Il Tirreno

l’intervento della consigliera dopo la proposta di marble way sulle terre

Bienaimè: «La politica torni a pianificare, anche alle cave»

Bienaimè: «La politica torni a pianificare, anche alle cave»

CARRARA. «Il Comune non ha mai pianificato l’attività ai monti come testimonia la mancanza di un piano di discariche che, appunto è stato sollecitato dalla richiesta degli industriali del marmo»: lo...

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CARRARA. «Il Comune non ha mai pianificato l’attività ai monti come testimonia la mancanza di un piano di discariche che, appunto è stato sollecitato dalla richiesta degli industriali del marmo»: lo dice Claudia Bienaimè di Carrara Bene Comune a seguito della proposta della società Marble Way che nei giorni scorsi ha illustrato alla commissione Marmo il suo progetto per aumentare fino a 100mila tonnellate la mole di terre da asportare dalle cave.

«Per fare in modo che diventi concreto, dobbiamo chiarire alcuni elementi . La politica deve riappropriarsi della sua capacità e del suo ruolo di pianificare anche nel settore cave. Il piano attuativo dei bacini marmiferi che è una sorte di piano urbanistico delle cave in grado di determinare tra le altre cose quanto e che tipo di materiale deve essere escavato, dovrebbe essere una realtà già consolidata da tempo. E' necessario - insiste la consigliera - progettare un rimodellamento di questo patrimonio antropico nel quale possano essere impiegate anche le stesse terre. Questi sono gli obiettivi che la politica deve porsi e che il cittadino deve esigere». Secondo la Bienaimè dunque «la proposta Marble Way tuttavia non è da considerarsi come la risoluzione alla "filiera del marmo" che sicuramente deve prevedere anche il riutilizzo del materiale di scarto, ma deve riguardare lavorazioni caratterizzate da un maggiore valore aggiunto: come l'artigianato di qualità, le produzioni di oggettistica e di design, attività in cui deve emergere la capacità imprenditoriale. Si tratta di una sfida per gli amministratori che devono definire le aree di lavorazione e per gli imprenditori che devono produrre progetti industriali in grado di tener conto delle esigenze occupazionali e di vivibilità del territorio senza entrare - conclude la consigliera - in conflitto con la vocazione turistica e residenziale della città».

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