Il Tirreno

«Infami, siete sbirri» Aggrediti a cinghiate

di Libero Red Dolce
«Infami, siete sbirri» Aggrediti a cinghiate

Feriti da tre balordi gli esponenti della Lega Cella e Mottini

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MASSA. Si è sfilato la cinghia dai pantaloni con un unico movimento veloce, l’ha fatta mulinare per aria e in un attimo l’ha calata sulla testa di Guido Mottini. Qualche istante dopo si è avvicinato svelto il suo compare, da dietro, e lo ha colpito con un pugno. Tutto perché gli avevano detto di fermarsi, che prendere a calci panchine, fioriere e macchine non era una bella cosa. Ma il dialogo non era proprio il loro campo da gioco.

Una brutta avventura per il vice-segretario per la Toscana Guido Mottini e il segretario provinciale della Lega Nord, Andrea Cella, aggrediti da tre nervosissimi balordi solo perché avevano cercato di riportarli alla ragione.

Non è ancora primavera venerdì sera a Massa, ma l’aria è più calda già da qualche giorno. A passeggiare in centro arrivano anche tre giovani uomini: Cella, Mottini e un loro amico. Sono usciti da una riunione politica a Vecchiano. È tempo di elezioni e quadratura anche in provincia e le riunioni, si sa, sono infinite. Hanno fatto tardi e deciso così di prendere un panino in centro a Massa. A godersi questo primo tepore.

Dopo aver mangiato, una passeggiata, il centro è animato, una birra per rinfrescare la testa e la gola dopo tanto parlare di politica. Passo calmo, conviviale, ma a un certo punto si imbattono in un gruppo di ragazzi. «Un pò agitati», spiega con una descrizione che restituisce per difetto l’attività di quei tre. Sono una marea montante, elettrica e aggressiva. Si spostano e fanno il vuoto.

A distanza li hanno osservati su via Bastione. Arrivati vicini a una pizzeria ogni fioriera è l’opportunità per sfogare un calcio. Due, tre. Le devastano. E vanno oltre. È una passeggiata di vandalismo. Con metodo.

Il gruppo di amici ha deciso ormai di seguirli, li reputano pericolosi. «Potevano fare del male a qualcuno in quello stato – spiega Cella – se avessero incontrato una ragazza o una persona che avesse provato a fermarli non so come sarebbe finita. Erano talmente agitati da non guardare in faccia nessuno. Cercavano la rissa». Il seguito gli darà tristemente ragione.

Adrenalici, i balordi devastatori proseguono il loro itinerario. «Sia per senso civico che per senso morale», come dice Mottini, il gruppo di amici ha continuato a seguirli. A distanza di sicurezza ma non abbastanza da non essere notati. E infatti a un certo punto i devastatori si rendono conto di avere compagnia. Le due passeggiate, quella calma e quella vandalica, si incrociano.

Succede all’angolo dove via Chiesa incrocia l’Aurelia, di fronte alle vetrine di Oleggini. Quella compagnia silenziosa e vigile che li ha seguiti finora entra nel radar. «Hanno iniziato a urlarci contro, come le scimmie. Accento massese, tra i 20 e i 25 anni. Erano veramente agitati», commenta Mottini. «Non sembravano nemmeno ubriachi, soltanto molto agitati, quasi fuori di sè», conferma Cella.

Li hanno sfidati subito, erano le prime persone a tiro che sembravano intenzionate ad avere a che fare con loro. «Non credo che ci abbiano riconosciuti», dicono sia Cella che Mottini. Probabile solo che volessero fare a pugni con qualcuno.

Qualche istante prima in via Chiesa avevano dato il peggio di sé. Ogni cosa sul loro cammino era diventato un tira calci: fioriere, sportelli, cestini. E una panchina, alla quale hanno spaccato le doghe in legno.

A quel punto i tre amici si sono risolti a chiamare la polizia. «Che cosa volete?», si è girato uno di loro. Hanno provato a calmarlo, a dirgli che quel che stavano facendo non aveva senso. Nulla. «Avete chiamato gli sbirri, infami, avete chiamato gli sbirri». L’accompagnatore di Cella e Mottini tira fuori il cellulare, per filmarli. Dialogo finito. Via alle botte.

Tre contro tre, ma gli aggrediti decidono di non reagire. Se li sono trovati addosso in pochi secondi: per Mottini saranno sette punti in testa, per via della cinghiate e collo e testa doloranti. Cella, un po’ più distante, la cinghia l’ha sentita con meno forza. Ma va al pronto soccorso anche lui: trauma facciale. Dopo la fiammata i tre hanno capito che la polizia stava arrivando. E via di corsa. «Cose così non possono accadere, se il centro storico è frequentato da certi soggetti significa che serve più controllo. Non si può lasciare la città in preda ai balordi», accusa Cella.

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