Il Tirreno

I Comitati No Gaia si scindono ancora e si fanno... in tre

di Libero Red Dolce
I Comitati No Gaia si scindono ancora e si fanno... in tre

Fruzzetti lascia il “Popolo dell’acqua” e fonda un suo gruppo Screzi su visioni politiche e l’uso delle famose ventimila firme

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MASSA. Per fare l’acqua servono due parti di idrogeno e una di ossigeno. E i comitati No-Gaia, forse per fedeltà alla formula chimica che sintetizza il bene che difendono, si sono scissi in tre parti: “Acqua alla gola”, “Popolo dell’acqua” e il neonato “Acqua”. Come la Dc delle mille correnti,; un paradosso mica male per un movimento che della trasversalità politica e dalla lontanza dai partiti ha fatto la sua bandiera.

A sentire i protagonisti di questa vicenda tutti giurano che sia così. La politica è rimasta fuori; al massimo sono gli altri a essersi politicizzati. E in tutta questa baruffa, sullo sfondo, resta un capitale di ventimila firme di cittadini raccolte tramite una battaglia comune di anni che ora rischia di essere travolto dal discredito.

Il primo a dare l’addio fu Alfonso Baldi. Tra i “padri fondatori” del primo comitato, è uscito qualche mese fa sbattendo la porta con una polemica sulla gestione delle firme. “Vanno consegnate subito”, sosteneva lui. “Vanno capitalizzate e aumentate di numero”, gli rispondevano gli altri. Frattura che sembrava potersi comporre, ma non è andata così.

La cosa buffa è che nonostante l’uscente fosse lui, a fare le valigie e abbandonare il nome del comitato storico, “Acqua alla gola”, sono gli altri. Nasce il “Popolo dell’acqua”, guidato, tra gli altri, dall’avvocato Francesca Galloni e Galeano Fruzzetti.

Un’altra linea di frattura sembra essere quella sull’uscita o meno da Gaia. «La differenza tra noi e loro – spiega Baldi – anche adesso che si sono divisi è che noi manteniamo la battaglia iniziale, vogliamo uscire da Gaia. Loro no, cercano soluzioni politiche».

«In realtà la nostra posizione – puntualizza Galloni –, così come quella di Fruzzetti, è di modificare la legge regionale per ridisegnare gli ambiti territoriali ottimali necessari per uscire da Gaia e iniziare a gestire l’acqua a livello locale. Non più grandi aggregazioni, ma gestione locale ». Fruzzetti peraltro conferma: «La strada è questa, così si uscirebbe già da questa Gaia».

Eppure, nonostante la comunione d’intenti sul futuro di Gaia, l’accordo non ha retto. Dov’è saltato il collante se le linee guida sono le stesse? La politica non c’entra», insistono entrambe le parti. E però...

«Sono stato preso di mira da chi si è appropriato del “Popolo dell’acqua” –dice Fruzzetti – perché ho detto pubblicamente che avrei aderito al nuovo movimento politico Articolo Uno-Mdp. Una scelta personale, che non volevo imporre a nessun’altro». E così ha lanciato “Acqua”, con economia di parole.

Non la vedono alla stesso modo dal “Popolo dell’acqua”. «La scelta di Fruzzetti è libera e personale – spiega Galloni – però non è stata comunicata a nessuno. L’abbiamo appresa da Facebook. A quel punto abbiamo detto “liberi tutti”, ma a lui non stava bene. E ha continuato a parlare a nome del gruppo sul come utilizzare le firme. Abbiamo temuto una strumentalizzazione».

Secondo Fruzzetti infatti andavano utilizzate in vista delle elezioni, come strumento di pressione. «La linea di sempre», sostiene lui. «Adesso invece le consegneremo – spiega Galloni – pensiamo siano più sicure nelle mani del sindaco. I comitati sono apartitici e tali restano». Anche se Fruzzetti suggerisce «simpatie e possibili candidature grilline per chi gestisce il Popolo dell’acqua».

Insomma, quanti partiti e incroci per chi nasce fuori dalla politica. È tempo di ricostruire ora. Altrimenti c’è il rischio che quei ventimila rimangano inascoltati.

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