Il Tirreno

San Carlo dimenticata ma non dai residenti

di Alfredo Faetti
San Carlo dimenticata ma non dai residenti

Nel paese termale le attività (da sole) tentano un difficile rilancio

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MASSA. Il cambio di un’epoca è racchiuso in un rubinetto, nascosto in una parete scavata nella roccia. Se non se ne conosce la posizione esatta, è impossibile accorgersi della sua presenza, tanto è in disparte. Eppure, soltanto da quella manopola torna a sgorgare l’acqua di San Carlo insieme a tutte le sue proprietà curative. Un tempo non troppo lontano, questo tesoro sotterraneo rappresentava il cuore pulsante di una frazione vivace e attiva della collina massese, capace di attirare persone da tutta Italia. Girando oggi per il borgo, sembra passato un secolo. Le terme, chiuse ormai da cinque anni anche se il loro declino parte da ancora prima, sono un cantiere aperto; la passeggiata sul belvedere è accompagnata da una ringhiera coperta di ruggine e da alberghi abbandonati, su cui è sbiadito anche il cartello vendesi. Eppure, il cuore di San Carlo continua a battere comunque, nonostante gli ultimi anni difficili, grazie all’iniziativa dei suoi abitanti, a cui non manca certo la forza di volontà. Gli imprenditori infatti hanno continuato a investire scommettendo su loro stessi, con ottimi risultati. «Peggio di così le cose non posso andare a San Carlo, eppure riusciamo comunque a lavorare - dicono gli interessati - Pensate cosa potremmo fare se ci fosse un po’ più di cura su questa frazione».

Non è possibile parlare del borgo senza citare quell’acqua dalle proprietà terapeutiche, ideale per chi ha problemi ai reni. «Un tempo era proprio l’Asl a prescrivere dei trattamenti qua a San Carlo - raccontano in paese - Allora sì che c’era giro». Oggi invece ce n’è molto meno, se paragonato a quel tempo di grandi fasti. Ecco perché tutti attendono impazienti la riapertura delle terme, con un ottimismo maggiore rispetto al recente passato. Dopo essere rimbalzato da una proprietà all’altra senza risultati, l’impianto fa capo da due anni alla società farmaceutica Santa Maria Novella di Firenze, pronta a dare una svolta alla situazione: il progetto infatti prevede la realizzazione di una vera e propria spa, dove andrà comunque avanti l’attività di imbottigliamento. Due anni di lavori serrati, sebbene ostacoli più volte da difficoltà strutturali che ne stanno allungando i tempi. Il taglio del nastro stando al primissimo cronoprogramma era previsto per l’estate 2016, per poi slittare alla primavera 2017. Ma visto lo stato dei lavori attuali, sembra più verosimile rimandare l’apertura all’estate 2018.

«Gli operai lavorano tutti i giorni comunque e questo ci fa ben sperare che prima o poi le terme saranno veramente riaperte» dice Diego Beani dell’hotel ristorante Il Buongustaio. «È ovvio che la riapertura significherebbe molto in termini di presenze, ma noi comunque riusciamo a lavorare anche senza terme». Quando un’epoca volge al termine, del resto, o si decide di morire con lei oppure si è costretti a rimboccarsi le maniche e a farsi venire nuove idee. Gli imprenditori hanno seguito proprio questa strada, rimettendosi in gioco e organizzando un servizio che sposa alla perfezione con il territorio. «La vista e la bellezza di questi monti sono il primo sono il primo biglietto da visita» spiega Beani. Ai doni di madre natura, poi, ogni attività ha accompagnato un suo spunto. Al Buongustaio, ad esempio, tra i vari investimenti è stata anche realizzata una piscina, così da non perdere l’idea di acqua che si lega al paese. Ovvio però che i clienti siano diversi. «Stranieri soprattutto - spiega Beani - Francesi, belgi e olandesi la maggioranza, ma anche inglesi e tedeschi». Turisti che arrivano per godersi questo angolo a metà strada tra il mare e le Alpi.

«È un posto meraviglioso San Carlo e i clienti tornano sempre volentieri» fanno eco dall’hotel Settimo Cielo i due titolari Roberta Esposito e Giorgio Podestà. Loro sono dodici anni che portano avanti questa struttura immersa nel verde, rinnovata fuori e dentro, dove ogni visitatore ha un mini appartamento a disposizione e tutte le estati viene preparata la pizza in veranda. «Ci siamo dedicati anima e corpo a questo hotel e per fortuna riusciamo a raccoglierne i frutti - spiegano i titolari - Ma ci siamo fatti tutto da soli. Qua il Comune non ti dà una mano: anche i rovi sulla strada dobbiamo tagliarceli da soli, perché se aspettiamo loro...».

Il malcontento con l’amministrazione si respira tanto quanto la nostalgia delle terme. Ci sono tanti, piccoli ma significativi aspetti che i residenti mettono in luce. La strada che collega San Carlo con Montignoso, ad esempio: da tempo immemore è interrotta da una frana e mentre i turisti continuano a perdercisi (perché il navigatore la indica come il percorso più breve venendo da est) i due Comuni non hanno mai provveduto a rimuoverla. Ancora: nel piccolo parco di via Zonder, da cui il colpo d’occhio racchiude sia il mare sia i monti, è quasi sparito nell’erba alta, da cui campeggia solamente un ripetitore telefonico. Poi la ruggine sulla ringhiera del belvedere, lo sporco ai cassonetti, la manutenzione delle strade. Piccoli aspetti a cui si legano quelli macroscopici, come l’ex hotel La Scaletta, chiuso da quarant’anni, rimasto oggi un enorme casermone deserto che si affaccia dalla collina. Allo stesso modo, altri ristoranti e alberghi un tempo di lustro sono oggi con il cartello “vendesi” all’ingresso. Strutture, in molti ne sono certi in paese, ormai fuori portata per i giorni nostri, in cui il turismo si lega a natura, escursioni, relax e via dicendo. Qualche trattativa per riuscire a riaprirli c’è stata negli ultimi anni, ma nessuno ha mai concluso l’affare, lasciando terrazze e camere vuote. «Forse quando riapriranno le terme» sospira un paesano. Forse. Come dicono i residenti, se a San Carlo si lavora nonostante tutto, una maggiore attenzione potrebbe davvero rilanciare questo borgo a quei fasti originali che merita ancora oggi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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