Il Tirreno

Sessant’anni di successi, la festa del Bancarellino

Sessant’anni di successi, la festa del Bancarellino

I ragazzi delle scuole protagonisti alla celebrazione del premio letterario Gli aneddoti del professor Benelli: le prime edizioni sono state le più difficili

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PONTREMOLI. Una giornata di festa, ieri mattina al Teatro della Rosa, nel nome dei 60 anni di vita del Premio Bancarellino. E a celebrarlo, sono stati soprattutto i ragazzi delle scuole che sono i veri destinatari e allo stesso tempo protagonisti di questo premio nato dalle costole del Bancarella "maggiore" nell'agosto del 1957. Perché, come ha spiegato Giuditta Bertoli, la consigliera della fondazione "Città del Libro" e presidente del Bancarellino che ha condotto il convegno, è l'unico premio letterario che vede gli studenti essere i primi attori. Perchè sono loro, attraverso il "progetto lettura" che coinvolge decine e decine di scolaresche di tutta Italia, a scegliere i cinque libri finalisti vincitori del "Premio selezione" e poi sono sempre loro che il giorno del Bancarellino, tramite il voto aperto a tutti i ragazzi presenti in piazza della Repubblica (si arriva a quasi duemila alunni da tutta Italia) a decidere il vincitore assoluto che si aggiudica quindi la statuetta del San Giovanni di Dio, patrono dei librai. E la partecipazione numerosa ed entusiastica dei tanti ragazzi presenti è stato il simbolo del legame tra il Bancarellino e il mondo della scuola e soprattutto con gli studenti. Un concetto che ha trovato forma nelle parole della sindaca Lucia Baracchini «il libro è il cibo della mente, nutrimento essenziale per la crescita e per comprendere meglio se stessi e la realtà che ci circonda». «Il Bancarellino è nato e cresciuto per voi - ha evidenziato il vicepresidente della fondazione "Città del Libro" Gianni Tarantola - in Italia si legge troppo poco e il Bancarellino è una sorta di seme che gettiamo per abituare i giovani alla lettura. Un seme che speriamo cresca e possiamo raccogliere una nuova generazione di lettori attenti e preparati». La storia e l'evoluzione del Premio Bancarellino è stata raccontata con la consueta dovizia di anedotti e particolari dal professor Giuseppe Benelli, un premio che nel corso degli anni ha cambiato tanti aspetti ma che ha sempre mantenuto il suo spirito di invitare alla lettura i più giovani «i primi anni sono stati i più difficili - ha ricordato Benelli - perchè non esisteva una vera e propria editoria per i ragazzi. Nel corso degli anni, non solo grazie al Bancarellino ma indubbiamente il suo contributo è stato fondamentale, si è creato e si è sedimentato nel Paese un settore editoriale dedicato ai più giovani». C'è stato poi il saluto della giovane scrittrice ed editor, Giulia Besa, che ha evidenziato come il «Bancarellino è unico, è uno dei pochi casi in cui davvero l'unica cosa importante è il libro e non l'autore o la casa editrice». La presidente Bertoli ricordava di come il voto finale coinvolga tutti i ragazzi presenti a Pontremoli il giorno del Premio. Ma questo metodo di votazione è recente, infatti fino al 2012 si formava un'apposita giuria composta da sette ragazzi delle medie (uno di Pontremoli gli altri sei da varie zone di Italia) e che dopo la discussione in piazza con l'"alzata di libro" decretavano il libro vincitore. In ricordo di quel metodo sul palco della Rosa tre ex membri di giuria del Bancarellino hanno raccontato la loro esperienza. Il primo, Giovanni Magnavacca pontremolese e libraio, quindi doppiamente chiamato in causa, era stato giurato dell'edizione 1971 «ricordo di aver letto in pochi mesi tutti i libri finalisti. E che alla rassegna finale difesi con ardore il libro che mi aveva maggiormente conquistato. Ma non convinsi gli altri giurati visti che persi 6 a 1». Ancora più coinvolgente la storia di Elisabetta Sordi (attuale consigliera comunale di Pontremoli) e Anna Ilaria Divina di Pergine, provincia di Trento. Infatti le due ragazze sono state giurate dell'edizione 1993 e dopo tanti anni sono ancora amiche, profondamente legate dal ricordo di quei giorni insieme all'ombra del Campanone con il collante del Bancarellino. «Eravamo sette giovani provenienti da tante parte diversi d'Italia con poche cose in comune - ricorda la Sordi - ma eravamo legati dai libri del Bancarellino che avevamo letto, è stata un'esperienza importante, scolastica ma soprattutto di vita». «Arrivai a Pontremoli con mia madre dopo un viaggio interminabile in treno - ricorda Divina - Eppure quei giorni passati sono per me indimenticabili e Pontremoli la considero la mia seconda casa».

Riccardo Sordi

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