Il Tirreno

«Ristrutturiamo i vecchi alberghi»

La proposta di un militante di Articolo Primo: «Basta realizzare seconde case»

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MARINA DI MASSA. Gli alberghi dismessi devono essere ristrutturati mantenendo la destinazione d’uso ricettiva, oppure diventare civili abitazioni? Se lo chiede Alfredo Camera, militante di Articolo Primo. «Marina di Massa - scrive - è una destinazione balneare conosciuta da tempo, che però non può e non si deve reggere solo sulle bellezze naturali e paesaggistiche, ma sulla struttura e l'organizzazione stessa dell'offerta alberghiera. La non crescita turistica degli ultimi anni è legata, anche, alla mancanza di strutture ricettive che siano ai passi con i tempi in termini di qualità e offerta. La promozione turistica della nostra località deve ripartire dalla riqualificazione di strutture ricettive che attualmente sono presenti sul teritorio ma che non rispondono più a tale funzione».

E Camera aggiunge: «Vecchie strutture ricettive chiuse da anni, abbandonate all'incuria e al degrado; sul nostro territorio ne abbiamo diverse e non esiste un unica soluzione per racchiuderle tutte in un preciso e specifico percorso di riqualificazione. Sul litorale esistono strutture storiche che raccontano pezzi di vita e sulle quali c'è la necessità di porre una accurata riflessione. È doveroso prima fare alcune premesse, perché per costruire un solido futuro si deve necessariamente conoscere il passato. Il boom immobiliare delle seconde case tra il 1995 e il 2005, prima della crisi globale che ha colpito duro anche sul nostro territorio, è figlio del ventennio precedente quando interi nuclei familiari soggiornavano nelle pensioni o negli alberghi».

«Ciò ha portato la nostra realtà turistica a livelli fiorenti - argomenta il militante di Articolo Primo -, facendo apprezzare alla "gente del nord" il nostro mare, le nostre montagne, il nostro clima e la nostra cucina. Chi ha un età tra i 45 e 50 anni, marinello, non può non ricordare "le estati di Marina di Massa": questo ha suscitato la voglia di acquistare la casa al mare e questo è successo. Perché oltre a quelle eccellenze che venivano citate sopra si aggiunge il fatto, non secondario, che comunque con due ore circa di auto si usciva dallo smog e dalla nebbia e - "scavallata la Cisa si apre un altro mondo"- oggi questo è un cerchio che si è chiuso».

E Camera conclude: «Abbiamo perso l'occasione di adeguare i canoni urbanistici ed architettonici. Ristrutturare questi edifici, mantenere lo status di struttura ricettiva, riaprià sicuramente un nuovo ciclo. Puntare sul turismo è una necessità della nostra Marina e oggi più che mai il tessuto commerciale della zona ha bisogno di quel tipo di strutture.Una vera e consapevole politica del turismo non può prescindere dal non avere strutture ricettive alberghiere sul territorio. Non penso ci sia necessita di riconvertire queste strutture in nuovi appartamenti, gli ultimi anni lo dimostrano: seconde case vuote, uguale ristoranti e bar vuoti. Non serve più il punto di polizia, l'ufficio turistico, la guardia medica. Dobbiamo pensare alle entrate che possono derivare dal turista, e non solo agli oneri che vengono incamerati dall'amministrazione con gli eventuali cambi di destinazione d'uso. Quindi si agisca sulle proprietà e si faccia rispettare il bene privato anche quando rappresenta un onere e non soltanto un profitto, si richieda il ripristino immediato delle condizioni di decoro e di sicurezza degli edifici».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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