interno: un ventenne, Dylan Colombo, ha perso la vita. Gravemente ferito l’altro (ma non è in pericolo di vita). Sono di etnia sinti. Stavano scappando non si sa perché, visto che all’inizio si era sparsa la voce che c’era stata una rapina. Ma la notizia era falsa: la verità è che non hanno rispettato l’ordine di fermarsi dei poliziotti. Da qui l’inseguimento. Ma probabilmente non avevano commesso nessun reato.

E allora perché il folle inseguimento? Avevano una Smart a quattro porte che era stata modificata, tanto che riusciva a tenere a distanza chi la stava inseguendo. Una delle prime ipotesi era che volessero sfidare le forze dell’ordine, ma è stata subito accantonata perché non aveva molto senso. Sarebbero risaliti a loro dalla targa e dal modello della macchina. Hanno cominciato a pestare sull’acceleratore da viale Roma, a Massa, e fino in via Stradella non si sono mai fermati. Nemmeno alle rotonde rallentavano, davvero un miracolo che nessuno sia rimasto coinvolto. Solo un’auto è stata colpita, senza grosse conseguenze per gli occupanti. Sembrava però che la fuga potesse andare a buon fine, fino a che non hanno lasciato l’Aurelia (dove avrebbero trovato la volante che arrivava da Forte) e hanno imboccato una serie di stradine. Qui è successo un miracolo, perché nessuno è rimasto coinvolto. All’altezza del campo della Renella la vetturetta truccata da bolide ha imboccato la strada che fanno tutti in senso contrario. Bastava che ci fosse uno scooter o un’auto e ci sarebbe stato un incidente devastante. Per tutti. Le volanti comunque sono rimaste praticamente a ridosso della Smart, lasciando lo spazio per poter effettuare una manovra disperata all’ultimo momento. Cosa che non ha potuto fare il ventenne, che probabilmente alla fine di via Stradella si è trovato di fronte una delle macchine civetta e ha dato un colpo di freno agghiacciante. I segni degli pneumatici sull’asfalto sono lì a testimoniarlo. Poi l’urto violentissimo contro il muro, la rottura di un contatore del gas e un palo di ferro. Dylan è morto all’istante, un altro passeggero, probabilmente un congiunto della vittima, è rimasto ferito gravemente. Il terzo non si è fatto nulla. Tanto che non ha avuto bisogno dell’ambulanza. Il corpo senza vita del ventenne è rimasto in terra per più di un’ora, dopo che i vigili del fuoco lo hanno estratto dalle lamiere. Ed è così che lo hanno visto i familiari, soprattutto la mamma della vittima, che appena hanno saputo quello che era successo si sono precipitati a Montignoso.

Le urla disperate della donna hanno acceso una sorta di baruffa con le forze dell’ordine, che hanno prima provato a trattenerli e poi li hanno respinti oltre il nastro biancorosso che delimitava la strada per permettere ai pompieri di mettere in sicurezza la zona. Sono stati momenti di tensione e un ufficiale dell’arma è rimasto contuso. Minacce a polizia e carabinieri, poi tutti in auto per raggiungere il Noa dove era stato trasportato il ferito. Partenza a folle velocità e anche qui il forte rischio che qualcuno potesse essere investito.

Intanto in via Stradella (o meglio via Croce perché è lì che è avvenuto tutto) era il capo della squadra mobile Antonio Dulvi Corcione a svolgere le indagini, insieme al magistrato di turno. La cosa che si deve chiarire prima di tutto è perché quella Smart si è messa a scappare a folle velocità. Come detto Dylan e i suoi compagni non avevano commesso una rapina e da quello che è emerso in macchina non avevano nulla di compromettente. Gli agenti li hanno inseguiti perché gli avevano intimato di fermarsi e loro invece di eseguire l’ordine erano schizzati via come in un videogame. Era l’inizio di una partita a scacchi con la morte.

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