Proteste
«Troppi veleni, ecco il perché dei tumori»
Il chimico Nebbia: «Serve un inventario delle materie impiegate e disperse, aiuterebbe a trovare le fonti di nocività»
MASSA. «Ho letto con interesse la relazione dell'Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica (Ispo) della Toscana contenente i dati sulla diffusione dei tumori a Massa e Carrara. Non sono uno specialista di epidemiologia ma non mi sorprende che la provincia presenti una incidenza di casi di tumori superiore alla media degli abitanti della Toscana».
A scriverlo è il professore Giorgio Nebbia, uno dei maggiori chimici italiani, a cui abbiamo chiesto un parere sui dati emersi dallo studio epidemiologico condotto dall'Ispo riguardo all'incidenza dei tumori maligni nella nostra provincia, dal quale si evince che nel decennio 2006-2015 ci sono stati a Massa-Carrara 15.717 (8278 maschi, 7439 femmine) ricoverati per cancro, rispetto ai 14.216 "attesi" in base alla frequenza specifica regionale (7.305 maschi, 6911 femmine).
Ben 1.500 casi in più, che secondo l'Ispo sarebbero da ricondurre principalmente alle esposizioni lavorative ed ambientali, che hanno interessato in maniera rilevante l'area apuana, soprattutto all'epoca in cui era attivo il polo chimico. Una conclusione condivisa anche da Nebbia.
«Come chimico, -conferma l'esperto- sulla base delle conoscenze dei processi industriali che si sono svolti, nel corso di 80 anni, nella zona industriale apuana, posso dire che le varie industrie chimiche e metallurgiche che si sono succedute hanno rilasciato nell'aria, nelle acque e sul suolo un gran numero di sostanze nocive per la salute. Citerò soltanto le sostanze cancerogene e tossiche associate alle attività della cokeria, l'amianto, il cromo e altri metalli, i vari sottoprodotti della fabbricazione di concimi e pesticidi, i pesticidi stessi, i residui di vernici, di incenerimento di rifiuti, le polveri di carbone e quelle delle attività di segagione di marmo e graniti e di fabbricazione di refrattari».
Nebbia cita anche due libri dedicati a queste tematiche: "Zona Industriale Apuana" di Matteo Marchini, edito da Eclettica in 2 volumi e "Storia dello stabilimento Farmoplant di Massa-Carrara" di Simone Ortori, che a breve sarà pubblicato in versione integrale dalla Fondazione Luigi Micheletti di Brescia, con una presentazione a cura dello stesso Nebbia.
«Alcuni studi, -ricorda il chimico- fra cui quelli di Simone Ortori e di Matteo Marchini, hanno descritto l'evoluzione delle industrie della zona industriale e i relativi cicli produttivi e prodotti; molte altre informazioni sono sparse in vari archivi».
Secondo l'esperto, inoltre, sarebbe opportuno che le autorità della provincia, approfittando dell'80° anniversario dei decreti istitutivi della Zona Industriale Apuana, promuovessero un dettagliato inventario dei processi produttivi e delle materie impiegate, prodotte e disperse nell'ambiente, anche per aiutare gli studiosi di epidemiologia a conoscere le principali fonti di nocività per la salute, alcune delle quali fanno sentire la loro presenza ed effetti a distanza di decenni.
«Gli eventi della zona industriale apuana, -conclude Nebbia- nel bene e nel male, non sono da cancellare dalla memoria ma da ricordare e studiare anche come fonti di una coscienza e cultura operaia e ambientalista».
David Chiappuella
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