Finanza
«Volpi non utilizzi la normativa»
L’appello della rete Città in Comune: «Discrimina solo i più deboli»
MASSA. Con vento, freddo o pioggia, un clochard potrebbe non trovare più riparo nella sala d'attesa di una stazione o sotto una pensilina alla fermata dell'autobus.
È una delle conseguenze del Decreto Legge Minniti pubblicato in G.U. n.42 il 20 febbraio 2017 e già operativo; il testo "Collaborazione interistituzionale per la promozione e la sicurezza integrata e della sicurezza urbana" stabilisce misure a tutela del decoro delle aree ferroviarie, aeroportuali, marittime e di trasporto pubblico locale sanzionando chi le occupa con multe da 100 a 300 euro o, in caso di reiterazione, con l'allontanamento dai luoghi occupati da sei mesi a due anni. Una sorta di "daspo urbano".
Ai siti indicati dal decreto si possono aggiungere musei, parchi pubblici, luoghi di cultura: tutto ciò che un sindaco ritiene a rischio per il decoro o dal punto di vista turistico. Con modifiche all'articolo 50 del testo unico degli enti locali, infatti, il sindaco può adottare ordinanze per «superare situazioni di grave incuria o degrado del territorio o di pregiudizio del decoro e della vivibilità, con particolare riferimento alla tutela della tranquillità e del riposo dei residenti».
«Individua un crimine nel disagio sociale senza risolvere il problema vero di una povertà allargata sul territorio» commenta Nicola Cavazzuti, consigliere comunale del Prc che presenterà un ordine del giorno non emendabile per chiedere al Governo il ritiro dell'atto e per impegnare il sindaco di Massa a non utilizzare la nuova normativa in materia di sicurezza e immigrazione. L'ordine del giorno, partito da una proposta della rete "Città in comune", viene presentato in molti comuni italiani da gruppi consiliari con l'appoggio delle associazioni; a Massa è stato condiviso da Arci, Accademia della Pace, Verdi, PRC - Rete a Sinistra, Sinistra Anticapitalista, Sinistra Italiana. Gruppi che stanno lavorando anche su come impugnare il Decreto ritenendolo «anticostituzionale e classista perché apre un solco profondo tra gli ultimi della società e chi sta un gradino più in alto», ha detto Cavazzuti.
E di tempo ne è rimasto poco perché entro aprile il testo sarà portato in Senato per la trasformazione in legge. Daniele Terzoni, segretario provinciale dei Verdi commenta: «in uno stato che cerca l'identità laica, azioni come queste aumentano quello stato di arbitrariato che ogni sindaco può esercitare nei propri territori; si entra in un vortice di persecuzione delle categorie più deboli. Il decreto utilizza parole come "libertà", "decoro", "sicurezza": manca il rispetto universale». Non è con questo atto che si risolvono le situazioni di degrado sul territorio, per Cavazzuti «servono contribuzioni e non un testo che sia securitario al massimo».
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