La manifestazione
Sberle e testa contro il muro Condannato marito padrone
La Cassazione ha confermato la pena di un anno. La donna era finita all’ospedale e i medici le avevano detto che stava aspettando un bambino. Ed era fuggita
CARRARA. Assolto dall’accusa di maltrattamenti, ma non da quella di lesioni. La Cassazione ha confermato la condanna di un uomo della provincia apuana finito a processo perché aveva picchiato, mandandola all’ospedale, la moglie incinta. La suprema corte ha rigettato il ricorso presentato dai legali del quarantenne, gli avvocati Riccardo Balatri e Andrea Monaci, confermando la condanna a un anno stabilita a gennaio 2016 dalla corte di appello di Genova. In primo grado invece la pena era stata di due anni.
Secondo l’accusa, e anche secondo i giudici che hanno ravvisato parte delle responsabilità contestate, l’uomo ha aggredito la consorte con schiaffi al viso. Non contento poi le aveva anche tirato i capelli e sbattuto la testa contro il muro. Quando la donna era finita in terra con un bastone le aveva dato un colpo sul costato. Piena di ecchimosi la poverina era finita all’ospedale dove le avevano dato dieci giorni di prognosi, segnalando alle forze dell’ordine quella violenza. Lei poi aveva raccontato quello che aveva subito, ma per evitare di trovarsi di fronte a quell’aguzzino si era rifugiata a Bologna da una sua amica prima e in una struttura protetta poi. Aveva lasciato l’ospedale prima del tempo proprio perché temeva per la sua vita e per quella della creatura che teneva in grembo (nel frattempo il piccolo è nato). Nel racconto la donna faceva riferimento anche a una violenza sessuale che però non è stata riscontrata dai medici e per questo la difesa dell’uomo ha impugnato la sentenza, per due volte. Nonostante l’incongruenza sia i giudici dell’appello che quelli della cassazione hanno ritenuto che il suo racconto fosse credibile. Ma i magistrati hanno limitato il comportamento del quarantenne a quello specifico episodio. E non ad altri. Per questo motivo l’accusa di maltrattamenti è caduta. Rimanendo quella delle lesioni che la signora aveva subito, facilmente dimostrabili dai referti medici e dalle foto che l’amica le aveva scattato: ecchimosi in volto, sul torace e sulle gambe.
Balatri e Monaci però sono riusciti a dimostrare che il loro assistito non sapesse della gravidanza della compagna, dato che anche lei lo aveva scoperto al pronto soccorso quando era andata a farsi medicare i segni delle percosse.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
