Il Tirreno

La casata e la città: una storia di 500 anni

Villa Dosi è anche il simbolo del legame della famiglia con Pontremoli. Il capostipite pontremolese della famiglia venne a metà del ‘500 come comandante del presidio dei Farnese. In seguito...

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Villa Dosi è anche il simbolo del legame della famiglia con Pontremoli. Il capostipite pontremolese della famiglia venne a metà del ‘500 come comandante del presidio dei Farnese. In seguito acquistarono nel 1610 il terreno dei Chiosi. Ma fu solo alla fine del secolo che i due fratelli Dosi, Carlo e Francesco, diedero inizio all’opera di costruzione della villa. Fratelli che ci vengono ricordati nei ritratti, dalle grandi parrucche, situati sul portale della villa che data al 1700 la costruzione dell'edificio. Non si sa con certezza chi fu l’architetto che progettò la struttura: si ipotizza Francesco Natali, l'intellettuale dei due fratelli. Quello che è certo è che i lavori furono poi commissionati a due nomi noti del barocco pontremolese, lo stesso Natali e Alessandro Gherardini. Dopo un lungo periodo di crescita, la villa ebbe un momento di crisi tra il 1700 ed il 1800, la famiglia Dosi cominciò a frequentare sempre meno questa “tenuta” di campagna, e tra abbandono e razzie delle truppe napoleoniche la villa toccò il suo punto più basso con il crollo della volta del salone d'ingresso nel 1816. Proprio da quell’anno si ebbe una lenta ma costante risalita. Simbolo di questa rinascita i cedri del Libano, ancora oggi visibili, piantati nel 1863 da Gian Carlo Dosi, (r.s.)

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