Il Tirreno

guccini per Eccopinò

«Sull’Appennino grande cultura di vini»

di Fabrizio Palagi
«Sull’Appennino grande cultura di vini»

LICCIANA NARDI. Quando il buon vino si abbina a una della voci canore maggiormente conosciute a livello nazionale. Nelle ampie sale del castello Malaspina di Terrarossa, la produzione vitivinicola...

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LICCIANA NARDI. Quando il buon vino si abbina a una della voci canore maggiormente conosciute a livello nazionale. Nelle ampie sale del castello Malaspina di Terrarossa, la produzione vitivinicola attiva sotto l'Appennino tosco-emiliano è stata protagonista grazie alla voce di un "montanaro" d'eccezione, come ama essere definito il noto cantautore Francesco Guccini.

Intervistato dal conduttore radiofonico Massimo Cirri (Rai Radio2 - Caterpillar), Francesco Guccini ha regalato ricordi e presente della sua montagna ai piccoli produttori riuniti nell'associazione "Appennino Toscano - Vignaioli di Pinot Nero" organizzatori di Eccopinò, evento annuale che in questa edizione è stato patrocinato dall'amministrazione comunale di Licciana Nardi.

Il sindaco, Enzo Manenti, ha accolto i partecipanti, rivolgendo loro l'invito a ripetere simili esperienze «utili a promuovere il territorio e i suoi prodotti». Poi la parola all'ospite d'onore: «Sono montanaro in grande percentuale - ha esordito il cantautore e scrittore, Francesco Guccini - fin da piccolissimo ho trascorso a Pavana tutte le estati e le feste. Oggi ci vivo. Un Appennino povero quello che conosco io, che ha vissuto uno spopolamento enorme, passando da oltre 7mila anime alle 900 attuali. In tanti emigrarono in Francia e in Belgio, molti non sono più tornati».

Un Appennino, quello toscano, assai diverso da quello emiliano, più grasso, più ricco. A testimoniarlo proprio la cultura del vino che qui tentava prodotti che restavano aspri e duri da bere e di là viveva la gioia e la facilità del lambrusco. «Ho fama di gran bevitore - ha scherzato Guccini - ma pochi sanno che finché non ho iniziato a guadagnare i primi soldi con le canzoni, a casa mia il vino non si poteva comprare».

Oggi l'Appennino toscano vede coltivare il pinot nero, il più à la page dei vitigni, come lo ha definito Massimo Cirri nel corso dell'intervista, chiamando in causa i vignaioli presenti e sottolineando di ognuno alcuni lampi di follia.

Dal musicista prestato alla campagna, all'artigiano orafo o il chimico o la giornalista fuggiti dalla città, fino ad alcuni enologi professionisti che non hanno resistito alla tentazione di affiancare alle consulenze la creazione di una propria azienda vitivinicola.

«Senza sapere l'uno dell'altro, tutti abbiamo scelto il pinot nero - hanno voluto giustificarsi i vignaioli per bocca del loro presidente, Cipriano Barsanti - è stato l'Appennino con il suo clima e i suoi suoli a suggerircelo. Nelle prossime edizioni di Eccopinò promettiamo di spiegarlo meglio facendoci aiutare da geologi, climatologi e tutti gli amici che vorranno intervenire».

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