La manifestazione
I bagni si difendono: «Licenze rispettate»
Gli stabilimenti di Montignoso: se ci sono irregolarità vanno collegate alle norme che disciplinano il rilascio dei permessi
MONTIGNOSO. «Noi abbiamo sempre rispettato i termini delle licenze rilasciate dal Comune: se ci sono delle irregolarità, queste riguardano le norme che regolamentano le licenze e quelle che ci sono state rilasciate». Carlo Pardini dà voce per tutti gli stabilimenti balneari di Montignoso, ora che sono finiti nel mirino della Capitaneria di porto riguardo alle case di guardianaggio trasformate in ristoranti. «Sono diversi anni ormai che andiamo avanti con questo sistema e fino ad oggi non ci sono mai stati problemi - continua Pardini, che è il responsabile dell’associazione bagni Cinquale - Certo che se ci sono delle irregolarità queste devono essere portate a norma e se c’è qualcuno che ha fatto il furbo deve essere sanzionato. Ma noi, almeno per quanto mi risulta, abbiamo sempre rispettato le disposizioni del Comune».
È un momento frenetico lungo l’arenile: i titolari degli stabilimenti sono impegnati a preparare le strutture in vista dell’estate, a pulire gli spazi aperti e la spiaggia in concessione. Lo stesso avviene al Bagno Galliano, quello di Pardini, che ha saputo dell’indagine conoscitiva dalla stampa. «A noi nessuno ha comunicato nulla» spiega dopo essersi consultato con i colleghi. Gli stabilimenti, sul litorale di Montignoso, sono una quindicina. Quasi tutti composti dalle stesse strutture, con le casette di guardianaggio usate come cucine per la clientela dello stabilimento. «Sono ormai anni che ci è stata concessa una licenzia di tipologia C, che permette di preparare cibo ai clienti dello stabilimento fino all’orario di chiusura - spiega Pardini - E il Comune di Montignoso ha allungato l’orario di apertura fino a mezzanotte, anche qui da un po’ di tempo».
In queste parole c’è il punto dell’associazione rispetto all’indagine della Capitaneria di porto, che contesta innanzitutto ai gestori di aver trasformato le cucine delle case di guardianaggio (a suo dire ad uso esclusivo dei gestori stessi) in cucine per tutto lo stabilimento. «Dal Comune ci hanno detto, al rilascio delle licenze, che potevamo usarle per i clienti» spiega il rappresentante dell’associazione. C’è poi un’altra contestazione da parte della Capitaneria: il mancato rispetto dell’ordinanza 70 del 2014, che prevede sì la facoltà di lasciare aperto lo stabilimento fino a mezzanotte, ma per e sole cure termali per elioterapia e per attività sportive e ricreative. Altrimenti, la chiusura è fissata per le 20. «Noi abbiamo tre tipologie di clienti: il giornaliero, chi ha la seconda casa e chi è pensione - continua Pardini - Nessuno di queste tre tipologie rimane mai a cena al bagno: la sera vanno al ristorante. Al pranzo sì, persone ci sono, ma per questo appunto abbiamo le licenze di tipologia C».
Sul litorale di Montignoso ora tutti attendono gli sviluppi di questa vicenda, sicuri di aver seguito le disposizioni date dall’amministrazione. Al momento l’azione della Capitaneria di porto è una semplice indagine conoscitiva, ma non è escluso che possa sfociare in sanzioni o nell’apertura di un fascicolo. I titolari e i gestori dei bagni intanto cercano di capire come muoversi: ci sono già stati contatti con il municipio e, come dice Pardini, «siamo pronti a rivedere ciò che verrà ritenuto irregolare». Ma intanto montano alcuni dubbi: «nei giorni scorsi è arrivata la multa per i varchi di soccorso troppo stretti, anche se sono gli stessi da tempo - conclude il responsabile dell’associazione - Ora è arrivata anche l’indagine. Non vorrei che qualcuno se la stia prendendo con Montignoso, magari presentando degli esposti o delle segnalazioni». (a.f.)
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