Il Tirreno

Il grido di aiuto della Provincia

di Libero Red Dolce

Esposto cautelativo a Procura e Corte dei Conti: «Mancano i soldi, squilibrio di quasi 11 milioni»

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MASSA. Le Province ci sono e gestiscono un patrimonio importante. Comunque la si pensi in proposito, questi enti intermedi sono sopravvissuti al tentativo di riformarli – da leggersi “cancellarli” – e non si può pretendere che lavorino senza fondi.

Così il presidente della provincia di Massa Carrara Gianni Lorenzetti per richiamare l'attenzione sulla insostenibile situazione finanziaria delle Province ha inviato, come gli altri presidenti delle 76 province delle regioni a statuto ordinario, un esposto cautelativo indirizzato a Procura della Repubblica e Prefettura di Massa-Carrara, oltre che alla sezione regionale della Corte di Conti di Firenze.

La questione è semplice: la coperta è troppo corta. Le province, per dimensione e idea costituzionale, sono quelle entità territoriali che hanno la dimensione più consona per gestire il territorio: strade, fiumi, monti che altrimenti rimarrebbero a galleggiare tra i centri urbani e le più grandi unità regionali. Una terra di nessuno che spesso si ribella: straripano i fiumi, crollano le montagna. E mantenerle in sicurezza costa denaro. E ci sono anche le scuole. Tante.

«Dopo la riforma Delrio - ha dichiarato Lorenzetti - ci sono state assegnate tra le competenze fondamentali la viabilità provinciale, circa 700 Km di strade per lo più montane, e l'edilizia scolastica superiore, 26 edifici, dove ogni mattina entrano circa 9000 studenti, oltre a docenti e personale Ata. Dobbiamo garantire la manutenzione ordinaria, quella straordinaria e la messa in sicurezza di tutto questo patrimonio. Da anni non solo non ci vengono assegnate risorse, ma addirittura ci vengono sottratte le poche che abbiamo a favore dello Stato centrale. Nel 2017 - ha proseguito il presidente - tra imposta Rc auto, Ipt (imposta trascrizione) e addizionali, prevediamo entrate per 15 milioni e 700 mila euro, di questi 12 milioni e 649 mila euro siamo costretti a versarli allo Stato per il prelievo forzoso sulle nostre casse dovuto in larga parte alla legge finanziaria del 2014, voluta dal governo Renzi. Ci restano quindi 3 milioni e 100 mila euro ma il nostro fabbisogno per le funzioni fondamentali è pari a 13 milioni e 800 mila euro: quindi i soldi che lo Stato ci sottrae generano uno squilibrio di 10 milioni e 700 mila euro circa».

Perfino la stessa Corte dei conti, in una audizione parlamentare sul federalismo fiscale del 23 febbraio scorso, ha definito "manifestatamene irragionevoli" quelli che molti si ostinano a chiamare ancora tagli e non prelievi forzosi.

Le cifre sono chiare. E amare. Con quei 3 milioni non si riescono nemmeno a coprire le spese fondamentali. Per la manutenzione ordinaria delle scuole serve infatti 1 milione di euro; per le strade 700mila. E si parla di interventi ordinari, mentre un adeguamento e degli interventi strutturali, in certi casi necessari, prevederebbero impegni di spesa ben più importanti.

Lo stesso vale per gli stipendi. Cinque milioni di euro tra le voci in capitolo. E non si tratta dei politici ma di dipendenti di vario genere e grado. L’altra grande voce di spesa è quella per gli ammortamenti dei vecchi mutui, che pesa per 3 milioni e 100mila euro. Ma quel che resta dopo il prelievo dello Stato non basterebbe neppure, conti alla mano, a pagare gli stipendi.

«Occorre - ha concluso Lorenzetti - una soluzione rapida: chiediamo al governo di trovare le risorse necessarie perché le Province, confermate in Costituzione con pari dignità rispetto a Regioni e Comuni dopo il referendum dello scorso 4 dicembre, possano svolgere le funzioni fondamentali che la legge affida loro".

L'esposto ha aperto la settimana di mobilitazione che tutte le province stanno portando avanti per difendere i diritti e la sicurezza. Due gli appuntamenti nel nostro territorio: il primo oggi alle 12 nella sede del comune di Fivizzano dedicato alla messa in sicurezza, gestione e investimenti sulle strade provinciali. Il secondo dopodomani , alle 10,30, nella Sala della Resistenza del Palazzo Ducale di Massa, stesso argomento con attenzione però agli edifici scolastici superiori.

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