Il Tirreno

Amianto in spiaggia, la Procura indaga

Amianto in spiaggia, la Procura indaga

Si potrebbe prefigurare il reato di danneggiamento di bellezze naturali. Difficile risalire ai responsabili

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MASSA. Una segnalazione della Capitaneria di Porto all'Autorità Giudiziaria ha fatto aprire un fascicolo sulla recente distruzione delle dune protette del bagno Irene a Poveromo. Il procuratore di Massa Aldo Giubilaro conferma che la Procura si sta occupando del «delicatissimo caso», per usare parole sue, e che si indaga a 360 gradi su una vicenda complicata.

Numerosi i reati che potrebbero prefigurarsi andando a fondo nelle ipotesi: il primo, il più importante, è sicuramente quello di danneggiamento di bellezze naturali, qualora si scoprisse che le dune siano state piallate senza diritto. Ma la Procura dovrà accertare anche da dove provenisse quel rifiuto, quintali di lastre di amianto, plastiche, calcinacci e detriti che qualcuno, su questo non c'è dubbio, ha seppellito in spiaggia, invece di smaltire.

Una ricerca dei responsabili che potrebbe, però, non avere alcuna conclusione, visto che quel materiale potrebbe risalire addirittura agli anni Settanta.

«Questo è già un assurdo- commenta il presidente del WWF di Massa Carrara Gianluca Giannelli-; che le dune siano state distrutte senza alcuna autorizzazione è un dato di fatto. Anche se lì sotto ci fossero stati quintali di rifiuti, e noi ne dubitiamo, nessuno avrebbe potuto toccare nulla, senza l'avvio di un procedimento che vede coinvolti la Sovrintendenza di Firenze, l'Arpat, il comune di Massa e la Capitaneria di Porto».

Invece ci si ritrova con una pila di rifiuti ammassati e impacchettati e le dune piallate, senza nessuna prova che quel rifiuto si trovasse sotterrato proprio lì: «Quell'oasi dava fastidio a qualcuno- continua Giannelli- e noi eravamo in guardia. Ci siamo accorti subito dei primi lavori alle dune del bagno Irene, e abbiamo denunciato tutto al comune e alla Capitaneria. Il comune ha bloccato i lavori, la Capitaneria ha informato l'Autorità Giudiziaria. Poi però, in barba alle prescrizioni, i lavori sono ripresi senza alcuna autorizzazione e le dune sono ormai solo un ricordo».

Il danno ambientale, secondo il WWF, è gravissimo: lì c'era l'unico tratto di dune dell'alta Toscana, da Viareggio fino al confine con la Liguria, la sola testimonianza del paesaggio costiero sabbioso della Versilia, prima dello sviluppo turistico. Quella era anche l'unica area dove cresceva la Verga d'oro marina e la Centaurea aplolepa subciliata; unica stazione nota per la Toscana settentrionale della camomilla marina e unico sito in Versilia dove erano presenti specie erbacee e arbustive tipiche dei litorali sabbiosi, fra cui il ginepro rosso, e dove era possibile ammirare il raro giglio di mare e lo Zigolo delle spiagge.

«I tempi sono cambiati, tutto è degradato- conclude Giannelli, ricordando quando il bagno Irene era di proprietà della famiglia De Guttry, prima che fosse acquistato dai russi, da una società facente capo all'imprenditore moscovita Vadim Fetodov-; hanno strappato via un pezzo di storia, oltre che di bellezza naturale; hanno divelto tutto, hanno rovinato un luogo bellissimo. E per che cosa? Una piscina? Un ristorante? E' una profonda tristezza».

Manuela D’Angelo

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