Il Tirreno

Nome falso, soldi, mondanità: la conquista con le bugie, ma lei lo scopre e lo denuncia

Nome falso, soldi, mondanità: la conquista con le bugie, ma lei lo scopre e lo denuncia

L’uomo è stato condannato nel 2010 per ingiurie e minacce all’ex compagna, ma la Cassazione corregge la sentenza: «Mentire in amore non è reato»

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CARRARA. Lo chiameremo Roberto, lo stesso nome con cui si è presentato all’ex compagnia. Solo che non è il suo vero nome: non ha mai avuto un lavoro prestigioso né una vita brillantemente mondana. Eppure a lei ha assicurato di avere tutto questo, insieme a un discreto conto in banca. Un castello di bugie che è crollato nel 2010, quando la loro relazione è finita e tutti i nodi sono arrivati al pettine di fronte al giudice di pace di Carrara, prima, e al tribunale di Massa, poi. Lei infatti, la ex compagna, lo ha portato in tribunale con l’accusa di ingiurie e minacce, visto che negli ultimi giorni della loro tribolata storia sono volati insulti e parole grosse. La Corte di Cassazione però ha rivisto la sentenza emessa dal tribunale di Massa, riducendo la condanna alla sola minaccia, visto che da oltre un anno «il fatto di ingiuria non è più previsto dalla legge come reato». In poche parole: le minacce sono un reato anche in amore, ma le bugie no.

Roberto ha conquistato la sua ex inventandole una vita che non era affatto la sua: nome falso, soldi, mondanità, un ruolo importante in società. Una persona importante e inquadrata, ma solo nell'immaginazione. «L’inattendibilità risulta palese alla luce delle menzogne raccontate» scrive il giudice della Cassazione sulla sentenza, inquadrando così il protagonista di questa vicenda, arrivata fino al terzo grado di giudizio. Tutto inizia anni fa, quando Roberto (che già si era sposato in passato) conosce la sua ex compagna e decide di conquistarla. Non va tanto per il sottile l’uomo, che senza remore inventa una storia di sana pianta pur di rapire il cuore della donna. E alla fine ci riuscirà. La storia prende corpo e nel giro di breve tempo i due decidono di andare a convivere insieme, mantenendo intatto il castello di bugie: Roberto infatti continua a parlare di soldi e del suo lavoro importante. Solo che tra le mura domestiche diventa difficile continuare a mentire, soprattutto se quello spessore economico tanto paventato non sfocia neanche in qualche acquisto extra. Regali, ad esempio. Oppure una cena fuori.

La donna allora inizia a insospettirsi, ma ancora non demorde. Almeno fino a quando non incontra l’ex moglie di Roberto: le due donne iniziano a parlare, con la prima che chiede alla seconda «quale fosse il vero nome del marito - si legge testualmente dalla sentenza - e se fosse vero che i due al tempo conducevano una brillante vita mondana». Con due semplici risposte l’ex moglie smonta così tutte le bugie di Roberto. E' l'aprile del 2010 e la verità segna la fine definitiva della relazione, anche se la rottura è tutt’altro che pacifica. Non è la donna a dare in escandescenza, nonostante sia stata presa in giro, ma proprio Roberto che non le lesina insulti e minacce, sia durante la separazione sia dopo. Roberto così viene condannato, per poi essere assolto da reato di ingiuria dalla Cassazione, che invece ha confermato la pena (e 1.800 euro di spese) per la minaccia.

 

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di Redazione web