Il Tirreno

Un giorno in fila per prenotare la visita al Cup

di Alfredo Faetti
Un giorno in fila per prenotare la visita al Cup

Il cambio del software ha portato ad un accumulo di richieste e a lunghissime attese per gli utenti, infuriati per il disservizio

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MASSA. L’auto parlante scandisce bene il numero. «Serviamo il 167» dice una voce femminile. La signora Marina guarda il biglietto che ha in mano: è il 324. Sono circa le 10 al Cup di via Bassa Tambura e nella sala d'attesa ci sono circa quindici persone. Le oltre centocinquanta che dividono la signora Marina dal suo turno sono a fare la spesa o a sbrigare altre commissione, in attesa che la coda vada smaltendo. «Tanto è inutile stare qui a perdere tempo - dice Marina, in coda per l’esenzione - Chi ha da fare altre faccende, fa bene ad andarsene e a tornare». E il via vai frenetico di gente che entra (già con il biglietto) ed esce (con il biglietto appena preso) dalla sala sembra dar ragione alla signora. Lo scenario è un riflesso dei disagi causati dal cambio del software che ha portato a stoppare le prenotazioni per tre giorni. Novità in cui Massa ricopre il ruolo di apripista e cavia in Toscana. «Rispetto a martedì abbiamo quasi raddoppiato le operazioni» ci tiene a sottolineare l’Asl. Ma l'accumulo da smaltire sembra ancora molto.

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Lo hanno capito da subito gli utenti arrivati di prima mattina al centro unificato di prenotazione (Cup), convinti di aggirare qualsiasi fila presentandosi al momento dell'apertura. Uno spunto valido, ma che non ha tenuto conto delle persone che pur prendendo il biglietto nella giornata di martedì non sono riusciti a raggiungere uno dei sei sportelli del centro (di cui solo tre erano aperti), acquisendo così la precedenza ieri mattina. «Io sono arrivato alle 8 e dovrò star qui tutta la mattina - racconta Flavio appoggiato alla porta d'ingresso - Ieri (martedì ndc) ho dovuto trascorrere qua tutta la giornata per una ricetta che poi si è rivelata sbagliata, così son dovuto tornare oggi. In questo modo ho perso un giorno e mezzo di lavoro, senza considerare il pomeriggio di lunedì, quando sono andato in farmacia senza neanche riuscire ad entrare, vista la calca presente all'interno. Anche lì, mi hanno spiegato, stavano aggiornando il software». Le poltroncine nella sala di aspetto sono tutte occupate, così in molti restano in piedi, mentre altri vanno a sedersi fuori, vicino alle scale. «Dipende dal tipo di esigenza conviene andare a pagamento» commenta Marina. «Io devo andare a fare compere, torno tra un'ora, tanto ne ho più di cento davanti» le risponde un anziano seduto vicino a lei.

Gli utenti discutono tra di loro, mentre i sei sportelli lavorano a pieno regime. «Quelle ragazze non hanno colpe - dice qualcuno - Anzi, stanno dando il massimo resistendo anche ad alcuni nervosismi». Ma i disagi non sono tutti rinchiusi nella piccola sala gremita: c’è anche chi non può muoversi da casa e da giorni tenta invano di telefonare al Cup. «La voce registrata continua a dirmi che il personale non può rispondere al telefono perché impegnato al lavoro negli sportelli, ma io non posso muovermi di casa e devo assolutamente annullare un appuntamento a cui non posso recarmi» racconta Marinella Vannucci, invalida, con i figli al lavoro fuori impossibilitati ad accompagnarla al Cup. «Se non mi presento alla visita poi vado incontro ad una multa - continua - Ma io non intendo pagarla. Non ho colpe».

La giornata scivola via così, senza dare segnali di miglioramento. Alle 17 il tabellone dice che il personale sta servendo il numero 364, mentre una donna prende il suo biglietto: 502. È appena arrivata per accompagnare un’amica, incinta di sette mesi, che non resiste più di cinque minuti nella sala d’aspetto. «Le manca l’aria ed è dovuta uscire - racconta l’amica - E incredibile che donne con una gravidanza così avanzata non abbiano la precedenza. Senza considerare quel che abbiamo visto qua fuori, con delle persone a guardare i biglietti gettati a terra, sperando di poter dimezzare l’attesa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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