Finanza
San Carlo, parla il pioniere: terme moderne e più decoro
Massa, Romano Briglia ha gestito il primo albergo in paese. La sua ricetta per il rilancio tra natura e relax
MASSA. Un pioniere non va mai in pensione. Resta una voce da ascoltare, un’esperienza da cui prendere spunto: se sei stato il primo, significa che hai visto oltre la semplice apparenza delle cose. E Romano Briglia ha visto oltre le patate e le capre che fino agli anni Quaranta circondavano San Carlo, intuendo tutte le potenzialità di quel piccolo borgo di montagna. Le scoperte di Nicola Zonder sui principi terapeutici dell’acqua termale non avevano raggiunto ancora il blasone che arriverà negli anni Sessanta, ma le attrattive comunque non mancavano nella collina massese.
«San Carlo è sempre stato meraviglioso di per sé con la sua natura - dice Briglia - Dalla passeggiata puoi vedere dal golfo di La Spezia fino a Viareggio: non ci sono molti paesaggi come questo. Poi dopo è iniziato lo sfruttamento dell’acqua termale e siamo diventati più famosi di Montecatini. Non è poco, considerando le nostre dimensioni».
L’albergo di Briglia portava il nome del paese: il San Carlo. È stato inaugurato nel 1936 dai suoi nonni, a cui è subentrato subito dopo la guerra, nel ‘44.
«Non c’era nulla allora. Soltanto la strada provinciale e i campi pieni di vigne, da cui tra l’altro veniva un vino buonissimo. L’hotel allora aveva soltanto otto camere in cui non c’era neanche l’acqua corrente: l’andavamo a prendere alla fonte. Sembrava una casa colonica, tra i pini e gli ulivi. I clienti erano soprattutto lavoratori e in alcuni casi sono tornati negli anni: si erano innamorati del paese».
Ma le terme vere e proprio ancora non c’erano. Segno che San Carlo aveva ed ha valori già nella sua semplicità.
«Era ancora un piccolo rifugio felice e noi avevamo tutte le camere piene. Le terme erano ancora a livello embrionale. È servito Zonder, uno svizzero, uno preparato, per scoprire le proprietà curative dell’acqua che sono uniche per i problemi renali e di calcoli. Quando ha iniziato a spargersi la voce di queste proprietà, il paese ha iniziato a richiamare molta gente. Intanto a San Carlo erano nati altri tre alberghi. A quel punto le terme erano diventate famose: anche l’Asl prescriveva i trattamenti qui a San Carlo, pagati dalla mutua. La passeggiata allora era piena di gente, soprattutto la sera».
Anni d’oro per il borgo, con la passeggiata piena di gente e le camere degli hotel esaurite per mesi interi. Un giro di persone che rifocillava l’economia del borgo e di riflesso quella di tutta la collina massese. Poi però arrivano due cambiamenti: viene inventata la macchina schiaccia calcoli e lo Stato ha smesso di pagare i trattamenti.
«La situazione lì è cambiata, per poi precipitare quando il vecchio proprietario delle terme è deceduto. Da quel momento è iniziato un vero e proprio declino».
Qual è allora la ricetta per riportare San Carlo ai suoi fasti?
«Occorre guardare ai giorni nostri e a quello che il turista cerca. Innanzitutto le terme, che dovranno essere ripensate in chiave moderna, con una struttura adeguata e innovativa. Poi va recuperato il paese, che può essere ancora un rifugio felice, in cui la gente può rilassarsi e godere della natura, con le mountain bike o con altre attività».
Segnali che la strada intrapresa sia proprio questa ci sono, secondo Briglia, anche se il lavoro da fare è ancora molto.
«Gli imprenditori hanno ripreso ad investire sulle proprie strutture e questo non può che essere un segnale incoraggiante. Ma va recuperato anche il decoro: basta guardare la piazza del paese e percepisci subito il senso di abbandono. Lo stesso vale per la passeggiata e gli altri angoli caratteristici di San Carlo. Inoltre, da quando c’è stata la riforma delle Province non si capisce più chi è competente di cosa: la strada ad esempio non viene mai curata. A volte capita che la vegetazione invada anche la carreggiata. Sembra quasi un viottolo più che una strada provinciale. È ovvio che se questo è il biglietto da visita siamo ancora ben distanti dal rilancio della località».
Secondo Briglia quindi, per puntare ad un vero e proprio rilancio, è necessario uno sforzo corale: gli imprenditori di San Carlo già stanno facendo il loro.
«Ora manca la riapertura delle terme, che ovviamente è il perno del futuro del paese. E poi serve che lo Stato faccia la sua parte, valorizzando questo territorio, che rimane meraviglioso nonostante in troppi si siano dimenticato di lui».
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