Sicurezza
Rogo a Casette, fermato un sospetto
Individuato su segnalazione di un testimone, rilasciato perché non ci sono evidenze contro di lui
MASSA. Ore 10, arriva la prima telefonata alla stazione dei Vigili del Fuoco. «C’è del fumo che sale dal bosco all’incrocio al bivio di Casette, non so che succede». Ore 10.05, «Venite presto, la montagna brucia, c’è un fumo pazzesco». Clic. L’operatore abbassa la cornetta, è già la decima telefonata. Qualche minuto più tardi: «L’ho visto, ho visto quello che ha dato fuoco a tutto, stava passeggiando su e giù, ha una camicia bianca. È ancora lì...».
Quest’ultima chiamata arriva alla Questura e due volanti della polizia salgono subito verso la frazione. C’è da cogliere un piromane sul fatto. Non è roba da tutti i giorni, di solito riescono a fuggire con calma mentre il segno ardente della loro mania divora campi, sterpaglia e alberi sul suo cammino impegnando i soccorsi.
Le squadre dei vigili arrivano per prime ma la disposizione è “soccorso a persona”. Dalla comunicazione via radio pare che il piromane sia rimasto intrappolato nella sua stessa opera di distruzione. Probabilmente c’è da tirarlo fuori dalle fiamme e aprirgli un varco per portarlo in salvo.
Sul posto ci sono due camionette, il territorio non è dei più confortevoli. Serie di tornanti stretti ad arrampicarsi per i monti, scarso spazio di manovra. Ancor più ridotta, quasi nulla, la possibilità di azionare le pompe per arrivare all’incendio.
Arrivando da Massa si fa fatica a capire dove stia bruciando il bosco. Per osservare e coordinare meglio le operazioni una squadra si posiziona dirimpetto al crinale in fiamme, imboccando a destra lo svincolo verso Casette. Una squadra con due operatori invece sale dall’altro lato, verso Cava Gioia. Sono lì solo per l’eventuale recupero dell’uomo.
Sui tetti di Casette romba l’elicottero del servizio regionale. Non c’è altro modo per buttare acqua sul fuoco se non con la benna. Il bosco è altrimenti irraggiungibile in quella parte di monte. Si è alzato verso le 11 e ha dovuto lavorare per due ore prima di avere ragione delle fiamme.
Le ricerche e l’operazione di soccorso dei pompieri però si fermano dopo poco. «È scappato – spiega uno di loro – è difficilissimo prenderli sul fatto». Sono la squadra che è salita verso cava Gioia e restano lì per monitorare la situazione.
Più sotto, al bivio per Casette, due case fanno come da casellanti a chi entra nella frazione. Di fronte, scenario insolito, sono parcheggiate due volanti della polizia. Quattro agenti conversano con un paio di uomini, in linea d’aria proprio sotto l’incendio che per fortuna non dilaga. Le fiamme restano basse.
«Io non mi sono accorta di nulla finché non ho sentito il rumore delle sirene e allora sono venuta fuori», racconta ancora frastornata una delle abitanti dei due caseggiati sotto le fiamme. Nessun rischio per loro. «Ci siamo preoccupati, quando sentiamo l’elicottero è per qualcosa in cava». E l’incendio? «No, non abbiamo visto nulla, eravamo dentro».
Al termine della discussione la polizia va via. Erano scesi in quattro dalla volante, ripartono in cinque. C’è un sospetto e lo portano in Questura per l’interrogatorio.
L’uomo, sulla sessantina, corrisponde alla descrizione fatta dal testimone. Corrispondono alcuni dettagli, corrisponde la camicia bianca. L’uomo decide spontaneamente di seguire le forze dell’ordine.
L’interrogatorio andrà avanti fino alle 15, un paio d’ore. Un’ora e mezzo prima l’incendio viene spento. Gli uomini della questura fanno delle domande, l’uomo risponde. I sospetti ci sono, e rimangono, ma non c’è alcuna evidenza. Così l’uomo sarà rilasciato, anche se rimane sotto la lente della polizia. E le indagini proseguono.
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