Sicurezza
Il carcere spiegato ai più giovani
Incontro con gli studenti del Consiglio Comunale dei ragazzi La direttrice Martone: «Garantire diritti umani e recuperare»
MASSA. La realtà del carcere di Massa spiegata ai giovani studenti del Consiglio Comunale dei ragazzi all'interno di un percorso per promuovere la Festa della Toscana.
Il Ccr è un organismo, coordinato da Mauro Rivieri, di promozione della partecipazione giovanile all'azione e al funzionamento dell'Amministrazione comunale nato per favorire il ruolo dei ragazzi nella società.
"Pensando a Pietro Leopoldo: diritti e garanzie del sistema penale" è stato uno degli ultimi appuntamenti in programma a cui seguirà, il prossimo maggio, una visita delle scuole proprio all'interno della casa di reclusione di Massa.
Molte le domande degli alunni delle classi 3°F della scuola media Staffetti, 2°B della Parini e 2°E della Malaspina. «È un argomento che li ha coinvolti molto", ha sottolineato anche l'educatrice del Ccr Simona Leri.
Se e quali attività svolgono i detenuti, cosa è cambiato rispetto al passato, i reati più frequenti sono state alcune di moltissime curiosità chieste alla dottoressa Maria Martone, direttrice della casa di reclusione di Via Pellegrini. «Non c'è cosa peggiore che essere privati della propria libertà personale e degli affetti – ha rimarcato più volte Martone – sebbene a Massa si faccia il possibile per reinserire i detenuti all'interno della società civile. Garantiamo i diritti umani, ma gli ospiti sono comunque in uno stato di restrizione e vivono limitatamente avendo la possibilità di una telefonata settimanale e di sei incontri al mese. Per questo cerchiamo di occupare le loro giornate con diverse attività senza tralasciare la parte più importante e fondamentale: rendere il detenuto consapevole della condotta sbagliata che lo ha portato in carcere».
Per rispondere ad una delle domande, la direttrice Martone ha spiegato che «ogni recluso deve avere uno spazio minimo di 3 metri quadrati perché la pena non sia considerata disumana altrimenti lo Stato è obbligato ad un risarcimento o uno sconto di pena. Grazie alle attuali normative - come la semi-libertà o i domiciliari - la situazione di sovraffollamento è migliorata. A Massa soli due anni fa il numero sfiorava i 300, ora in media ci sono 200 detenuti, di cui uno scarso 30% sono stranieri».
Gli studenti hanno cercato di capire anche quali attività si svolgono all'interno della casa di reclusione e sono molte: lavorative, di pubblica utilità, scolastiche.
A Massa si consentono lavori vari e retribuiti di sartoria, lavanderia, riparazioni, programmi di pubblica utilità e la possibilità di diplomarsi o laurearsi proprio perché la detenzione deve essere un’esperienza in cui il soggetto elabora quanto accaduto e il carcere deve essere luogo di rieducazione.
Al consiglio comunale dei ragazzi, alle stanze del Gugliemi, hanno portato i saluti ai giovani l'assessore Silvana Sdoga, il presidente del Consiglio Comunale di Massa Domenico Ceccotti e il consigliere regionale Pd Giacomo Bugliani.
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