La manifestazione
Tumori: «Quel medico che negava»
La testimonianza: negli anni Ottanta i dati di incidenza attribuiti alle sigarette
MASSA. Latenza di decenni spiegano, i tumori si annidano nell’organismo come i veleni si nascondono nel terreno. Per anni può sembrare stiano sottotraccia, senza creare danno. La correlazione tra l’esposizione agli inquinanti e i tumori ormai è evidente, già avvertito a livello di sentire comune nella storia di chi vive da anni nel territorio, trovando di anno in anno sempre più conferme mediche.
Il professore Marcello Palagi ha seguito in prima linea gli anni del disastro Farmoplant, impegnandosi con l’Assemblea Permanente per la chiusura dell’azienda. «Il legame tra le due cose fu negato per anni – racconta il professore – per coprire le responsabilità delle aziende. E come si vede ancora il lascito mortifero di quegli anni si trascina fino ai giorni nostri».
Racconta di quando negli anni ottanta i dati sui tumori venivano attribuiti alle sigarette. «Si sapeva già tutto allora – racconta parlando di quegli anni – sia prima che dopo l’incidente della Farmoplant. Che poi ovviamente non era la sola, c’erano i problemi con la Ferroleghe e la Rumianca. E le segnalazioni arrivavano dai cittadini».
Nel settembre dell’87 Palagi seguì una conferenza all’Istituto tumori di Genova. Si discuteva dei dati in provincia di Massa, relazionava un medico di Carrara. «Attribuì l’elevata incidenza alle sigarette e al fumo, mentre lo guardavamo con gli occhi sgranati. Non potè dirlo però impunemente: un medico intervenì dalla platea chiedendogli quali evidenze c’erano che dalle nostre parti le persone fumassero due sigarette alla volta invece di una. Lo definì un atteggiamento vergognoso».
Altre volte il ruolo di avvelenatori delle aziende venne fuori con più chiarezza. «L’assessore di Massa Giuntini in una riunione pubblica disse che nell’88 la Farmoplant aveva avuto svariati incidenti, una novantina, la maggior parte dei quali non denunciati. Nè dalla fabbrica nè dal consiglio. Chi viveva intorno aveva notato operazioni strane, spegnimenti con le pompe, frenesia e aveva sempre avvisato le autorità. E ogni volta i tecnici trovavano qualcosa che non andava. Bisogna considerare che spesso c’erano fuoriuscite e che quel che usciva dalla fabbrica si depositava su un orto o veniva respirato da qualcuno»Che certe sostanze per anni sono state sversate nei nostri terreni e nelle nostre falde, liberate nell’aria che respiriamo siano cancerogene è pacifico. La correlazione l’abbiamo vista nelle famiglie falcidiate a centinaia dai tumori», conclude Palagi.
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