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Regolamento cave, industriali all’attacco

Regolamento cave, industriali all’attacco

«Sui diritti di pesa la commissione non ascolta chi ha esperienza: c’è il rischio di fare confusione»

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CARRARA. La delegazione Carrara di Confindustria va all’attacco dell’amministrazione comunale. «È difficile farsi un’idea di cosa stia succedendo in commissione Marmo sul nuovo regolamento comunale Cave e questo vale anche per le associazioni che, per esperienza e conoscenza della materia, dovrebbero essere quantomeno ascoltate - si legge in una nota - Non è difficile, invece, immaginare consiglieri discutere animatamente di “principi granitici, poteri forti e procedure stringenti” calati su una realtà che conoscono solo in parte, con il rischio di approdare a soluzioni inutilmente ingarbugliate: è stato così, del resto, anche per la legge regionale e per il Pit, tanto che gli stessi tecnici dei comuni del comprensorio apuoversiliese confessano che hanno difficoltà nell'applicare le nuove normative».

Confindustria parla quindi di alcune bozze di regolamento in circolazione, da cui emerge «la volontà di confermare i "diritti di pesa" la cui ratio era una obbligazione per il corrispettivo di un preciso servizio - continua la nota - Questi avevano una logica prima dell’abolizione della Tassa marmi: le imprese, se volevano vedersi riconosciuta la tariffa per le lavorazioni nel Comune di Carrara, mandavano le merci alla pesa di Nazzano e pagavano, come era giusto, il relativo servizio. Dal 2005 il transito alle pese è diventato obbligatorio (una funzione accessoria per quantificare una prestazione patrimoniale) e questo rende dubbia la legittimità dei c.d. diritti di pesa».

Del resto, sottolineano gli industriali, istituti come la partecipazione alle spese del soccorso cave e il sostegno alla Scuola del marmo sono già stati ricompresi nel contributo regionale: «non si vede perché questa semplificazione non si debba applicare anche per la pesatura dei materiali».

L’associazione industriali già nel 2005 richiese al Comune la loro abolizione; la cosa fu lasciata cadere perché il gettito fu messo a disposizione dell’Ente Cultura e Sport, associazione istituita e finanziata con una parte della Tassa marmi che elargiva contributi alle associazioni sportive e culturali del territorio. «Tutto questo però, dopo i provvedimenti del Governo Monti del 2011 non è possibile - conclude la nota - Fermo restando l’invito perentorio a non procrastinare questo contributo pasticciato, sarebbe opportuno che i fondi incassati negli anni passati dai diritti di pesa vengano usati per interventi di primaria utilità collettiva rispettando così un tacito accordo di utilità sociale tra amministrazione e mondo delle cave e dando forza al progetto della neo costituita Fondazione Marmo che raccoglie, per rilanciarla e renderla più efficace, l'eredità dell'Ente cultura e sport».

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